Henry Morgenthau (1856 - 1946)

Henry Morgenthau (1856 - 1946)

Avvocato di origine ebraica nato a Mannheim nel 1856 da una famiglia numerosa di ricchi industriali del tabacco,  emigrata negli Stati  Uniti nel 1866, si laurea in legge alla Columbia University di New York e diviene un brillante professionista.

Membro attivo del Partito Democratico si segnala per la sua intelligenza politica. Appoggia nel 1913 l’elezione del presidente Woodrow Wilson di cui ammira  l’impegno riformatore e la lotta alla corruzione. Nello stesso anno  viene nominato ambasciatore degli Stati Uniti nell’Impero Ottomano, a Costantinopoli, sede del governo della  Sublime Porta. I "Giovani Turchi" stavano progettando in Turchia la soluzione definitiva della “questione armena”, minoranza cristiana presente sul territorio da tremila anni, che aveva osato esprimersi politicamente chiedendo riforme e parità di diritti, quindi ribelle.
L’ambasciatore Morgenthau è uno dei rari testimoni di verità, a contatto diretto con gli organizzatori del “crimine senza nome”, con la possibilità di seguire quotidianamente strategia e messa in atto del genocidio di un popolo, operato contestualmente alla distruzione delle prove affinché nel futuro non si potesse sostenere né l’intenzionalità né la realtà dello sterminio.

Grazie ai contatti personali stabiliti con i leader del governo dei "Giovani Turchi", in particolare con il ministro degli interni Talaat Pascia, interviene senza successo, durante il suo mandato, nel tentativo di evitare il crimine. Henry Morgenthau non può fermare i carnefici. Lo scoppio della prima guerra mondiale, il partito unico al potere che emana i decreti legge di deportazione degli armeni e di confisca dei beni, senza la ratifica del parlamento, facilitano l’attuazione del genocidio. Respingendo il concetto di “colpa collettiva”, in un celebre dialogo con Talaat riportato nelle Memorie, l’ambasciatore chiede: “Supponiamo pure che alcuni armeni vi abbiano tradito, perché eliminare vecchi, donne, bambini?”. “Non possiamo evitarlo” -  risponde Talaat – “gli innocenti di oggi saranno i colpevoli di domani”; e a Enver Pascia che lo rimprovera - poiché come ebreo non avrebbe dovuto avere tanto a cuore la sorte dei cristiani - Morgenthau risponde: “io mi appello a voi non in nome di una razza, di una religione, ma in nome dell’umanità!” Nel 1914, per lo stesso motivo aveva salvato migliaia di ebrei in Palestina.

A quel punto la sua scelta non può che essere quella dell’impegno umanitario. Invia aiuti sulle strade della deportazione, soccorre i superstiti, raccoglie lettere e petizioni dei deportati,cerca di organizzare treni per rimpatriare gli stranieri residenti mescolati agli armeni , ferma l’attacco sferrato ad alcune istituzioni educative, organizza il salvataggio degli orfani. I rapporti sistematici ricevuti dai consoli americani dislocati nelle varie città dell’Anatolia e inviati da Morgenthau a Washington, costituiscono una vera e propria  fonte documentaria,  unitamente  alle sue memorie personali raccolte nel Diario, straordinaria testimonianza di verità per il popolo armeno. In un dispaccio inviato al Dipartimento di Stato il 16 luglio del 1915, Henry Morgenthau dichiarava: “la campagna di sterminio razziale di un popolo sta progredendo notevolmente!”; e nel dicembre dello stesso anno scrive:” Il mio fallimento nel fermare la distruzione degli armeni ha trasformato la Turchia in un luogo di orrore e io sono arrivato alla fine delle mie risorse”. Amarezza, inquietudine e grande prostrazione sono i sentimenti che accompagnano Morgentahu al suo rientro, nel 1916, negli Stati Uniti.

A partire dal 1917, dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti, organizza conferenze e incontri per far conoscere il massacro degli armeni; pubblica numerosi articoli sul New York Times e si dedica alla scrittura delle sue Memorie. Raccoglie fondi per i sopravvissuti, lavora a contatto con le missioni estere e i leader filantropici, sostiene gli sforzi dell’American Committee for Relief  che si occupava di ritrovare gli orfani dispersi nel deserto o schiavizzati, per trasferirli negli orfanotrofi e  nei campi di raccolta . Solo nel 1918 riesce a rendere pubbliche le documentazioni sul massacro degli armeni, e a pubblicare il libro Ambassador Morgenthau’s Story che prima dell’entrata in guerra degli Stati Uniti era stato sottoposto a censura. Di particolare importanza il  capitolo intitolato “The murder of a Nation”, in cui Morgenthau analizza la metodologia genocidaria, messa a punto anche grazie all’aiuto offerto ai turchi dai consiglieri tedeschi, e denuncia il ruolo e le responsabilità della Germania alleata della Turchia nella prima guerra mondiale.  Appoggia il progetto del presidente Wilson e i 14 punti presentati nel 1918 per costituire la Società delle Nazioni, organismo che avrebbe dovuto preservare la pace  (nel 1919 Woodrow Wilson sarà insignito del premio Nobel ). Morgenthau riafferma il valore del principio di autodeterminazione dei popoli e della salvaguardia dei diritti umani. 

Nel 1919 partecipa ad una missione investigativa sui pogrom contro gli ebrei in Polonia e contemporaneamente lavora per il rimpatrio degli armeni sopravvissuti che continuano a morire di fame e di epidemie, progetto al quale Herbert Hoover era contrario. Ottiene comunque che venga inviata una Commissione, capeggiata dal generale Harbord che attraverserà i territori dell’Impero ottomano, teatro del genocidio, per studiare la situazione dell’eventuale  rimpatrio e le condizioni politiche ed economiche dell’area anatolica della Turchia e dell’Armenia subcaucasica. Harbord al suo ritorno consegnerà al Dipartimento di Stato di Washington  una relazione dettagliata e ampia di quanto visto. La relazione costituisce una prova inconfutabile dello sterminio del popolo armeno. Un racconto di orrori, di violenze subite, di rapina, di distruzione che lascia tracce profonde negli stessi membri della Missione militare Harbord e scioglie ogni dubbio sulla premeditazione dell’operazione di pulizia etnica portata a termine dai "Giovani Turchi".

L’ambasciatore Morgenthau si batte nel 1920  per la creazione dell’”Armenia di Wilson”, uno Stato armeno nel cuore dell’Anatolia,  la grande Armenia anatolica, costituita sulla carta grazie alla protezione americana e al mandato chiesto da Wilson, che tuttavia il Senato non ratifica. Non viene ratificato nemmeno il trattato  di Versailles. Il pragmatismo politico delle grandi potenze era ormai orientato a servirsi del kemalismo in funzione antisovietica. Nel dicembre del 1920 il presidente Wilson nomina Henry Morgenthau suo personale mediatore per tentare di salvare ciò che restava dell’Armenia dall’attacco delle truppe riorganizzate da Mustafa Kemal, ma è troppo tardi: l’Armenia è spartita tra la Russia sovietica e la Turchia kemalista.

Dopo l’incendio di Smirne del 1922, Morgenthau si adopera per soccorrere i profughi armeni e greci.

Il trattato di Losanna del 1923 non fa menzione dell’Armenia.

Henry Morghenthau muore a New York il 25 novembre del 1946 all’età di 90 anni.
La sua terra tombale, raccolta da Pietro Kuciukian durante una toccante cerimonia alla presenza dei famigliari dell’ambasciatore nel cimitero di Mount Pleasant di New York, è stata tumulata a Yerevan nel Muro della Memoria di Dzidzernagapert il 23 aprile del 1999, alla presenza del nipote Henry Morgenthau III.

Le memorie dell’ambasciatore sono oggi disponibili in italiano: Henry Morgenthau, Diario. 1913-1916. Le memorie dell’ambasciatore americano a Costantinopoli negli anni dello sterminio degli armeni, Guerini e Associati, Milano 2010.

preview

Produzioni multimediali per presentare personaggi, storie, luoghi, eventi che hanno segnato la storia dell'Europa e delle regioni ai suoi confini.
Interviste, film, documentari, mostre, trailer.

preview

Istituti di ricerca privati e pubblici, associazioni culturali, musei, memoriali, dedicati alla memoria e alla storia del proprio passato e dell'Europa, divisi per nazione.
Recapiti,  link e immagini.

preview

Documenti in originale riprodotti per la consultazione.
Fonti autografe, lettere, diari, dediche, fotografie, frontespizi, articoli d'epoca, messaggi, fonogrammi, autorizzazioni e ordini governativi, militari e amministrativi, altri reperti archivistici.

Wefor è il sito dedicato alle figure di resistenza morale ai totalitarismi. I Giardini virtuali dei Giusti d'Europa e la sezione didattica YouFor sono l’anima di questo progetto realizzato da Gariwo, la foresta dei Giusti. Con l’istituzione della Giornata europea dei Giusti da parte del Parlamento di Bruxelles, Wefor ha trovato il suo più alto riconoscimento.