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Il vocabolario militare della propaganda e il cambiamento delle norme linguistiche

una riflessione da ROAR (Russian Oppositional Arts Review )

Da aprile, il sito web della Russian Oppositional Arts Review (ROAR) ospita tutti gli intellettuali che non possono parlare liberamente in Russia contro la guerra in Ucraina. In questa pagina, in cui i testi sembrano essere stati digitati da una macchina da scrivere, sono pubblicati saggi, una poesie, musiche, immagini. O riflessioni, come nel caso dell'articolo che proponiamo di seguito tradotto da Tatiana Pepe

L'attacco della Russia all'Ucraina del 24 febbraio non rappresenta soltanto la violazione del diritto internazionale e della sovranità di un altro Paese, ma è anche la prova del crollo delle funzioni fondamentali della lingua come mezzo di organizzazione e comunicazione e come strumento di diplomazia e trattati.
Lo scoppio della guerra ha sconvolto milioni di persone in tutto il mondo. Ci si è ritrovati di fronte a un'impotenza del linguaggio, all'impossibilità di descrivere ed esprimere facilmente quello che si provava per quanto stava accadendo. Si è scoperto che le parole non bastano, che non riescono a sviscerare le esperienze profonde sorte sulle rovine della lingua della ragione.

Secondo Jerry Fodor la lingua è innanzitutto uno strumento per esprimere i propri pensieri, è un modo di pensare. Il cervello, con l'aiuto del linguaggio, fissa l'attività del pensiero, la spiega e la analizza; la lingua è dunque una sorta di "isola di salvezza", fa da bilancia. Senza il linguaggio, gli uomini difficilmente sarebbero in grado di organizzare una società fatta di legami sociali durevoli e di trasmettere l'esperienza e l'eredità culturale di generazione in generazione. Si andrebbe invece verso il dominio degli istinti animali e dei bisogni naturali proprio per la mancanza di mezzi efficaci di organizzazione sociale. Tra questi istinti c'è anche l'omicidio. Il linguaggio, e non le armi nucleari, è il deterrente evolutivo progettato per la cooperazione e la coesistenza. 

Sarebbe sbagliato considerare il 24 febbraio come la data iniziale dei cambiamenti all’interni della lingua russa; si tratta piuttosto di un apogeo. La propaganda sviluppata negli ultimi anni (se non decenni) è diventata un simbolo del degrado linguistico che sta procedendo a un ritmo sempre più sostenuto. Questo degrado si fonda sulla sostituzione di concetti, la distorsione dei significati e la manipolazione linguistica; subito dopo lo scoppio della guerra, c'è stata persino una trasformazione dell'ortografia di base della lingua russa, sostituendo la “З" cirillica con la “Z" latina, simbolo dell' "operazione" in Ucraina. Queste sostituzioni sono state fatte sia nei nomi di alcune testate e giornali regionali, sia nel canale Telegram del Servizio federale per la supervisione delle comunicazioni, della tecnologia, dell'informazione e dei mass media ("KuZbass", “RoskomnadZor, “Zabaikal’e"). Oltre a questo, colpisce un livello di aggressività linguistica mai visto prima.“Nazismo", "denazificazione", "genocidio", "sterminio", "punitori", "combattenti nazisti", "divorare i propri figli" (durante la rivoluzione) e "giunta militare”, tutta questa retorica nera, orribile e disumana bombarda gli ascoltatori dei canali televisivi di Stato da 10 anni. Pochi di loro, purtroppo, riflettono criticamente sulle informazioni ricevute. 

Quando cerchiamo di capire quali sono gli obiettivi di questa vergognosa crudeltà linguistica e di questa odiosa provocazione linguistica, ne vengono alla luce due. E sono evidenti. Il primo è un chiaro incitamento all'odio e all'inimicizia (articolo 282 del Codice Penale della Federazione Russa); si cerca di risvegliare nelle persone una "rabbia cieca”, in cui si è spesso incapaci di controllare le proprie azioni. I concetti di "nazismo" e "genocidio" hanno una connotazione negativa nella mente della maggior parte degli uomini in ogni parte del mondo. Generano una serie di associazioni negative che evocano le immagini disumane dei crimini del fascismo. Per i russi, "nazismo" e "genocidio" sono argomenti particolarmente dolorosi per ragioni ben note. La Seconda guerra mondiale è entrata in ogni casa e in ogni famiglia. La libera manipolazione di questi concetti non può che avere l'obiettivo di far riaffiorare nella mente le immagini della Seconda guerra mondiale, facendo da innesco per associazioni e ricordi delle orribili testimonianze ad essa associate. Tendiamo a reagire con maggiore forza a concetti emotivamente carichi come questi, ma assieme ad essi, penetra nella coscienza sociale anche il loro contesto nocivo. In questa propaganda c'è una sostituzione dell'antagonista. Il "male mondiale" non è più la Germania nazista, ma l'Ucraina. E tutti i contesti e le rappresentazioni che lo accompagnano sono costruiti intorno all'"Ucraina nazista". I crimini perpetrati dal fascismo vengono studiati nelle scuole e nelle università di tutta la Russia e i suoi orrori sono descritti in moltissimi libri e nelle memorie dei testimoni oculari. Purtroppo sono ormai pochi i sopravvissuti alla Seconda guerra mondiale. Per questo motivo (sia in Russia che all'estero) ci troviamo di fronte a migliaia di rappresentazioni "individuali" del nazismo. Queste percezioni variano a seconda della cultura e della profondità della ricerca di ciascuno, ma tutti concordano su una cosa: il nazismo è disumano, spietato e orribile. La propaganda, facendo appello a tali immagini, e con esse alla memoria collettiva, fa sprofondare le persone nell'orrore. Il pubblico dei programmi politici e di informazione russi non effettua controlli incrociati sui concetti trasmessi dalla TV alla ricerca del vero significato delle parole e così sviluppa un'immagine distorta di ciò che sta accadendo in Ucraina. Di conseguenza, molti sono convinti della giustezza e della necessità dell'azione militare, in quanto finalizzata a distruggere i "nazisti". La propaganda è indottrinamento e pressione e agisce su chi non è in grado di avere una visione critica del mondo.

Il secondo obiettivo, che è in parte una conseguenza del primo, è mantenere la paura e la depressione nella popolazione. Un siffatto linguaggio intimidisce e spaventa. Alcuni esempi degli ultimi anni: "punitori", "nazionalisti", “Pravyj Sector” (2014), "militanti nazisti", "non sono uno Stato", "auto-radicalizzazione", "atrocità commesse dal regime” (2016), “vessazioni", "genocidio", "crimini sanguinosi", Nazisti", "giunta militare" , "ci prenderemo tutta l'Ucraina, completamente". Questo è un linguaggio di forza, potere e superiorità. Nel discorso ai soldati ucraini Vladimir Putin ha detto: "I vostri padri, nonni e bisnonni non hanno combattuto contro i nazisti, difendendo la nostra patria comune, affinché i neonazisti di oggi prendessero il potere in Ucraina. Avete giurato fedeltà al popolo ucraino e non alla giunta militare che sta derubando e vessando l’Ucraina". In queste parole sono evidenti la manipolazione della memoria culturale e del ricordo della Seconda guerra mondiale da un lato, e l’utilizzo di un gergo emotivo dall’altro.

Negli anni '30 e '40 Victor Klemperer scriveva: "Il linguaggio del Terzo Reich cerca di privare l'uomo della sua individualità, di stordirlo, di trasformarlo in un'unità del branco senza cervello e senza volontà, che viene frustata e guidata in una certa direzione". Questo è il linguaggio del fanatismo di massa. È la retorica della propaganda di stato russa che ora mira a "stordire" il pubblico e ad avvelenare la sua salute mentale. Tra l'altro, tutti questi concetti sono al di fuori del vocabolario attivo della maggior parte dei parlanti russi (la frequenza della parola "nazismo” è di 2,3 milioni, mentre quella della parola "pace” è di 714 milioni). La ripetizione infinita di queste parole, come mantra di guerra, si radica nella mente. Prima o poi diventano unità attive nel vocabolario del parlante, modificando il suo vocabolario mentale. Inoltre, questa retorica viene utilizzata per dimostrare la "forza" e il "potere" dello Stato, creando nel parlante la fiducia in un sentimento di sicurezza e protezione. Allo stesso tempo, a causa dell'assenza nel lessico attivo di questi concetti usati dalla propaganda, il parlante viene sopraffatto da questo attacco, non essendo in grado di determinare le etimologie di concetti complicati e i contesti del loro uso. Bisogna solo affidarsi all'esperienza, che dipende da molti fattori: ampiezza e profondità delle conoscenze, istruzione, attitudini personali e storia familiare. Dipenderà da questo, ad esempio, se l'oratore sarà in grado di trasferire la sua conoscenza della giunta militare in Myanmar alla situazione attuale e stabilire che il sistema statale ucraino non ha nulla in comune con essa. O, ad esempio, che è improbabile che un ebreo diventi un nazista. 

La frequenza d'uso dei concetti sopra citati è aumentata drasticamente negli ultimi anni e molti ascoltatori e lettori riconoscono e reagiscono a queste parole chiave; il piano visionario della retorica di stato russa è un aumento sistematico e graduale dell'aggressione linguistica e dell’introduzione di un lessico estremamente ostile su tutte le piattaforme possibili. Di conseguenza in Russia si sta formando uno spazio artificiale creato linguisticamente, una sorta di zona grigia, dove le persone convinte della correttezza della guerra, intossicate e scoraggiate, sono tenute in ostaggio. E questo spazio è estremamente teso e carico di negatività, perché i suoi abitanti sono in grado di esprimere la loro rabbia utilizzando gli strumenti linguistici della propaganda. Le parole chiave rimarranno le stesse, la retorica non cambierà, ma servirà a giustificare vere e proprie azioni aggressive.
L'umanità è logocentrica. Viviamo all'interno di codici linguistici definiti e utilizziamo un linguaggio socialmente stratificato. Così, ad esempio, gli abitanti delle grandi città parlano per lo più una lingua che non è identica a quella dei piccoli paesi, gli scienziati e i professori universitari non parlano la stessa lingua dei parlanti non istruiti. Ma adesso c'è una frattura delle norme linguistiche individuali consolidate, la comparsa di concetti estranei al linguaggio quotidiano.

L'introduzione aggressiva di concetti estranei, culturalmente ed emotivamente caricati negativamente, crea uno squilibrio. Lo schema linguistico abituale viene stravolto e, poiché il parlante ha bisogno di trovare conforto nel "linguaggio come mezzo di pensiero", i concetti pregni di odio vengono integrati nel discorso quotidiano, perdendo così per il parlante il loro significato culturale, storico ed etimologico. Questo è probabilmente uno dei motivi per cui è stato rimosso qualsiasi riferimento all'Ucraina dai libri di testo di storia russa.
In sintesi, bisogna ammettere con rammarico che non saranno solo la guerra, la crisi economica senza precedenti e il crescente isolamento della cultura russa a cambiare per sempre la società russa e a lasciare il segno. Cambierà anche la lingua, con l’introduzione di nozioni distorte e alterate, causate da una propaganda anti Ucraina senza precedenti. E dopo la guerra, queste nuove connotazioni negative metteranno le proprie radici nella coscienza del popolo russo. È la nuova disgrazia che colpirà tutti i parlanti russi incapaci di resistere a questa tendenza.

15 luglio 2022

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