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Meduza, la rivista russa che sfida la censura di Putin

nonostante il Cremlino l'abbia oscurata, continua a informare milioni di russi sulla guerra

Domenica 27 marzo è avvenuto un episodio che possiamo valutare “importante” all’interno della guerra in Ucraina e “fondamentale” per capire lo stato dell’informazione in Russia.

Il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky ha rilasciato un’intervista di 90 minuti a quattro importanti giornalisti russi: Ivan Kolpakov, caporedattore di Meduza, un sito di notizie in lingua russa con sede in Lettonia; Vladimir Solovyov, giornalista di del quotidiano moscovita Kommersant; Mikhail Zygar, giornalista indipendente fuggito a Berlino dopo l'inizio della guerra; Tikhon Dzyadko, direttore del canale televisivo indipendente Dozhd, temporaneamente chiuso, che è fuggito a Tbilisi.

Dopo aver terminato l'intervista, i giornalisti hanno annunciato sui social media che l’avrebbero presto pubblicata. Poche ore dopo, il Cremlino, tramite una nota diffusa da Roskomnadzor (il regolatore russo delle telecomunicazioni), ha chiesto ai media russi di "astenersi dal pubblicare questa intervista”.

Dmitrij Muratov, Premio Nobel per la pace pochi mesi fa e direttore del quotidiano indipendente Novaya Gazeta, ha deciso di non pubblicare l’intervista, nonostante fosse l’autore di una delle domande poste da Zygar al presidente ucraino.

I giornalisti all’estero hanno invece potuto pubblicarla, mettendo a nudo gli sforzi straordinari di censura intrapresi da Putin. Va detto che, nel clima censorio strutturato che attanaglia la Russia contemporanea, il blocco all’intervista ha una sua ulteriore eccezionalità, perché è avvenuto senza l'ausilio di un pretesto legale che giustificasse l’ordine di non pubblicazione.

È emblematico che Zelensky abbia deciso di concedere l’intervista proprio a Kolpakov di Meduza, che l’ha pubblicata sia in forma testuale che su YouTube. La piattaforma video è infatti ancora accessibile in Russia (al contrario del sito web della rivista) e quindi fruibile da tutti, almeno per ora. Facendosi intervistare da Kolpakov, Zelensky era sicuro di raggiungere una audience trasversale di russi abituati a informarsi e a mettere in discussione le veline governative.

La storia di Meduza è strettamente legata a quella della sua fondatrice Galina Timchenko. Fino al 12 marzo 2014 Timchenko era direttrice di Lenta.ru, uno dei media digitali più letti in tutta Europa. Quando il proprietario, l’oligarca Alexander Mamut, decise di rimpiazzarla, 39 dipendenti (su un totale di 84) si dimisero accusando il nuovo direttore di essere controllato direttamente dal Cremlino.

Nell'ottobre 2014, Timchenko ha fondato, insieme a diversi ex giornalisti di Lenta.ru, Meduza, una rivista indipendente con sede a Riga e quindi lontana dalla morsa della censura russa.

Per anni Meduza è stato un aggregatore di notizie e produttore di contenuti che ha messo al centro del proprio lavoro l’attenzione alle fonti, lo sforzo per verificare la veridicità delle informazioni e l’indipendenza, anche economica, dal potere russo. Ha inoltre collaborato a inchieste internazionali sul trolling online del Cremlino, sulle strutture di potere intorno a Putin e sulla disastrosa gestione della pandemia in Russia.

Per monitorare il rispetto dei principi editoriali è stato creato un consiglio di sorveglianza indipendente dal management. Sin dalla sua creazione, Meduza ha cercato di sopravvivere attraverso acquisti “in-app”, crowdfunding e pubblicità.

Le strategie editoriali sono state totalmente messe in crisi il 23 aprile 2021, quando il ministero della Giustizia di Mosca ha inserito Meduza nell’elenco degli agenti stranieri. Secondo la legge russa, i lettori devono essere informati di questo stato in ogni messaggio, che si tratti di un articolo così come di un semplice post sui social media.

Designando Meduza come agente straniero, le autorità russe “stanno cercando di convincere le nostre fonti che siamo nemici dello stato. Il governo vuole che credano che è pericoloso anche solo parlare con noi. È molto probabile che il nostro nuovo status ci priverà di molte fonti vitali e complicherà il nostro accesso ai principali esperti”, spiegava in un editoriale Kolpakov. Non solo, di fatto in questo modo tanti inserzionisti hanno rinunciato all'acquisto di spazi pubblicitari all'interno delle pubblicazioni.

Grazie a una efficace campagna di crowdfunding, sostenuta da centinaia di migliaia di lettori russi, Meduza continua a sopravvivere e, con lo scoppio della guerra, è diventata ancora di più un punto di riferimento per i cittadini russi che vogliono oltrepassare i vincoli della censura e per quelli internazionali che cercano una voce indipendente sulle questioni di Mosca. Secondo alcune analisi indipendenti, in alcuni mesi gli articoli della rivista hanno superato 100 milioni di visualizzazioni.

Lo scorso 4 marzo il Cremlino ha definitivamente bloccato l’accesso al sito, che nel frattempo è diventato un prezioso bollettino sull’invasione, con notizie aggiornate, analisi, podcast e racconti sul campo aggiornati 24 ore su 24.

Come ha spiegato Alexey Kovalev, un giornalista investigativo pluripremiato che dal 2019 si è unito allo staff di Meduza, il lavoro con le fonti diventa sempre più difficile: dopo l'entrata in vigore della legge che prevede fino a 15 anni di carcere per chi diffonde “fake news”, le persone sono terrorizzate e non vogliono parlare con i giornalisti di Meduza.

Quello di impedire il giornalismo indipendente è “un processo che va avanti da anni”, spiega Kovalev. Eppure “abbiamo perso solo parte dei nostri lettori perché li abbiamo educati all’uso dei VPN e perché abbiamo iniziato a usare altri mezzi per comunicare, come Telegram e la nostra app”.

Oggi tutte le donazioni e le entrate dalla Russia sono bloccate. Meduza continua a vivere di donazioni straniere (info qui link) e a lottare per sopravvivere.

28 marzo 2022

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