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Olga Sedakova: "Ecco perché rimango in Russia"

la testimonianza della scrittrice moscovita

Olga Sedakova è una poetessa, scrittrice e traduttrice moscovita, docente alla Facoltà di Filosofia dell’Università Statale Lomonosov. Erede della tradizione della grande cultura russa, la sua opera è tradotta in numerose lingue e ha ottenuto vari riconoscimenti tra i quali il premio Solov’ëv e il premio Solženicyn. Di lei si era occupata il presidente di Gariwo Gabriele Nissim ne "La bontà insensata" (Mondadori, 2011), soprattutto a proposito dei suoi interrogativi sulla resistenza al totalitarismo e della sua attività culturale, che l'aveva portata a essere internata in manicomio ai tempi di Brežnev. Sedakova ha rilasciato una ricca intervista a La nuova Europa, soffermandosi sul significato di verità al tempo della guerra, sulla propaganda e sulle problematiche legate all'identità. 

Spiega Sedakova che "la possibilità di vivere con dignità, senza fare violenza all’anima come diceva Pasternak, si è aperta al paese negli anni ’90. E noi abbiamo visto, soprattutto verso la fine della perestrojka, come la gente si risvegliava. C’era un sentore di futuro. Con quanta sorprendente facilità (rispetto a quello che avrebbe potuto essere) i cittadini del nostro paese hanno detto addio all’impero. Io penso che lo abbiano accettato (il crollo dell’impero) proprio perché c’era questo sentore di futuro, di novità, che era chiaramente più importante del passato. Poi, negli anni 2000 questo futuro è scomparso. È iniziato, come vediamo adesso, un deliberato ritorno al passato. Al puro «rifacimento»".

Secondo la poetessa "la liquidazione di Memorial è stata un’enorme umiliazione per la società. Vuol dire chiudere una possibilità di nuova vita per il paese".

Riprendiamo alcuni estratti, invitando i lettori a leggere l'intervista integrale.

In cosa consiste, alla fine, l’autentica identità russa? Una cultura dominante può coesistere con le altre culture senza prevaricare?
A questa domanda generica sull’autentica identità russa non voglio rispondere. Lei mi saprebbe dire qual è l’autentica identità italiana? A me personalmente interessa di più un’identità d’altro tipo, come suggeriscono le celebri parole del patriarca serbo Pavel: «Siate uomini!»; non «siate russi (tedeschi, tatari)!» ma siate uomini.

Oggi molti sono oppressi da un sentimento di mancanza di prospettiva e lasciano il paese. Come mai lei non se n’è andata?
Come per tutti i mei amici più prossimi, anch’io sento un grande peso. Non è mai stato così opprimente. Molti descrivono quello che stiamo vivendo come una sorte di vita-nella-morte. Oppure come vivere quando il sole è spento. Si è compiuto qualcosa di molto brutto e irrimediabile.

Ma partire… Io di solito le decisioni importanti non le prendo dopo aver riflettuto e soppesato i pro e i contro. Semplicemente ho sentito che sarei rimasta. Le motivazioni sono di secondaria importanza. Il filosofo Vladimir Bibichin, un caro amico, ha definito questa mia strategia di vita «sonnambolica». Diciamo semplicemente che amo questo mio mondo, ogni oggetto della mia casa, gli alberi del mio giardino in campagna. Per me ciascuna di queste piccole cose contiene mezzo volume di Proust. Anche se ora su tutto questo si stende un’ombra oscura. Ma ammetto tranquillamente che questa mia decisione potrà cambiare. Se, per restare, mi chiedessero un livello di ipocrisia eccessivo (del resto le leggi che si stanno facendo contro la libertà di pensiero sono sempre più strette) penso che non lo accetterei. Mi rallegro quando qui incrocio persone che la pensano come me. Mi rallegro che siano qui. E anche loro si rallegrano incontrandomi qui.

Coloro che se ne sono andati li capisco bene. Quelli che scappano dall’Ucraina per sfuggire ai bombardamenti sono chiamati profughi. Quelli che scappano dalla Russia per sfuggire agli attacchi morali sono chiamati fuggiaschi. Spesso è un’espressione di protesta, il rifiuto di partecipare sia pure di striscio a questa infausta «operazione». Da noi ormai certe forme di attività professionale sono diventate semplicemente impossibili, il giornalismo, tanto per dirne una. Anche l’insegnamento per molti versi sta diventando impossibile. Anche mandare i figli in una scuola dove li fanno disegnare carri armati e cantare: «Zio Vova, siamo con te!» non è cosa per tutti… o aspettarsi la prigione per un post su facebook…

A proposito della Chiesa russa cosa ne pensa della sua posizione?
Rispetto al fenomeno più recente e più doloroso mi chiedo com’è potuto accadere che una Chiesa che ha sopportato da martire decenni di persecuzioni del regime ateo, una volta acquistata la libertà si metta a parlare la lingua della propaganda politica? Grazie a Dio ci sono dei sacerdoti nella nostra Chiesa (circa 300) che sin dalla prima settimana di guerra hanno sottoscritto uno splendido «Appello per la riconciliazione e la cessazione della guerra». E tuttavia chi lo ha sentito questo appello? O dove lo si è potuto leggere? Nelle chiese annunciano tutt’altro.

Per me è un dolore indicibile che il primate della nostra Chiesa non si sia dichiarato contro la guerra, e che anzi l’abbia benedetta (eppure è una guerra all’interno del suo gregge: gran parte delle parrocchie ortodosse ucraine appartiene al Patriarcato di Mosca). Mi è odiosa la dottrina del «Mondo russo» i cui slogan oggi servono a giustificare la guerra in Ucraina. Sentiamo gli ucraini che nelle loro città e villaggi, guardando le macerie delle loro case saccheggiate, di ospedali e stazioni dicono: «Eccolo il mondo russo che arriva!».

Cosa possiamo fare nell’immediato perché l’odio e la divisione tra Russia e Ucraina, e all’interno della Russia stessa siano sanati dal perdono? È possibile, oggi, perdonare?
Temo che non si possa fare niente. Non possiamo far sì che le azioni militari si interrompano. Non otteniamo niente neppure quando chiediamo almeno di avere un po’ più di umanità: di lasciar uscire gli ostaggi, i feriti, di seppellire i morti, di non colpire gli obiettivi civili. Fino a che l’esercito russo non si ritirerà dall’Ucraina, fino a che le sirene di guerra si sentiranno in tutto il territorio di questo paese e dal cielo pioveranno missili e bombe, fino a che non torneranno i milioni di profughi, è assurdo parlare di perdono e risanamento. Tutto è per dopo. E intanto? Chi può aiuti le vittime. Sosteniamo in tutti i modi le posizioni contro la guerra.

15 luglio 2022

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