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Gli atti della Giunta argentina

da oggi disponibili online

280 verbali delle riunioni della Giunta militare argentina nel periodo 1976-1983 sono da oggi disponibili online grazie all’impegno del governo di Buenos Aires e della Commissione Interamericana dei Diritti Umani.

I documenti erano stati ritrovati lo scorso anno durante una ristrutturazione dell’edificio Condor, il palazzo dell’Aeronautica militare a Buenos Aires. Per la prima volta, ad oltre 30 anni dai fatti, gli archivi originali del periodo della dittatura sono stati rinvenuti e consegnati al potere politico dai militari.

Alla fine del 1983 il dittatore Reynaldo Bignone ordinò la distruzione di tutti i documenti riguardanti la Giunta, per nascondere le violenze commesse in vista del ritorno della democrazia.
Gli atti ritrovati nel novembre 2013 sono più di 1500, e vanno dal 24 marzo 1976, giorno del golpe contro il governo di Isabel Peron che portò al potere Jorge Videla, al 10 dicembre 1983, quando venne ristabilita la democrazia con l’inizio della presidenza di Raul Alfonsin.

Oltre agli atti delle riunioni della Giunta militare, tra i documenti ritrovati nei sotterranei di Palazzo Condor è stata recuperata anche una “lista nera” di artisti e intellettuali considerati pericolosi dal regime. Tra questi, lo scrittore Julio Cortazar e la cantante Mercedes Sosa.

Nei 280 verbali delle riunioni si leggono le decisioni della Giunta in merito alle cariche pubbliche da nominare, al trattamento da riservare ai prigionieri e al modo di giustificare i 30mila desaparecidos - definiti “presunti morti” o “persone dalla sorte in via di accertamento”, fino alla decisione del 1983 di dichiararli deceduti - di fronte alle contestazioni delle organizzazioni internazionali.

Nel settembre 1979 infatti la Commissione Interamericana per i Diritti Umani aveva compiuto un viaggio in Argentina, iniziando ad allertare la comunità internazionale su ciò che stava accadendo nel Paese sudamericano. Nel rapporto pubblicato nell’aprile del 1980, infatti, la Commissione denunciò le “numerose e gravi violenze dei diritti umani fondamentali”, insieme alle “migliaia di detenuti scomparsi che si presume siano deceduti”.

Al di là del valore giudiziario - dal 2006, quando sono state abrogate le norme sull’amnistia a favore dei militari responsabili di violazioni dei diritti umani, sono infatti state emesse 91 sentenze contro i criminali del regime - il ritrovamento e la messa a disposizione di questa documentazione costituisce un importante passo avanti nell'affermazione della verità storica.

“La costruzione della memoria - ha dichiarato il ministro della difesa argentino Augustin Rossi - è un fatto evolutivo, dinamico, continuo, e la comparsa di questa documentazione aiuta a consolidarla”. “Questi documenti - ha inoltre aggiunto il segretario esecutivo della Commissione Interamericana dei Diritti Umani Emilio Alvarez Icaza - ricordano un passato molto doloroso, che è tuttavia indispensabile affrontare per la ricerca della giustizia”.

17 settembre 2014

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