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Paul Rusesabagina, da eroe dell'Hotel Rwanda alla condanna per terrorismo

Come si è arrivati al processo dello "Schindler d'Africa"

Lo scorso lunedì Paul Rusesabagina, l’ex albergatore la cui storia ha ispirato il film "Hotel Rwanda”, è stato condannato a 25 anni di carcere con l’accusa di terrorismo. Le vicende di Rusebagina erano emerse proprio attraverso il film del 2004, in cui si raccontava la storia di come avrebbe usato la sua influenza per salvare la vita di circa 1.200 persone che si erano rifugiate all'hotel Mille Collines di cui era il manager. Un vero e proprio eroe internazionale, il cui film era diventato un cult tra i sopravvissuti al genocidio. Rusesabagina è inoltre onorato come Giusto nei Giardini dei Giusti di Foggia e Maccarese e ha un albero dedicato all’interno del Giardino Virtuale Storie Gariwo.

L’epilogo giudiziario, che ha fatto scalpore tra i media internazionali, è frutto di un processo durato sette mesi durante il quale le autorità ruandesi lo hanno accusato di essere "fondatore, leader, sponsor e membro di gruppi terroristici violenti, armati ed estremisti che operano in vari luoghi della regione e all’estero". Paul Rusesabagina ha negato tutte le accuse contro di lui.

Rusesabagina era stato arrestato a Kigali nell'agosto 2020 dopo una sofisticata operazione per attirarlo in Ruanda dall'esilio negli Stati Uniti, paese in cui aveva un regolare permesso di soggiorno e nel quale viveva da molti anni. Si era recato a Dubai dove si era imbarcato su un jet privato che credeva lo avrebbe portato a un incontro in Burundi ma che invece è atterrato a Kigali, attraverso quello che molti analisti internazionali hanno definito un vero e proprio rapimento.

“Siamo preoccupati per la condanna da parte del governo del Ruanda a Paul Rusesabagina, che legittimamente risiede permanente negli Stati Uniti. La denunciata mancanza di garanzie per un processo equo mette in discussione l'equità del verdetto”, ha detto Ned Price, portavoce del dipartimento di Stato americano.

Preoccupazioni sulle procedure del processo sono emerse in maniera persistente anche in Belgio (Rusebagina ha cittadinanza belga). In un comunicato stampa, Sophie Wilmmès, vice premier e ministra degli Esteri ha affermato che "al termine di questa procedura legale e nonostante i ripetuti appelli del Belgio su questo argomento, è chiaro che il signor Rusesabagina non abbia beneficiato di un processo giusto ed equo; in particolare per quanto riguarda i diritti della difesa. Non è stata rispettata nemmeno la presunzione di innocenza. Questi elementi di fatto mettono in discussione il processo e la sentenza”.

Tra le voci più significative a difesa di Rusesabagina c’è quella della figlia Carine Kanimba, che intervistata da Al Jazeera ha detto: “Nostro padre è stato rapito. È stato trascinato oltre i confini internazionali in violazione del diritto internazionale. Mio padre sa che i suoi diritti sono stati violati... ecco perché ha deciso di evitare il processo, che è del tutto politico”. Carine Kanimba ha aggiunto che suo padre è "un prigioniero politico” e che "le accuse sono completamente inventate”. Cittadina statunitense e belga, secondo un’inchiesta di Amnesty e del Guardian all’interno del Pegasus Project, Kanimba è stata vittima di una campagna di sorveglianza quasi costante. L’analisi forense di Amnesty aveva scoperto il suo telefono aveva subito molteplici attacchi tramite gli spyware del gruppo NSO.

Ribadendo la correttezza del processo, una nota del Ministero degli Affari esteri ruandese ha respinto le accuse internazionali e in particolare il disprezzo mostrato dal governo del Regno del Belgio nei confronti del sistema giudiziario ruandese dall'inizio di questo processo, nonostante il contributo significativo delle competenti autorità belghe all'indagine su questo dossier”.

Al di là del processo, da tempo la figura di Paul Rusasebagina fa molto discutere all’interno della comunità ruandese, sia a proposito del suo ruolo di salvatore, sia per il suo attivismo politico contro il governo Kagame.

Proprio su queste pagine Françoise Kankindi, presidente dell'Associazione Bene-Rwanda, aveva affermato nel 2015 che “le tesi espresse oggi da Rusesabagina sconfessano questa immagine che l'aveva reso famoso. Egli ha assunto posizioni revisioniste e negazioniste che, come avvenuto per altri genocidi, sono la tappa finale del processo di distruzione”, asserendo inoltre che “nessun sopravvissuto al massacro dell’Hotel des Milles Collines lo considera tale (eroe, ndr). Come prova contro la falsità raccontata nel film ‘Hotel Rwanda’, ovvero che Paul Rusesabagina salvò oltre 1.268 Tutsi, segnalo anche la testimonianza di Tatien Nolimana Miheto, che coordinò il comitato di crisi dei profughi dell’Hotel des Milles Collines durante il genocidio, che dimostra come la loro salvezza non fu assolutamente dovuta all’eroe descritto nel film con episodi del tutto falsi”.

Per capire come è avvenuta la diffusione della storia di Rusesabagina, dobbiamo tornare al 1996 quando Paul, dopo essere scampato a diversi attentati decide di intraprendere la strada dell'esilio e diventa tassista a Bruxelles. Nel frattempo giornalisti e attivisti per i diritti umani stranieri si recano in Ruanda per raccogliere testimonianze sul genocidio. Molti di loro soggiornano proprio all'Hôtel des Mille Collines e raccolgono storie legate al coraggio di Rusesabagina. Nel febbraio del 2000 l’albergatore riceve dal senatore statunitense Bob Dole, l'Immortal Chaplains Prize for Humanity, davanti all'ambasciatore ruandese a Washington e un alto funzionario dei servizi segreti militari ruandesi. Secondo alcuni siti internet, in questo periodo le autorità ruandesi provano a negoziare il suo rientro a Kigali per offrirgli degli incarichi istituzionali. Nel 2004 esce Hotel Rwanda e nel novembre 2005 il presidente George W. Bush gli conferisce la Medal of Freedom, la più alta onorificenza civile negli Stati Uniti. Lo stesso anno, Rusesabagina crea la Fondazione Hotel Rwanda Rusesabagina, con l'obiettivo in particolare di aiutare le vittime di crimini di massa.

La percezione di Rusesabagina da parte delle autorità ruandesi cambia radicalmente dopo il 2006: il 15 novembre di quell’anno presenta una denuncia al Procuratore presso il Tribunale penale internazionale per il Ruanda con sede ad Arusha (Tanzania) contro il generale Paul Kagame e nello stesso anno crea un partito politico di opposizione: il Partito Democratico in Rwanda (PDR-IHUMURE).

Emergono voci contro di lui, viene accusato di essersi arricchito grazie al genocidio, di aver costretto i profughi a dargli denaro e beni in cambio della cosiddetta protezione. Sempre nel 2006 Paul Kagame afferma che Rusesabagina è un “eroe fabbricato”.

Di fronte a queste gravi accuse, Rusesabagina afferma che l’emergere di una serie di testimoni contro di lui sono successivi al ricevimento della medaglia alla Casa Bianca dell’anno prima. “Giornalisti e attivisti per i diritti umani che si sono recati in Ruanda dopo il genocidio hanno riportato la storia dell'hotel senza menzionare la minima lamentela contro di me, sebbene avessero potuto incontrare diversi sopravvissuti. Ma oggi, ogni volta che devo intervenire da qualche parte le autorità ruandesi riescono sempre ad organizzare disordini, attraverso le proprie ambasciate, ma anche associazioni di sopravvissuti al genocidio che l'attuale regime ha preso in ostaggio. Sono il bersaglio di una campagna diffamatoria pilotata da Kigali”. Nel 2016 Rusasebagina aveva annunciato il suo intento di correre per le presidenziali in Ruanda.

A proposito del partito fondato da Rusesabagina, va detto che diversi analisti lo considerano un movimento principalmente hutu, collegato a gruppi di liberazione presenti in Congo. Il partito ha anche un'ala militare, il FLN (Fronte di Liberazione Nazionale), che lo stesso Rusesabagina ha riconosciuto come un "braccio armato” istituito per assistere i profughi ruandesi. Sul ruolo del gruppo militare (che si è assunto anche la responsabilità di un attacco a un bus con passeggeri in Burundi, provocando la morte di due persone), ha affermato che "abbiamo formato l'FLN come braccio armato, non come gruppo terroristico come continua a dire l'accusa. Lo scopo era quello di portare il governo all'attenzione della condizione dei rifugiati. Non nego che l'FLN abbia commesso crimini, ma il mio ruolo era la diplomazia”. Secondo il professor Brian Endless, consulente senior della Fondazione Hotel Rwanda Rusesabagina, il PDR e l’FLN operano in modo indipendente.

La Edelstam Foundation, da anni impegnata nella promozione dei diritti umani e di cui Rusasebagina è membro del consiglio di amministrazione, ha inviato a luglio una una lettera al presidente del Ruanda Paul Kagame chiedendo il rilascio dell’albergatore, asserendo che “Rusesabagina è stato rapito senza un mandato d'arresto internazionale o un mandato dell'Interpol. A maggior ragione, il governo del Ruanda ha ripetutamente violato i suoi diritti umani sottoponendolo a torture e limitando il suo accesso agli avvocati”. Anche l'Unione Europea aveva criticato l'arresto nel febbraio 2021, con la risoluzione (2021/2543(RSP) ).

Pur non avendo i corretti strumenti storici e scientifici per approfondire ulteriormente le zone d’ombra sulla valutazione dell’operato di Rusasebagina durante il genocidio in Ruanda e nel corso della sua attività politica contro il governo di Paul Kagame, ci limitiamo ad asserire che dal punto di vista di Gariwo i Giusti non sono né santi né eroi, ma persone comuni che a un certo punto della loro vita, di fronte a ingiustizie e persecuzioni, sono stati capaci di andare con coraggio in soccorso dei sofferenti e di interrompere così, con un atto inaspettato nel loro spazio di responsabilità, la catena del male.

Il presidente di Gariwo Gabriele Nissim ne “Il Tribunale del Bene” (Mondadori, 2003) dedica un intero capitolo all’ambiguità del bene e alla difficoltà di avere una valutazione univoca di una azione di salvataggio, riferendosi in particolare al lavoro della Commissione di Yad Vashem e di Moshe Bejski in favore dei Giusti anche nella loro contraddittorietà e imperfezione.

In attesa di avere ulteriori sviluppi nella vicenda, auspichiamo che le organizzazioni per i diritti umani e la comunità internazionale continuino a vegliare sulle condizioni di detenzione di Paul Rusasebagina e che il governo di Kagame sia aperto al dialogo con i suoi oppositori politici.

22 settembre 2021

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