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Di' la verità anche quando la tua voce trema

Daphne Caruana Galizia
Bompiani, 2019

Quando Daphne Caluana Galizia si avvicinò al giornalismo, si rese conto che a Malta l’informazione era piatta e distaccata dalla realtà. Sui giornali, “aridi come la polvere”, non figuravano le speranze, le paure e le opinioni dei suoi compatrioti. Eppure il piccolo stato nel cuore del Mediterraneo meritava un’attenzione mediatica puntuale. Erano gli anni Novanta e da ex colonia britannica Malta si stava trasformando in un paradiso fiscale. Ai problemi vecchi (corruzione, mancanza di trasparenza nella gestione pubblica) si andavano ad aggiungere lo sfruttamento dei lavoratori stranieri, la deregolamentazione per le multinazionali che volevano investire sull’isola, transazioni finanziarie quanto meno discutibili, l’aumento di casi di riciclaggio di denaro.

In questo contesto, in pochi anni Daphne era diventata l’unica reporter indipendente dell’isola a occuparsi di finanza e corruzione, mettendosi contro politici e amministratori di grandi fondi di investimento. E a tre anni da quel 16 ottobre 2017, quando la Peugeot con la quale Daphne stava allontanandosi di casa esplose lasciandola senza vita, leggere “Di’ la verità anche quando la tua voce trema” è molto importante: sia per onorare la memoria di una delle più coraggiose giornaliste europee, sia per dare continuità al suo lavoro di inchiesta, oggi portato avanti dalla Fondazione a lei intitolata e portata avanti dal marito e dai suoi figli.

Il volume racchiude alcuni dei post più significativi del suo blog “Running Commentary”, più considerazioni dei suoi figli, che restituiscono quella dimensione privata fondamentale per capire l’umanità e le fragilità che si nascondono dietro i grandi giornalisti.

“Ci sono corrotti ovunque si guardi, la situazione è disperata”. Così si chiudeva l’ultimo post di Daphne Caruana Galizia sul blog, pubblicato alle 14.35 del 16 ottobre 2017. Muore pochi minuti dopo e quella frase diventa un testamento consegnato ai lettori e, più in generale, ai cittadini maltesi.

Sulle migrazioni scriveva che “mentre il numero delle persone che giungono sulle nostre spiagge continua a crescere, il risentimento nei loro confronti è destinato ad aumentare, anche tra coloro che sarebbero altrimenti considerati persone buone, gentili e perbene. Questi immigrati vengono percepiti come una minaccia, come un fardello che pesa sulle nostre limitate risorse e come un pericolo per lo status quo, in quanto diversi. È lo stesso modo in cui gli ebrei venivano visti nella Germania nazista, cosa che consentì agli addetti alla propaganda di Hitler di spogliarli della loro umanità perché non fossero nemmeno più percepiti come persone”.

Descrive la sua amata isola come quella del Signore delle mosche di Golding e, citando la Bibbia, si chiede sarcasticamente come mai “quando Paolo di Tarso (che allora non era ancora un santo) e i suoi compagni fecero naufragio a Malta non vennero presi a bastonate, rinchiusi in un’area recintata e insultati, mentre la popolazione chiedeva a gran voce di ucciderli e ributtarli in mare (o, perlomeno, di rimandarli da dove erano venuti). È chiaro che allora i nativi erano più amichevoli di oggi”.

Nei suoi articoli, e quindi nel libro, ci sono nomi e cognomi, da John Dalli a Joseph Muscat e Kristian Kalin (accusati di pianificare la vendita della cittadinanza a personaggi facoltosi), passando per la Pilatus Bank e H&P.

Il volume è ricco (oltre 400 pagine) e manca di organicità, le inchieste documentate si mischiano con le emozioni (per lo più di indignazione) dell’autrice e con i ricordi dei figli ma, come scrive Saviano nella prefazione, “spesso, quando si è costretti a usare la parola in una militanza quotidiana, imposta dall’agenda dei fatti di cronaca, si rischia di vedere il percorso in frammenti: per riunire questo mosaico in una visione più ampia è necessario raccoglierlo in un libro”.

In attesa che la giustizia faccia il suo corso, si spera il prima possibile, rimangono ferme e imprescindibili le parole usate dal figlio Paul per descrivere la madre nell’introduzione del volume: “Nostra madre voleva portare Malta a uno standard più elevato. Voleva che pretendessimo di piùdai nostri politici, dal nostro paese e gli uni dagli altri. […] In cambio, le fecero causa più e più volte, fu perseguitata e maltrattata senza sosta, fu vittima di incendi dolosi e violenze che fatichiamo a digerire ancora oggi, e tutto questo troppo spesso per mano delle stesse persone incaricate di proteggerla. In cambio, Daphne è stata assassinata”.

Joshua Evangelista

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