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Antivaccinismo e antisemitismo sono legati da sempre

La pandemia da coronavirus ha fatto emergere ancora una volta il legame tra antivaccinismo e antisemitismo: secondo alcuni studiosi, combatterlo è fondamentale per la cooperazione tra paesi nel mondo dopo la pandemia

In diversi paesi europei e negli Stati Uniti la campagna antivaccinale è stata ed è tuttora fortemente caratterizzata da narrazioni e immagini antisemite. Diversi studiosi che si sono occupati di questo tema hanno evidenziato le radici profonde del legame tra antivaccinismo e antisemitismo e le diverse forme con cui è emerso nel corso della storia. Secondo alcuni di questi studiosi, combattere questo legame è fondamentale per il mondo che uscirà dalla pandemia.

La storia dell’antivaccinismo è antica quanto i vaccini stessi. I primi comizi antivaccinali risalgono anzi alla fine del Settecento, con la diffusione della pratica dell’inoculazione: nel suo sermone intitolato “The Dangerous and Sinful Practice of Inoculation”, il reverendo inglese Edmund Massey descriveva l’inoculazione come una diabolica invenzione che avrebbe impedito a Dio di punire gli uomini per le loro colpe. Prima di lui, il reverendo americano John Williams aveva detto che i vaccini erano opera del demonio. Gli argomenti sono poi variati nel tempo: nell’Ottocento, per esempio, in Inghilterra nacque la Anti-Vaccination League, con migliaia di cittadini che si opponevano all’obbligo statale di vaccinare i propri figli contro il vaiolo. Ma come ha detto Mathias Berek, ricercatore al TU Berlin’s Center for Research on Antisemitism ed esperto di storia dell’ebraismo e dell’antisemitismo: “mi sono occupato moltissimo di critica ai vaccini prima e dopo il 1945 e una cosa è certa: se guardiamo all’antivaccinismo nel diciannovesimo secolo e alla situazione attuale, vediamo che gli argomenti sono cambiati pochissimo dal 1874 a oggi, e che l’antisemitismo resta una costante”. Per lo stesso motivo, il dipartimento di medicina della Emory University, in America, ha organizzato di recente un seminario intitolato Denying the Facts: Holocaust Denial and Vaccine Hesitancy. Similarities, Differences and Implications. In un articolo pubblicato qualche giorno fa sull’Atlantic, infine, la storica della scienza Edna Bonhomme ha raccontato le radici antisemite dell’antivaccinismo tedesco, facendo una panoramica storica su questo fenomeno e spiegando come antivaccinismo e pregiudizio razziale siano legati da sempre.

Le radici del legame tra antivaccinismo e antisemitismo hanno a che fare con l’eterna tendenza a fare degli ebrei un capro espiatorio, o a considerarli gli artefici di cospirazioni nascoste ai danni della massa. Durante l’epidemia del 1712-1713, spiega Bonhomme, la città di Amburgo aveva incluso nelle misure di sicurezza il divieto, per gli ebrei, di muoversi dalla città o di entrarci. Nell’800, l’arrivo del colera e soprattutto la scarsa conoscenza sulle sue origini diede adito a diverse e fantasiose teorie: mentre alcuni medici sostenevano che il colera derivasse dall’alcolismo, dalla paura o addirittura dalla tristezza, molti tedeschi accusavano gli ebrei di essere i responsabili della diffusione dell’epidemia. La teoria prese piede, e a metà dell’800 i luoghi dedicati ai vaccini ad Amburgo erano tappezzati di volantini antisemiti. Lo stesso antisemitismo caratterizzò l’arrivo del colera a New York. Come sottolineato di recente in un nostro editoriale, l’antisemitismo è infatti una costante storica, che caratterizza tutti i momenti di crisi, attraverso le epoche e in diversi paesi.

La pandemia da coronavirus è arrivata in un momento storico dominato da populismo e nazionalismo, in cui il “contratto sociale” tra cittadini e istituzioni – quella fiducia che più della conoscenza dei dati permette di credere alla scienza – è gravemente danneggiato. Questo ha reso il presente un momento ideale per il proliferare di teorie cospirazioniste e antiscientifiche, in buona parte caratterizzate da narrazioni antisemite. Si tratta di un fenomeno transnazionale, che coinvolge diversi paesi.

In Germania, un paese in cui, secondo un sondaggio del World Jewish Congress citato da Bonhomme, il 27% dei cittadini ha vedute antisemite e circa un terzo crede a teorie cospirazioniste, l’antivaccinismo ha dato terreno fertile all’antisemitismo. Una parte delle persone che hanno assaltato il parlamento tedesco lo scorso agosto per protestare contro le norme per contenere il contagio indossava bandiere del Secondo Reich. In Germania ha anche molto successo la teoria del complotto nota come QAnon, che vede la pandemia e le campagne vaccinali come un’unica cospirazione delle élite globali, comandate dagli ebrei, e i cui simboli sono spesso esplicitamente nazisti o fascisti. La sezione bavarese della Federal Association of Departments for Research and Information on Antisemitism, infine, ha riportato che durante una manifestazione a Norimberga uno dei manifestanti ha detto che sionisti e satanisti stavano cospirando contro la popolazione per mezzo di un’iniezione letale, riferendosi al vaccino.

In Inghilterra, lo scorso ottobre, il governo ha recentemente pubblicato un report intitolato From anti-vaxxers to antisemitism: Conspiracy theory in the COVID-19 pandemic, che ha analizzato il ruolo dell’antisemitismo nelle campagne antivaccinali britanniche portate avanti su blog e social media. Anche in questo caso, le teorie cospirazioniste parlano di un complotto ebraico in cui le restrizioni per il mantenimento del contagio e i vaccini servono a stabilire un “nuovo ordine mondiale sionista”. “Il governo e la società civile devono”, dicono le conclusioni del documento, “combattere il riemergere dell’antisemitismo che, come questo report dimostra, è presente nel 79% delle reti antivaccinali”. A conclusioni simili è arrivata anche la studiosa e giornalista Allison Kaplan Sommer in un recente articolo su Israele pubblicato su Haaretz.

Ci sono poi altre forme in cui l’antisemitismo si intreccia con le campagne antivaccinali, legate prevalentemente all’utilizzo e alla strumentalizzazione della narrazione vittimaria da parte di chi si oppone ai vaccini. Nella sua intervista su antivaccinismo e antisemitismo, Mathias Berek racconta di un fotomontaggio dell’entrata di Auschwitz fatto in Germania dal partito di destra Alternative for Germany (AfD) in cui alla scritta “il lavoro rende liberi” è stata sostituita la scritta “la vaccinazione rende liberi”, suggerendo un paragone tra il nazismo e le campagne vaccinali. La stessa cosa è avvenuta in Inghilterra, quando Piers Corbyn, il fratello del laburista Jeremy Corbin, ha diffuso un volantino che riprendeva un titolo del quotidiano Evening Standard, “Vaccines are safe path to freedom” e lo rappresentava all’entrata di Auschwitz, al posto della scritta originale. Allo stesso modo, manifestanti contro i vaccini hanno indossato magliette con la stella di David gialla al braccio con su scritto “ungeimpft”, “non vaccinato”, paragonandosi agli ebrei durante il nazismo. Questo”, ha detto Berek, “costituisce una forma secondaria di antisemitismo perché rappresenta un’oscena banalizzazione di quanto sofferto dagli ebrei”, in cui tra l’altro chi si rappresenta come vittima è a sua volta convinto di essere perseguitato da organizzazioni ebraiche. Secondo lo storico David Rudrum, “queste stesse teorie cospirazioniste sottoscrivono a loro volta un’altra teoria cospirazionista antisemita: la negazione dell’Olocausto”.

Secondo Lewis Arthurton, autore del report britannico su antivaccinismo e antisemitismo, “i tentativi di incolpare ‘l’altro’ per i problemi economici e sanitari legati alla pandemia da coronavirus porteranno inevitabilmente a una crescita dell’antisemitismo, proprio quando le nazioni avranno bisogno di essere più unite. Evidenziare il livello di antisemitismo tra gli antivaccinisti, quindi, è adesso di fondamentale importanza”.

5 maggio 2021

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