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Dragica Aleksa, curare i traumi di guerra combattendo per la pace

di Tatjana Dordevic Simic

Qualche tempo fa mi è capitato casualmente di partecipare alla presentazione del libro Dragica iz Berka, Pučka mirotvorka (Dragica di Berak, pacifista del popolo) degli autori Juliana Mladenovska Tešija e Goran Božićević. La presentazione, durante la quale si è discusso di guerra e pace dal punto di vista di una donna contadina, è stata organizzata da una serba e una croata, due donne che vivono nello stesso villaggio e che sono membri del gruppo del Centro degli studi della pace di Zagabria.

Quando l’ho incontrata, Dragica Aleksa mi ha detto che tutto quello che ha fatto nella vita l'ha fatto per dispetto. Si sposò perfino, per ripicca, con un contadino e divenne così anche lei una contadina. Nel piccolo villaggio di Berak, vicino Vukovar, ha vissuto felice e pacificamente fino allo scoppio della guerra nel ’92.

Dragica ha vissuto in esilio con la sua famiglia per sette anni. Quando è tornata nel suo villaggio, nel 1997, si è unita alle équipe per la pace del Centro per la pace di Osijek, credendo che questo fosse l'unico modo per curare i traumi di guerra.

Non so se sempre per rivalsa o per qualcos’altro, è impegnata da quasi trent’anni nella riconciliazione tra le persone che hanno vissuto i traumi di guerra e che quando tutto è finito sono tornate a Berak. Qui è stato commesso uno dei crimini più terribili, in cui 56 croati furono uccisi. Berak è anche famoso come il posto dove le milizie serbe hanno costruito una discoteca in una chiesa cattolica, dove hanno violentato molte donne e uomini del villaggio.

Mentre sfogliavo il libro e ascoltavo Dragica parlare piano, ho pensato alla forza di quella donna che, come racconta, è rimasta seduta a piangere per giorni, davanti alla sua casa svaligiata, seduta su una cassa di birra invece che su una sedia. Stava facendo la conta, casa per casa, di quanti tra i suoi vicini fossero stati uccisi o scomparsi.

È durata così fino al momento in cui ha deciso di iscriversi ad un workshop organizzato dal Centro per la pace. Come lei stessa dice, all’epoca non sapeva nemmeno cosa significasse la parola "workshop”, che associava al lavoro manuale, come il lavoro a maglia.

Dopo qualche anno ha fondato l'associazione "Luč", grazie alla quale ha lanciato numerosi progetti nella regione di Vukovar-Srijem, da dove proviene, ma anche in tutta la Croazia.

Invece dell'odio, questa donna ha scelto la riconciliazione. Per il suo attivismo nel 2005 è stata nominata per il Premio Nobel per la Pace, grazie all'iniziativa del parlamento svizzero di nominare per il premio soprattutto le donne. Dragica è stata nominata con altre cinque donne dalla Croazia per il loro grande impegno nella costruzione della pace attraverso la promozione della non violenza, il rispetto dei diritti umani e la tolleranza, specialmente nelle aree colpite dalla guerra.

Oggi Dragica ha settant'anni ed è in pensione, ma è ancora attiva nella sua missione per promuovere la pace. Una delle cose più importanti per lei è “la preghiera interreligiosa”, di cui è fondatrice. La preghiera si tiene da dodici anni nel suo villaggio Berak per connettere credenti di diversi paesi e diverse identità religiose, riunendoli per la comunione e il dialogo, sull'esempio della preghiera di Assisi, fondata da Papa Giovanni Paolo II.

Eppure, ancora oggi, nel suo villaggio, dopo tutti questi anni, Dragica non è una persona ben accettata.

“Era difficile, e lo è ancora oggi", mi dice e aggiunge che non è facile vivere in un ambiente dove ci sono persone per le quali lei è una persona non grata. In un'occasione, recentemente, le autorità del municipio non le hanno concesso la sala comunale per presentare il suo libro "a causa di imprevisti", come le si sono giustificate. Di libri ne ha scritti molti.

In un'altra occasione, quando ha voluto partecipare a un concorso regionale, le è stato detto che il processo di riconciliazione e di pacifica reintegrazione nella regione croata di Vukovar-Srijem è terminato da tempo e che non c'era bisogno di lavorarci. Questo è accaduto nel 2007.

In Croazia si dice spesso che il processo di ricostruzione del paese dopo la guerra è terminato da tempo. Sembrerebbe proprio di sì, eppure in quei luoghi in cui ci sono ancora molte case mai ristrutturate e che sono rimaste vuote per decenni.

Proprio come il villaggio serbo di Krupa, nel mezzo della splendida natura del parco nazionale del Velebit, dove Silvana e Milica hanno organizzato la presentazione del libro di Dragica. Il viaggio ospita anche uno dei più antichi monasteri ortodossi del XIV secolo, il monastero di Krupa. Prima della guerra, vivevano qui centinaia di persone, ora sono solo una sessantina. Alcuni di loro sono venute per incontrare Dragica.

"Essere un profeta nel tuo villaggio è difficile. Qualcuno molto più intelligente di me l'ha detto una volta. Non mi arrendo facilmente e quindi posso dire solo che questa non è la fine", ha detto questa donna contadina, il cui senso della vita è combattere per la pace, anche quando sembra impossibile.

22 agosto 2022

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