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Gli italiani di Crimea ottengono lo status di "deportati"

lo stabilisce un decreto firmato da Putin

Il Presidente russo Vladimir Putin ha aggiornato il decreto sulla riabilitazione delle persone colpite dalla deportazione illegale in Crimea. Oltre ad armeni, bulgari, greci, tatari di Crimea e popoli tedeschi, ora anche gli italiani hanno ottenuto lo status ufficiale di “deportati”.

Il riferimento è agli italiani - in particolare pugliesi, emigrati nell'800 in Crimea - che sono stati rinchiusi nel Gulag in seguito alla riconquista sovietica del territorio, sotto l’occupazione tedesca durante la Seconda guerra mondiale. Con il provvedimento appena firmato non solo si riconosce simbolicamente questa persecuzione, ma si garantisce alla comunità una serie di misure, anche di carattere economico, volte a tutelarne l’identità.

Secondo il Comitato statale ucraino per le nazionalità, nel 1897 gli Italiani sarebbero stati l’1,8% della popolazione della provincia di Kerch, percentuale passata al 2% nel 1921. Nel 1942, con l’avanzata dei tedeschi in Ucraina e Crimea, le minoranze nazionali qui presenti furono deportate con l’accusa di collaborazionismo; si parla di circa 5.000 cittadini, dispersi nei gulag della Siberia e del Kazakstan. Si calcola che sopravvisse solo il 20% della popolazione allora presente.

“Non possiamo che gioire insieme ai nostri fratelli e alle nostre sorelle di Crimea che vedono riaprirsi la pagina buia della loro storia - ci ha scritto Paolo Rausa, Presidente dell'Associazione Regionale Pugliesi di Milano - Non lasciamoli soli: occorre incalzare le autorità italiane perché completino il percorso con il riconoscimento della cittadinanza italiana”.

Alle vittime italiane dei Gulag il Comune di Milano ha dedicato il Parco Valsesianel novembre 2005, accogliendo la proposta di Gariwo e dei familiari di alcuni perseguitati.

24 settembre 2015

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