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Dialogo tra russi e ucraini, il dossier di Gariwo

Voci indipendenti si interrogano su come capire la storia, comprendere il presente, pensare un futuro dopo la guerra

L'invasione russa dell'Ucraina iniziata il 24 febbraio 2022 ha colto tutti di sorpresa. Dopo i giorni di spaesamento, in cui era impossibile capire i contorni di quella che stava emergendo come una guerra totale, come Fondazione abbiamo ritenuto necessario creare degli strumenti utili a scuole, docenti e società civile per capire il contesto in cui è avvenuta l'invasione e permettere una vicinanza empatica e allo stesso tempo analitica con le persone vittime dell'aggressione.

È nato così "Sul confine"una raccolta di materiali che aiutano a contestualizzare ciò che stava (e purtroppo sta) accadendo, approfondendone le radici storiche, e stimolare un’analisi complessa. In particolare, nel dossier è possibile leggere contenuti non solo sull’attualità della guerra, ma anche sull’Holodomor, la Shoah in Ucraina, il disastro di Chernobyl, la Crimea, la Memoria e la libertà in Russia. In breve gli approfondimenti di "Sul confine" sono diventati tra i più letti di gariwo.net e sono stati adottati da numerosi docenti per raccontare la guerra agli studenti.

Eppure ci siamo resi conto che non era sufficiente. Intorno a Gariwo e alla rete dei Giardini dei Giusti è diventata sempre più consistente la necessità di scardinare il linguaggio propagandistico bellico (a partire dall'espressione "Operazione speciale") coinvolgendo in prima persona la comunità ucraina e quella dei dissidenti russi. A loro abbiamo dedicato due edizioni dell'annuale cerimonia al Giardino dei Giusti di Milano che Gariwo organizza per la Giornata per la libertà d'espressione del 3 maggio. Nel 2022 abbiamo avuto con noi due grandissime giornaliste russe: Galina Timchenko, fondatrice di Meduza, e Zoja Svetova; nel 2023 abbiamo ospitato il giornalista Ilya Krasilshchik e, grazie all'artista dissidente Danila Tkachenko abbiamo trasformato il Giardino nella proiezione della guerra: gigantografie di foto scattate da autori ucraini nelle principali città del paese bombardate dai russi hanno fatto immedesimare i visitatori nel dramma della guerra, senza filtri. Ma, soprattutto, in quell'occasione abbiamo messo sullo stesso palco una rappresentante della comunità bielorussa, una di quella ucraina e un'attivista della Comunità dei russi liberi in Italia. La speranza era che questa tripla partecipazione non diventasse utile solo ai tanti fotografi delle agenzie di stampa presenti al Giardino quel giorno, ma che fosse un viatico per un dialogo costruttivo.

Le difficoltà oggettive verso un dialogo costruttivo e il nostro dossier

In questo anno e mezzo di conflitto Gariwo ha parlato con decine di attivisti/e, giornalisti/e, intellettuali, politici di origine ucraina. Abbiamo raccolto i loro punti di vista e capito che i tentativi di dialogo tra comunità ucraina e dissidenti russi sono molto più complessi di quanto si possa immaginare in prima battuta. Non si può mettere sotto l'ala dell' "antiputinismo" posizioni e sensibilità molto diverse tra loro. Nello spazio post-sovietico ci sono processi diversi di desovietizzazione; c'è la battaglia per la memoria della repressione staliniana; c'è il ricordo dell'Holodomor e il suo riconoscimento come genocidio. E c'è un dibattito sulla derussificazione del pensiero, che si scaglia politicamente contro quei russi dissidenti che (consapevolmente o meno) continuano a perpetuare un'attitudine imperialista nei confronti degli altri popoli con cui hanno condiviso l'essere sotto l'Unione sovietica.

Allo stesso tempo non si può cedere a un sentimento di astio nei confronti di tutti i russi, in un momento in cui manifestare la propria opinione all'interno della Federazione o finanche esporre una bandiera ucraina o alludere alla guerra sia diventato così pericoloso. 

Per questo abbiamo lanciato un dibattito su questa tematica e accolto molti punti di vista differenti: ci sono i pensieri di accademici, giornalisti e attivisti provenienti da Ucraina, Russia, Kazakistan, Bielorussia. Ci sono le difficoltà di dialogo ma anche alcune idee per oltre passarle e tentare di creare un percorso culturale condiviso. Abbiamo cercato di mettere al centro del dibattito, dove possibile, gli ucraini e le loro difficoltà.

Il punto di vista di Gariwo

Come scoprirete sin da subito, consultando i contenuti che vi proponiamo, le opinioni su come debba procedere il dialogo sono assai contrastanti. Le opinioni differenti sono una ricchezza che da sempre contraddistinguono il lavoro culturale di Gariwo e del suo taglio redazionale. Non tutte rispecchiano il pensiero di Gariwo, ma tutte sono utili a modellare una propria idea.
Nel selezionare questi contributi ci siamo dati dei punti fermi, rigidi, da cui non prescindiamo:

a) in questa guerra c'è un invaso e un invasore e non esiste alcun motivo politico, culturale o etnico che giustifichi l'invasione russa;

b) gli ucraini hanno il sacrosanto diritto di difendere il proprio territorio;

c) se non si riconosce la natura imperialista e totalitaria dell'azione del governo russo - e non la si rapporta alla repressione del sistema sovietico nei confronti di tutte le popolazioni che componevano l'URSS - è impossibile avviare uno scambio proficuo;

d) ogni dialogo deve partire dal riconoscere la specificità ucraina rispetto alla storia e alla cultura russa; in caso contrario, l'intera percezione del conflitto è distorta.

Partendo da queste premesse, riconoscendo il ruscismo (vedere il Manifesto veneziano) come ostacolo principale al dialogo tra ucraini e russi, riteniamo che il percorso per costruire una strada comune che metta al centro la dignità umana deve proseguire nonostante gli intoppi che continueranno a emergere. Se non è il compito degli ucraini - per lo meno in questa fase storica - riconoscere e incoraggiare tutti i tentativi di insubordinazione al pensiero unico putiniano all'interno della Federazione russa, sta alla comunità internazionale e alle realtà come Gariwo raccontare e difendere i movimenti dal basso che sognano una Russia diversa.

Infine, alla luce dell'esempio delle storie dei Giusti raccolte in tutti questi anni, rifiutiamo ogni tentativo di disumanizzazione del nemico e valutiamo le singole persone in base alla responsabilità personale e non alla carta d'identità. Come ha scritto il giornalista italo-ucraino Andrea Braschayko nel suo contributo: "probabilmente avremmo preferito non conoscerle [le persone russe che hanno invaso l'Ucraina, ndr] per il resto della nostra vita, in cambio della pace e dell’integrità territoriale (e psicologica, aggiungerei dopo quasi diciotto mesi di conflitto) degli ucraini. La Storia oggi però ci spinge a un confronto, per quanto sia difficile e all’apparenza inutile".

I contributi

18 ottobre 2023

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