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Com'era bella questa utopia. Cronache dal gulag

Jacques Rossi
Marsilio, Venezia, 2003

Attraverso brevi racconti che per la loro essenzialità e concisione costituiscono veri e propri "frammenti di vita", Jacques Rossi evoca la sua storia drammatica nei campi di prigionia sovietici

Poliglotta e orientalista, dopo avere svolto un ruolo di servizio "tecnico" nell’organizzazione comunista internazionale del Komintern, nel 1937 viene richiamato a Mosca e imprigionato nelle galere di Stalin come "traditore del popolo e del comunismo". Da questo momento, Rossi trascorre più di vent’anni nel Gulag, diventandone cronista lucido e attento.

"Se ho vissuto più di vent’anni nell'inferno del Gulag - scrive Rossi - lo devo a una forza di volontà assoluta che mi ha spinto fin da subito a raccontare l’orrore dei lager sovietici". Ancora oggi fervente sostenitore della causa della giustizia sociale e dell’uguaglianza tra gli uomini e i popoli, con i suoi racconti cerca di farci comprendere non solo gli orrori dei regimi comunisti, ma anche i limiti della natura umana. Testimone integrale della tragedia del totalitarismo comunista, come Solzÿenicyn e Salomov, Rossi è tra le voci più autentiche e scomode del nostro tempo.

Jacques Rossi, francese di nascita (1909), segue la madre in Polonia. A sedici anni diventa membro del Partito comunista clandestino polacco. Grazie al suo talento di poliglotta (otto lingue) viene chiamato a svolgere un ruolo tecnico all’interno del Komintern che gli affida diverse missioni segrete. Nel 1937, in piena guerra di Spagna, viene richiamato a Mosca e accusato di tradimento. Fino al 1961 passerà ventiquattro anni della sua vita nei Gulag sovietici. Tornato in libertà, dedica la sua vita a denunciare gli orrori del regime comunista, proprio perché non si sente di ripudiare la parte nobile del pensiero di Marx. Oltre Com’era bella quest’utopia, scrive un Manuel du Goulag (Parigi 1997), Fragments de vies (Parigi 1999), e con M. Sarde Jacques, le français, pour mémoire du Goulag (Parigi 2002). Oggi vive a Parigi, in un istituto geriatrico, solo e dimenticato dalle grandi correnti della cultura occidentale. La sua denuncia rimane ancora troppo inascoltata.

Dal sito Marsilioeditori.it

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