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Il caso Nisman in Argentina

complotto degli ex dittatori o voltafaccia della Kirchner?

Argentina, 1992. Attentato all'Ambasciata israeliana di Buenos Aires. 29 morti e 242 feriti, sede completamente distrutta. 

Due anni dopo un attacco ancora più grave, al Centro ebraico AMIA di Buenos Aires. Stavolta muoiono 85 persone. In Argentina vive la più grande comunità ebraica dell'America Latina. Chi può essere interessato a colpire gli ebrei?

Ancora oggi i responsabili dei due attentati, che si presume essere iraniani e libanesi di Hezbollah, non sono stati consegnati alla giustizia. È anche per questo, scrive la BBC, che gli argentini non hanno fiducia nella politica. "Attraverso una dialettica amico-nemico, si è creata una situazione in cui una parte crede ciecamente a ciò che dice il governo, mentre una parte non crede a nulla per partito preso". 

I retaggi di anni di brutale regime militare, la corruzione nel sistema economico e politici bipartisanamente screditati hanno fatto il resto.

È per questo che oggi in molti dubitano dell'autodifesa della Presidente Cristina Fernandez de Kirchner, coinvolta nello scandalo dell'omicidio Nisman. 

Alberto Nisman, 51 anni, era un magistrato ebreo - "un ebreo liberale, una persona colta e amabile", lo ricorda Baruj Tenembaum della Fondazione Internazionale Raoul Wallenberg, che in Argentina ha la sua sede principale - incaricato di un'indagine difficilissima. 

Il 19 gennaio, Nisman avrebbe dovuto deporre davanti al Parlamento di Buenos Aires proprio contro la Presidente, sulla presunta copertura  che lei avrebbe offerto ai terroristi del '94 in cambio di commesse commerciali con l'Iran. Invece è stato trovato morto a mezzanotte, 4 ora italiana, nella sua camera blindata, con un forellino nella testa e accanto una calibro 22. 

Sulle prime Cristina Kirchner ha dichiarato che non sapeva "perché Nisman l'abbia fatto". Il 20 gennaio ha twittato che probabilmente il procuratore non si era suicidato. Un voltafaccia? 

La parlamentare filogovernativa Juliana di Tullio è sicura che "No, la Kirchner non è incoerente. Reagisce alle notizie a mano a mano che arrivano". Così si spiegherebbe anche l'annuncio del 27 gennaio in tv di voler riformare i servizi segreti, per la Kirchner, al momento, i responsabili del presunto omicidio. Il disegno di riforma prevederebbe un direttore responsabile di nomina presidenziale ma responsabile davanti al Senato. 

Meir Margalit, nato in seno alla grande comunità ebraica Argentina, una vita da scomodo pacifista israeliano, ha un'ipotesi forse ugualmente "complottista", ma di altro segno: per lui i Kirchner (prima di Cristina aveva governato il suo defunto marito, Nestor) sono stati i Presidenti dei processi ai responsabili della dittatura.

La coppia presidenziale avrebbe reso possibili le modifiche alle leggi sull'amnistia promulgate dalla dittatura, aprendo la via alle condanne all'ergastolo dei Generali Videla e Bignone, ma anche alcuni loro sottoposti come il temibile Alfredo Aztiz, un biondino che di giorno faceva il confidente delle parrocchiane con i parenti desaparecidos e di notte non solo spifferava tutto alla polizia per farle arrestare, ma le torturava anche personalmente, come racconta Nello Scavo nel suo La lista di Bergoglio: I salvati da Francesco durante la dittatura

Margalit sostiene che Nisman, e per lui anche l'intera comunità ebraica argentina, sarebbero colpiti perché al centro di un gioco non facile, nemmeno da credere forse, per chi non è cresciuto in epoca di terrorismo: il tentativo di una parte dei fascisti del regime militare di vendicarsi sui Kirchner. 

Secondo questa teoria, i fascisti argentini avrebbero dapprima favorito un movimento di protesta contro la populista Cristina che poteva contare su adesioni sincere, "per spirito di verità", movimento nel quale il giudice Nisman con le sue inchieste sarebbe stato inconsapevole pedina; poi avrebbero fatto ricorso alla violenza per seminare il panico, "creando un clima", dice Margalit, "come quello che c'era in Cile nel 1973". Un clima, per l'appunto, basato sui sospetti, il continuo caos di manifestazioni e scioperi (non sempre del tutto spontanei), e di "acceso qualunquismo" che in alcuni casi può sfociare nell'estremismo.

Vediamo le accuse rivolte a Cristina Fernandez. Il capo d'imputazione principale era di aver segretamente trattato per sollevare il regime e i suoi affiliati libanesi Hezbollah dalle responsabilità per gli attentati del 1994. Responsabilità che i servizi segreti di USA e Israele e altri servizi di intelligence considerano innegabili. Tant'è vero che almeno otto alti funzionari iraniani sarebbero stati sanzionati dagli Stati Uniti. Cristina Kirchner e il suo Ministro degli Esteri Hector Timerman avrebbero esercitato pressioni sull'Interpol per ottenere la rimozione di queste sanzioni (chiamate red flag, bandiere rosse). 

Il fatto sarebbe ancora più grave in quanto Timerman è figlio di un giornalista ebreo dissidente della dittatura militare, che per le sue idee fu torturato dai militari. Come può essere stato proclive ad aiutare degli altri autori di atrocità contro ebrei del Paese? 

Oltre che per ragioni morali, le accuse non starebbero in piedi proprio tecnicamente secondo Horacio Verbitzky, un popolarissimo giornalista d'inchiesta e difensore dei diritti umani argentino, che ha cercato molte volte di sensibilizzare il governo sul tema del centro ebraico. Verbitzky ha dichiarato alla BBC: "Non farò elucubrazioni perché non so chi ha ucciso Nisman, ma è possibile che ci siano 'forze oscure' all'opera in questo Paese", intendendo per 'forze oscure' alcune figure potenti dell'intelligence e delle istituzioni governative che sono sempre state al loro posto, dai tempi della dittatura a oggi. 

All'indomani della morte del procuratore Nisman, l'Argentina è tentata da varie teorie del complotto, ma il fatto è che bisogna stabilire la verità perché ci sono oltre 85 vittime senza giustizia. 

Una testimone, Anita Weinstein, dice che quando ha saputo del presunto omicidio "è stato come sentirmi crollare di nuovo addosso tutto". Ma anche lei non si aspetta che venga fatta giustizia.  

La Commissione d'inchiesta mista argentino-iraniana sugli attacchi del 1994 non ha portato a conclusioni credibili, e secondo la parlamentare progressista Patricia Bullrich per almeno un buon motivo: "È come se gli Stati Uniti avessero chiamato a investigare Bin Laden dopo l'11 settembre", ha dichiarato. L'Argentina è una democrazia, ma molto fragile e screditata. La risposta che le istituzioni daranno sulle 'forze oscure' sarà decisiva sia per la comunità ebraica, che per la posizione dell'Argentina nel mondo.    

28 gennaio 2015

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