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"La Francia all'ora della verità"

Bernard-Henri Levy su Haaretz

Per Bernard Henri-Levy, intervenuto su Haaretz il 10 gennaio 2015, la Francia si trova ora in un momento analogo a quello che visse l'Inghilterra di Churchill quando le forze nazifasciste bombardarono Londra: si decide il futuro del Paese

Secondo il filosofo francese, Parigi deve reagire agli attentati del 7 gennaio senza cadere nelle trappole in cui caddero gli Stati Uniti all'indomani dell'11 settembre. "È il momento, ora o mai più, per una calma determinazione tra tutti coloro che credono nella democrazia di non cedere alle catastrofiche misure di uno Stato di emergenza. La Francia può e deve erigere barriere - ma non i muri di una fortezza assediata. La nazione merita e ha bisogno di un antiterrorismo senza poteri speciali, un patriottismo senza un Patriot Act. [...]. Su noi cittadini ricade il dovere di superare la paura, di non rispondere al terrorismo con altro terrore o armando noi stessi contro quella paura ossessiva dell'altro, quella Legge dei Sospetti generalizzata che segue quasi sempre simili esplosioni".

Nel movimento "Je suis Charlie" l'intellettuale francese ravvisa la "nascita di uno spirito di resistenza degno del meglio che abbiamo saputo essere e che conosciamo".  Il nodo della questione tuttavia è se lo spirito moderato possa prevalere in Francia. Lévy richiama quindi il concetto di unità nazionale, invitando le persone di tutte le origini e di tutti gli orientamenti politici che hanno coraggiosamente riempito le strade di Francia a manifestare una ferma opposizione contro "la Francia per i francesi" della signora Le Pen che " è l'esatto opposto dell'unità nazionale". "L'unità nazionale - spiega - è un segno che i francesi hanno capito che gli assassini di Charlie Hebdo non sono 'i musulmani', bensì un'esigua minoranza che ha confuso il Corano con un manuale di tortura. Ed è assolutamente essenziale che questa idea sia portata avanti dalla lodevole risposta civile che ha seguito la tragedia"

Secondo Lévy i musulmani di Francia hanno ora la possibilità di dichiarare che la violenza commessa non è in loro nome, e definire la loro identità come "figli e figlie di un Islam di tolleranza, pace e gentilezza". "L'Islam dev'essere liberato dalla sua componente radicale. Dobbiamo dire e ribadire con forza che assassinare nel nome di Dio fa di Dio un complice di un assassinio. Ciò che speriamo è che i leader musulmani e soprattutto i loro fedeli rendano chiaro in maniera incontrovertibile che l'imposizione dell'obbedienza alla religione è, in una democrazia, un attacco alla libertà di pensiero e che agli occhi della legge le religioni sono sistemi di pensiero a cui è assegnato uno status che non è né maggiore né minore di quello delle ideologie secolari; e che il diritto di dubitarne, metterle in discussione e ridere di esse è un diritto inalienabile di ciascuno di noi".   

12 gennaio 2015

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