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Ricordare, unire, rinnovare

il Ruanda a 20 anni dal genocidio

Il 6 aprile 1994 l’aereo del presidente hutu Juvénal Habyarimana venne abbattuto da un missile. Il giorno dopo iniziò lo sterminio dei tutsi ad opera della maggioranza hutu, che portò alla morte di più di 800mila persone nel Paese delle mille colline.

Cento giorni di violenza, che videro anche l'azione di alcuni Giusti, come Pierantonio Costa, l'allora console italiano a Kigali che salvò circa duemila persone - tra cui 375 bambini di un orfanotrofio - trasportandole al di fuori dei confini del Paese sulla sua auto diplomatica. "Non sono un eroe - racconta Costa quando gli si chiede cosa lo abbia spinto ad agire in questo modo - Ho fatto semplicemente il mio dovere".

Oggi il Ruanda si è rialzato dalle ceneri del genocidio - grazie soprattutto al ruolo delle donne, protagoniste della ricostruzione del Paese - ed è considerato da diversi organismi internazionali, tra cui anche la Banca mondiale, la migliore realtà socioeconomica esistente in Africa. Il Paese infatti ha saputo garantire l'istruzione di base obbligatoria a tutti, promuovere un sistema sanitario nazionale senza precedenti nella regione e ricostruire un tessuto economico capace di portare un Prodotto interno lordo dell'8%.

Alcune ferite però faticano a guarire, anche a distanza di vent'anni. Il Ruanda si prepara quindi al 20esimo anniversario del genocidio con una settimana di lutto nazionale. Il Paese si ferma, e anche le attività economiche garantiranno metà servizio.

Numerose sono poi le iniziative ufficiali per celebrare questa ricorrenza. La più significativa è sicuramente la cerimonia di deposizione di corone di fiori e di accensione della torcia in memoria del genocidio. La fiamma, che da mesi percorre il Paese, giungerà - insieme al presidente Kagame e ai familiari delle vittime -  il 7 aprile presso il Museo del Genocidio di Kigali, dove resterà accesa per 100 giorni, gli stessi 100 giorni in cui si svolse il massacro. 


Di particolare interesse anche la marcia per il ricordo, che dal Parlamento ruandese porterà i partecipanti fino allo stadio di Amahoro dove, alla luce delle candele, si ascolteranno le testimonianze dei sopravvissuti e si osserveranno gli eventi del resto del mondo. 


In occasione di questo anniversario, l’Outreach Programme delle Nazioni Unite per il genocidio in Ruanda segnala un importante progetto, kwibuka20 (kwibuka è un termine ruandese che significa “ricordare”). L’anima di questo programma è racchiuso in tre parole chiave: ricordare, unire, rinnovare. Ricordare, per onorare la memoria di tutti coloro che hanno perso la vita durante il genocidio e offrire conforto ai loro familiari, unire, per nutrire uno spirito di riconciliazione che permetta la rinascita del Paese e dello spirito nazionale, e rinnovare, per avere la visione di un futuro di speranza per le giovani generazioni.


Kwibuka20 non è un programma volto esclusivamente al Ruanda, ma esorta tutto il mondo ad unirsi alle celebrazioni del genocidio, anche attraverso il progetto A Million Vocies against Genocide, un modo per condividere un messaggio vocale, un video, uno scritto, una fotografia, un disegno e ricordare l’importanza della memoria. 


In Italia, le celebrazioni ufficiali si terranno a Roma lunedì 7 aprile 2014, nella Sala Protomoteca del Campidoglio. In particolare, segnaliamo l’incontro delle 9.30, moderato dalla presidente di Bene Rwanda Françoise Kankindi Sentire globalmente, agire localmente. Le istituzioni per la cultura della convivenza, con Ignazio Marino, sindaco di Roma, Lidia Ravera, assessore alla cultura e sport della Regione Lazio, Francesco Alicicco, console in Ruanda, Fabio Graziosi, responsabile UNRIC per l’Italia, Gianluca Peciola, vice presidente Commissione Cultura Roma Capitale e Paolo Ricca, presidente Tavola Valdese.


A seguire, incontro Le ferite del silenzio. In Ruanda prima, durante e dopo il 1994, con la testimonianza di Yolande Mukagasana, sopravvissuta al genocidio, scrittrice, attivista per l’assistenza ai sopravvissuti a cui dal 2012 è dedicato un albero al Giardino dei Giusti di Milano.

25 marzo 2014

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