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L'Argentina giudica i crimini del franchismo

e richiede l'estradizione di quattro ex ufficiali del regime

L’Argentina apre da oggi i suoi consolati di tutto il mondo per ricevere le denunce delle vittime del franchismo. Il Ministero degli Affari Esteri ha quindi accolto la richiesta di Maria Servini de Cubrìa, giudice che da mesi sollecitava il governo affinché permettesse ai diplomatici di raccogliere le testimonianze delle vittime senza che queste dovessero necessariamente recarsi a Buenos Aries.

In questo modo chi fosse interessato a denunciare i crimini della dittatura spagnola potrà recarsi in un qualsiasi consolato argentino, dove un diplomatico raccoglierà la sua dichiarazione e la certificherà come se fosse un notaio. Da qui la testimonianza sarà inviata in Argentina e rimessa alla giudice di Buenos Aires.

Si compie così un ulteriore passo avanti nel processo aperto nel 2010 a carico dei maggiori responsabili dei crimini franchisti, dopo il fallimento del medesimo procedimento in Spagna. A Madrid infatti è ancora in vigore la legge di amnistia del 1977, che impedisce alle corti nazionali di giudicare crimini commessi dalle autorità prima del 1976. Per ottenere giustizia, i familiari delle vittime si sono quindi rivolti a Buenos Aires.

Perché proprio in Argentina? Le motivazioni sono molteplici. Innanzitutto, perché nel Paese risiede la maggior parte dei parenti delle vittime del franchismo. Va poi ricordato che Buenos Aries ha abrogato nel 2006, con il governo di Nesto Kirchner, le amnistie che proteggevano i criminali della dittatura - portando alla condanna di circa 300 responsabili di omicidi e torture del regime argentino degli anni ’70 e ’80. Non ultimo, l’impegno del giudice Baltasar Garzon, che dagli anni ’90 ha iniziato le indagini in Spagna contro le violenze delle dittature di Cile e Argentina, proprio seguendo il principio della giurisdizione universale.

Questo principio permette di giudicare le più gravi violazioni dei diritti umani anche in un Paese diverso da quello in cui sono state commesse, se lo Stato in cui sono avvenute non procede in tal senso. Uno Stato può quindi estendere la propria giurisdizione oltre ai suoi confini senza un nesso tra l’atto compiuto, l’attore o la vittima, giustificando tale azione con la gravità di alcuni crimini, crimina juris gentium che “offendono” la comunità internazionale in quanto tale e possono quindi essere puniti da qualunque membro di tale comunità.

Il ricorso dei familiari delle vittime ha portato alla richiesta di estradizione per quattro ex ufficiali spagnoli colpevoli di tortura durante la dittatura. “È un momento storico per migliaia di vittime del regime di Franco - ha dichiarato la rappresentante di uno dei gruppi che sostengono le famiglie delle vittime - l’impunità che ha coperto questi crimini per anni è stata finalmente infranta”.

Tra gli imputati in questione, anche José Antonio Gonzaléz Pacheco - noto come “Billy the Kid” - uno dei più sadici seguaci di Franco. La maggior parte dei crimini a lui ascritti riguardano persone uccise o fatte scomparire dalle squadroni della morte nei primi giorni della guerra civile spagnola del 1936, ma non mancano episodi più recenti e risalenti al 1977.

24 settembre 2013

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