Razan Zaitouneh (1977)

Razan Zaitouneh (1977)

Razan Zaitouneh, nata il 29 aprile del 1977, è un avvocato e un'attivista per i diritti umani in Siria. Nel 2005 ha fondato Damasco la Syrian Human Rights Information Link, associazione impegnata nella documentazione delle violazioni dei diritti umani nel Paese. A causa del suo impegno nella difesa dei diritti umani, già dal 2002, le fu vietato di lasciare il Paese.

Successivamente, Razan si impegnò anche supportando e aderendo al “Comitato dei famigliari dei prigionieri politici in Siria”. Oltre ad essere stata una delle fondatrici dei “Comitati di coordinamento locale” - la più grande organizzazione di opposizione all'interno della Siria, che fin dal 2011 aveva organizzato manifestazioni pacifiche in tutto il Paese - allo scoppio della “Primavera siriana” fondò anche il VDC, Centro per la documentazioni delle violazioni in Siria, un'organizzazione che ha tenuto il conto delle vittime del conflitto, dando loro un nome e un volto, e divulgato rapporti sulle condizioni di detenzione in Siria.

Per il suo impegno e il suo grande valore morale, Razan Zaitouneh è stata insignita di numerosi premi, come il Sakharov Prize for Freedom of thought e il premio Anna Politkovskaya nel 2011, e l'International Women of Courage Award nel 2013.

Nel dicembre del 2013, Razan è stata sequestrata da gruppi estremisti jihadisti a Ghuta, una zona periferica di Damasco, insieme a 3 collaboratori: Wael Hammadeh - marito di Razan, più volte arrestato dal regime siriano -, Samira Khalil e Nazem Hammadi. Da quel momento di loro non si hanno più notizie.

Dopo il sequestro di Razan, le Nazioni Unite hanno sospeso il conteggio delle vittime in Siria.

Il suo rapimento è stato un duro colpo per la società civile siriana, per cui Razan era un simbolo della ribellione pacifica contro l'estremismo. "La sua sparizione ha segnato un passo avanti verso la completa radicalizzazione tra due foze del male: il regime e i fanatici islamisti - ha dichiatato dopo il rapimento di Razan il portavoce del Comitato di coordinamento locale, Assaad al-Achi -. L'unica speranza ora è che lo sdegno per quanto le è accaduto riesca a unire le persone per emarginare, uan volta per tutte, tutti gli estremisti".

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