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Irina Bogantseva

accademica e attivista moscovita

Irina Bogantseva (1953), è stata un'attivista e, per un breve periodo, membro del consiglio comunale di Mosca. Poi ha insegnato studi sociali in una prestigiosa scuola privata, che ha fondato nel 1992 e gestito fino a un paio di anni fa. Nell'agosto 1991, ha redatto la risoluzione che ha rimosso il monumento a Feliks Dzeržinskij, il fondatore della polizia segreta sovietica, dalla piazza Lubjanka di Mosca. 

Nel 2011 e 2012, come centinaia di migliaia di altri moscoviti, ha partecipato alle proteste di massa contro le elezioni truccate. Nel 2014, quando la Russia ha occupato la Crimea, Bogantseva ha deciso di tornare in classe per “essere in grado di parlare, almeno lì: mi ha salvato dal crollo psicologico”. Il 23 gennaio del 2021, Bogantseva si è unita a decine di migliaia di altri manifestanti a Mosca per marciare per il rilascio di Aleksej Naval’nyj (1976), blogger russo di origini ucraine, maggiore oppositore politico di Putin. Nell’occasione ha tenuto una lezione sulle proteste e ha mostrato ai suoi alunni della nona classe un fumetto intitolato Istruzioni per il detenuto ideale, che spiega le cose che i manifestanti debbono fare quando hanno a che fare con la polizia. 

Domenica 31 gennaio 2021, la Bogantseva è andata a un'altra manifestazione, chiedendo il rilascio di Navalny e di altri prigionieri politici. I manifestanti avevano pianificato di riunirsi di fronte alla sede della polizia segreta, nella piazza dove si trovava il monumento a Dzerzhinskij, ma le autorità avevano sigillato il centro della città, chiudendo le strade e le stazioni della metropolitana. Gli organizzatori hanno invece invitato la gente a radunarsi in diversi punti, per una dimostrazione più dispersa. La polizia è andata a prenderla a casa e l’ha arrestata. Al distretto di polizia un agente le ha scattato delle foto segnaletiche. Quando l'ufficiale ha finito, la Bogantseva ha consegnato il suo cellulare e le ha chiesto di scattare di nuovo le foto. L'ufficiale fu felice di farlo, ha raccontato la Bogantseva: "Ha detto: 'È divertente, nessuno l'ha mai fatto prima’." Mentre era ancora alla stazione, la Bogantseva ha postato le foto - una rivolta in avanti e due di profilo - sulla sua pagina Facebook, per avvisare la gente che era stata arrestata. Aveva appena tenuto la lezione su come farsi arrestare, quindi sapeva come comportarsi: ha rifiutato di farsi prendere le impronte digitali, ha chiesto copie di tutti i documenti e ha rifiutato di rispondere a qualsiasi domanda, con la motivazione che non poteva essere costretta a testimoniare contro se stessa. In tutto, ha trascorso sei ore al distretto, rispondendo a domande come: "Hai partecipato al ribaltamento di veicoli e al blocco del traffico?" e "Puoi nominare le persone che hanno partecipato al ribaltamento di veicoli e al blocco del traffico? Nessuno aveva bloccato il traffico o danneggiato alcuna proprietà durante le proteste, ma lei non ha detto nulla alla polizia.

Un anno dopo, il 24 febbraio 2022, Irina Bogantsevaha ha partecipato alla manifestazione moscovita contro l’invasione russa dell’Ucraina. Ha raccontata dal sito indipendente Ovdinfo.org.: “Ho preso un vecchio cartello con scritto ‘Madri contro la guerra’, che avevo fatto nel 2015 per il Donbass e sono andata in taxi in piazza Pushkin di Mosca. Per caso ho incontrato mio marito, dal quale ho divorziato 30 anni fa. Gli ho detto: ‘Fammi una foto'. Lui: ‘Adesso ti prenderanno'. Io: ‘Per questo devi fotografarmi‘. C’era poca gente, ma i passanti mi hanno applaudito. Poi è arrivata la polizia in assetto antisommossa e mi ha portato via.” Di nuovo nel distretto di polizia, Bogantseva è stata interrogata, detenuta, processata il giorno dopo. È stata multata di 150mila rubli (pari a circa 1.200 euro, prima del crollo del valore della moneta a seguito delle sanzioni) – e infine rilasciata.

In un’intervista al sito italiano Dinamopress.it, la portavoce di Ovd-Info, Maria Kuznetsova, ha spiegato cosa rischia oggi chi in Russia scende in strada, anche da solo, a protestare pacificamente contro la guerra. “Stiamo assistendo a un alto numero di casi di violazione dei diritti di persone arrestate da parte delle corti giudiziarie. La ragione è che c’è così poco spazio nei centri di detenzione. Alcuni manifestanti detenuti vengono riportati presso le stazioni di polizia e si ritrovano a passare le notti lì. Se una persona ha già ricevuto una condanna per aver partecipato a delle manifestazioni nel corso dell’ultimo anno, la successiva violazione viene considerata come recidiva". “Quella persona può essere multata fino a 300mila rubli (pari a circa 2.400 euro) o tenuta in prigione fino a 30 giorni. Altri tipi di illecito possono condurre a un arresto fra i 10 o i 15 giorni, o a diversi tipi di multa.

11 marzo 2022

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