Gariwo
https://it.gariwo.net/testi-e-contesti/diritti-umani-e-crimini-contro-l-umanita/quando-la-liberta-passa-dalle-donne-25553.html
Gariwo

Quando la libertà passa dalle donne

di Sibyl von der Schulenburg

“Le donne occidentali sono sfruttate sessualmente” sono queste le parole di Ali Khamenei, l’uomo che con violenza reprime ogni tentativo di liberazione delle donne in Iran. Di lui si dice che sia istruito e intelligente, un buon giurista, e i suoi accoliti vedono in lui un riflesso di Dio in terra. Il signor Khamenei che usa i social per comunicare con l’Occidente è un ricco ayatollah, leader di un tossico e intossicante islamismo.

Non serve qui ripercorrere la storia dell’Iran, distinguere tra periodi più liberi e altri più bui, non serve neppure cercare risposte nella constatazione della radice sciita nella maggioranza della popolazione. Forse invece possono contribuire le statistiche che raccontano della miseria delle donne iraniane espresse in numeri come ad esempio il 17 che rappresenta la percentuale di quelle a cui è consentito lavorare e il 61 che invece delinea l’orribile percentuale di donne che sono state violentate almeno una volta in vita loro. Per il Global Gender Gap Report, l’Iran si trova tra gli ultimi dei 156 paesi analizzati.

Sulla base di questi numeri possiamo dire che il vero problema non sono le donne ma gli uomini. Ci ritroviamo di fronte a una situazione che già conosciamo e cerchiamo ipocritamente di non affrontare a viso aperto, a chiare lettere. Ma c’è una regola nella vita: ogni volta che manchiamo di imparare ci troveremo a dover affrontare la stessa lezione, ancora e ancora.

Torniamo alle parole di Khamenei sullo sfruttamento sessuale delle donne occidentali e ricordiamo alcuni fatti accaduti sul finire del 2022 in Iran.

A ottobre la Bbc documenta le molestie sessuali di poliziotti che arrestano donne che protestano; a dicembre muore la quattordicenne Masooumeh in seguito a lacerazioni vaginali dovute a violenza sessuale in carcere dove era finita perché manifestava; la ventenne Armita Abbasi arrestata durante le manifestazioni è ricoverata in ospedale per emorragie interne in seguito a violenze; i ragazzi manifestanti usciti dal carcere dichiarano di essere stati costretti a violentarsi tra di loro.

Da tempo si sa che, nelle carceri iraniane, la violenza sessuale è uno degli strumenti di tortura preferito e non solo, è anche un mezzo di ricatto, umiliazione e minaccia.

La vita sessuale è stata centrale per millenni per la garanzia della purezza della discendenza del maschio, dominante per forza fisica in un mondo in cui la fisicità era presupposto di sopravvivenza. Le religioni sono state fatte dai maschi, le donne sono in genere considerate parte del gioco se sono vergini in quasi tutti gli antichi culti. Così anche nel cattolicesimo che con il Concilio di Efeso del 431 “inventò” la figura della Madonna. Vergine, ovviamente. Prima, durante e dopo il parto. Le donne hanno dovuto sottostare a queste finzioni per tanto tempo finché nuove conoscenze hanno reso certi principi assolutamente insostenibili per cui occorreva farne dei dogmi. Non c’erano dunque elementi per discutere l’inferiorità della donna, era nella natura delle cose, nel volere di un dio.

Oggigiorno la scienza e la tecnica mettono a disposizione dell’essere umano energie e strumenti che vanificano il potere della fisicità mettendo invece in rilievo la forza mentale, le capacità cognitive ed è questo il messaggio che l’Occidente trasmette.

“Occidentalizzazione” equivale in molte parti del mondo a “uguaglianza” e quindi libertà per le donne. Libertà di fare bene o male, ma non è questo il tema centrale. Il punto focale è l’indipendenza dal maschio, la possibilità di competere ad armi pari.

Dunque, chi teme l’uguaglianza dei generi usa il termine “occidentalizzazione” in senso dispregiativo paragonandolo a Satana.

È il pensiero occidentale il nemico da combattere, il virus che insinua qualche dubbio nelle menti degli iraniani, soprattutto le donne che non accettano le condizioni a cui devono sottostare. Il velo ne è il simbolo. Il maschio cresciuto in un ambiente rigorosamente islamico considera la donna un essere inferiore, qualsiasi donna, anche la madre. Non importa se lui è cresciuto in Oriente o in Occidente.

Gli uomini che oggi affiancano le donne nella rivolta per la libertà hanno ovviamente visioni diverse e questo gli sta costando la vita: diversi sono già stati giustiziati, altri sono nel braccio della morte e altri ancora attendono un giudizio sommario con l’imputazione di “inimicizia contro Dio“, come se un dio avesse bisogno di essere difeso da un misero tribunale umano fatto di uomini guidati dal testosterone.

Il fenomeno in atto in Iran è certamente molto delicato e pericoloso perché coinvolge una massa di persone -uomini e donne- con schemi mentali cristallizzati, di una rigidità tipica di qualsiasi estremismo. È impensabile convincerli a cambiare in poco tempo, ci vorranno diverse generazioni e molta attenzione. Non è più solo questione del velo e del diritto di mostrare i capelli, ma da lì si è partiti e la ribellione iniziata dall’interno è l’unica possibilità di liberazione per tutti gli iraniani che ne sentono il bisogno. Il grido è sempre “Donne Vita Libertà” ma, mentre sosteniamo la rivolta in Iran, guardiamoci attorno: anche in Italia ci sono molte donne islamiche sottomesse al potere maschile e ragazzi educati con principi sessisti.
Dovremmo moderare un poco la nostra tolleranza quando rasenta il disinteresse e avere il coraggio di decidere da che parte vogliamo stare.

18 gennaio 2023

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Grazie per aver dato la tua adesione!