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Le donne dell'Afghanistan

continua la protesta per le strade e sui social media

Ieri è stata ancora una giornata di manifestazioni in Afghanistan: a Kabul, Herat, e in altre città. Tra i volti della protesta c’erano molte donne che, nonostante le intimidazioni e le violenze, hanno deciso di continuare a far sentire la propria voce contro chi le vorrebbe invisibili. Sono donne che negli ultimi anni hanno partecipato alla vita pubblica del proprio Paese, sono studentesse, lavoratrici, giornaliste, che rivendicano il proprio diritto a poter scegliere come vivere, a lavorare, studiare, avere un ruolo politico. “Abbiamo deciso di protestare per rivendicare i nostri diritti fondamentali: il diritto all'istruzione, al lavoro e alla partecipazione politica. Vogliamo che i talebani sappiano che non possono eliminarci dalla società”, è l'appello di una ragazza. Molte di loro hanno partecipato al corteo contro il Pakistan - riguardo alla presunta collaborazione soprattutto militare tra Islamabad e i talebani - che è stato disperso tra gli spari e durante il quale diversi giornalisti sono stati fermati con la forza e un cameraman dell’emittente TOLONews è stato detenuto. 

Sempre ieri, a Herat, primo teatro della protesta nei giorni scorsi, c’è stata una manifestazione che chiedeva il rispetto dei diritti delle donne nella quale sono rimaste uccise tre persone e ferite sette. Una delle vittime, ha riferito un medico alla Bbc, è un bambino.

Oltre alla protesta nelle strade, le donne si stanno facendo sentire anche attraverso i social media, proprio il mezzo che è stato ed è un’efficace arma di propaganda per i talebani nella loro riconquista del Paese (molti membri dell’organizzazione hanno profili twitter con migliaia di seguaci). Le attiviste stanno diffondendo video, foto, informazioni su ciò che accade. Tra di loro Laila Haidari, che lo scorso anno aveva denunciato la lapidazione di una donna nella provincia di Ghor, fondatrice di un centro di riabilitazione per tossicodipendenti, e la giornalista di TOLONews Zahra Rahimi, che qualche ora fa ha riportato in un tweet che cinque giornalisti di Etilaatroz sarebbero stati detenuti ieri mentre coprivano le proteste di Kabul.

In un momento in cui la diffusione dell’informazione è quanto mai fondamentale per far sì che l’Afghanistan non rimanga isolato e che il mondo sappia ciò che sta accedendo, il gesto di queste donne coraggiose è molto importante, insieme a quello di tutti i giornalisti che, come abbiamo visto anche ieri nella manifestazione di Kabul, stanno rischiano molto, spesso la vita, per continuare a documentare l’Afghanistan. Solo una delle ultime notizie a riguardo è quella della morte del giornalista portavoce della resistenza afghana Fahim Dashti, ucciso in uno scontro a fuoco nel Panshir. 

L’azione delle donne afghane sta inoltre dimostrando di non essere solo una reazione momentanea all’oppressione ma un vero movimento che non ha intenzione di arrendersi e a cui forse gli stessi talebani non erano preparati. Negli ultimi 20 anni le donne, e in generale la società civile, hanno acquisito una consapevolezza dei propri diritti che non sembrano voler abbandonare e che può rappresentare, se sostenuta a livello internazionale, una reale minaccia per il regime.

Leggi anche "I politici afghani ci hanno tradito, ma la resistenza delle donne ci restituisce speranza", l'intervista al regista Amin Wahidi

8 settembre 2021

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