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Storie di dissidenti uiguri fuori dai confini della Cina

La Cina perseguita dissidenti e attivisti uiguri con arresti e ritorsioni contro i familiari

Yidiresi Aishan è un ingegnere informatico uiguro di 33 anni e padre di tre figli; dal 2012 vive in Turchia, dove lavora come web designer. Aishan è anche attivista: lavora a un giornale online della diaspora uigura, raccogliendo testimonianze sulla repressione cinese nella provincia dello Xinjiang e aiutando altri attivisti a massimizzare la loro presenza sui media. La sua è una storia di fughe e arresti: secondo le autorità cinesi, è un terrorista.

Il 19 luglio 2021 ha lasciato la Turchia dopo ripetuti arresti, solo per essere detenuto di nuovo non appena atterrato a Casablanca, in Marocco. La polizia marocchina ha affermato di essere stata incaricata dall’Interpol, l’Organizzazione Internazionale della Polizia Criminale, e la direzione della sicurezza nazionale del Marocco ha riferito che l’uomo arrestato era “oggetto di una segnalazione emessa dall’Interpol a causa della sospetta appartenenza a un’organizzazione che figurava nelle liste delle organizzazioni terroristiche”. Sebbene la polizia marocchina non abbia specificato il nome dell’uomo arrestato, l’organizzazione non governativa Safeguard Defenders, specializzata in detenuti dalla Cina, lo ha identificato come Aishan.

La segnalazione, relativa alla lista dei più ricercati dall’Interpol, è stata emessa su richiesta della Cina, che stava cercando di ottenere la sua estradizione, sulla base di un trattato di estradizione che Cina e Marocco avevano firmato nel 2017. Gli attivisti affermano che l’arresto di Aishan è una mossa politica nell’ambito della campagna cinese per dare la caccia a chi è percepito come dissidente al di fuori dei confini del Paese. Il caso di Aishan “non è raro”, come ha detto Peter Dahlin di Safeguard Defenders: in realtà, è uno dei tanti altri dissidenti uiguri che vivono allestero e sono presi di mira dalla Cina sulla base delle segnalazioni emesse dallInterpol. Nell’aprile di quest’anno, per esempio, un adolescente cinese che dichiara di essere residente permanente negli Stati Uniti è stato arrestato all’aeroporto di Dubai; a maggio, uno studente cinese di 19 anni di nome Wang Jingyu è stato liberato, dopo essere stato arrestato in seguito ad alcuni suoi commenti online sugli scontri fra le forze cinesi e indiane: ora vive nei Paesi Bassi.

Arrestare i dissidenti all’estero è solo uno dei modi in cui le autorità cinesi mettono a tacere chi parla di ciò che sta accadendo nello Xinjiang, che la Cina descrive come una “guerra al terrorismo” e che sia il Parlamento Europeo che il Dipartimento di Stato americano hanno definito “genocidio”.

Di recente, The New York Times ha riferito di come diversi attivisti uiguri che vivevano allestero e avevano denunciato lazione della Cina nello Xinjiang avessero scoperto che i loro parenti in patria erano stati arrestati o, in alcuni casi, addirittura uccisi. È successo a Mihriay Erkin, scienziata agraria di 30 anni morta nello Xinjiang in circostanze misteriose. Era la nipote di Abduweli Ayup, attivista uiguro che vive in Norvegia. Sebbene il governo cinese abbia attribuito la morte di Mihriay a una malattia, sia lo zio che la famiglia e gli amici ritengono sia morta sotto la custodia del governo, come ritorsione contro l’attivismo di Abduweli Ayup. Mihriay Erkin non è stata la prima parente di Ayup ad essere presa di mira dalle autorità cinesi: anche i suoi due fratelli sono stati arrestati come ritorsione per i suoi tentativi di pronunciarsi contro la violenza cinese nello Xinjiang. “Il governo cinese”, ha detto Ayup, “sta usando la morte, sta usando queste minacce per farci tacere, per farci perdere la speranza”.

Le testimonianze degli uiguri d’oltremare costituiscono una prova sempre più corposa degli abusi cinesi nello Xinjiang, che hanno portato i governi nazionali a imporre sanzioni e organi internazionali quali il Parlamento Europeo a scrivere che “potremmo essere di fronte al perpetrarsi di un genocidio”. Prendendo di mira i parenti degli uiguri dissidenti all’estero, la Cina cerca di mettere a tacere queste voci. Dopo tutto, il partito comunista cinese ha fatto rappresaglie contro i parenti dei dissidenti anche in passato. È successo a Liu Xia, che ha trascorso otto anni agli arresti domiciliari quando il marito Liu Xiaobo è stato insignito del Premio Nobel per la Pace. Analogamente, Dolkun Isa ritiene che il fratello minore Hushtar, condannato all’ergastolo, sia vittima di ritorsioni contro il suo attivismo. Inoltre, Radio Free Asia afferma che oltre 50 parenti dello staff uiguro, che lavorano per il servizio linguistico uiguro, sono stati arrestati nello Xinjiang. The New York Times riferisce inoltre della sorella di Rushan Abbas, attivista uiguro americano, condannata a dicembre a 20 anni di detenzione per terrorismo.

Traduzione di Valentina Gianoli 

31 agosto 2021

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