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Cittadinanza italiana a Svetlana Volynsky

nipote di Gino De Marchi

Mercoledì 15 dicembre nel Comune di Fossano si è tenuta la cerimonia di giuramento per il conferimento della cittadinanza italiana a Svetlana Volynsky, la nipote di Gino De Marchi, un regista di Fossano vittima della repressione sovietica.

La storia di Gino de Marchi e di sua figlia Luciana è ricostruita nel libro di Gabriele Nissim Una bambina contro Stalin. L'italiana che lottò per la verità su suo padre, edito da Mondadori.

UNA BAMBINA CONTRO STALIN

Gino De Marchi, regista cinematografico nato a Fossano, era un militante del Partito comunista, emigrato in Russia neI 1921. Nel 1922 fu accusato ingiustamente di essere una 'spia dell'Italia fascista' e nel 1937, durante i processi staliniani, fu di nuovo arrestato con la stessa imputazione. Sottoposto a incalzanti interrogatori, De Marchi nega con fermezza di aver svolto attività di spionaggio. Viene condannato, senza processo, alla pena capitale e fucilato.
La moglie Vera, all’oscuro di quanto sta accadendo, viene convocata alla Lubjanka e, terrorizzata dalle minacce degli inquirenti, decide di prendere le distanze da lui e in seguito di divorziare. Luciana, la figlia tredicenne, molto legata al padre, compie invece la scelta opposta: lo aspetterà per anni, dedicando l’intera esistenza alla sua ricerca e alla difesa della sua memoria. In un primo tempo, pur così giovane, lotterà con tutte le forze per difenderlo da quella che reputa un’evidente ingiustizia, poi, dopo il 1956, informata della morte di colui che aveva tanto atteso e al quale aveva scritto giorno dopo giorno, si propone di ricostruire una storia interrotta all’improvviso, ridandole un senso. Luciana scopre la tragica verità sulla morte del padre solo nel 1996: Gino De Marchi non era morto di peritonite in un GULag, come sosteneva la versione ufficiale, era invece stato fucilato a Butovo, nei pressi di Mosca, il 3 giugno 1938 e a denunciarlo erano stati anche alcuni comunisti italiani.

Per Luciana De Marchi Il conferimento della cittadinanza italiana a sua figlia rappresenta un importante passo per la riunificazione della famiglia di Gino De Marchi

17 dicembre 2010

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Difesa della dignità umana

contro le derive totalitarie

In Protesi, della raccolta I racconti di Kolyma, Varlam Shalamov fa dire al protagonista, detenuto nel gulag, rivolto ai carnefici che volevano spogliarlo di tutto: "No, l'anima non ve la do!".In questa frase è racchiusa l'essenza dei Giusti: coloro che rifiutano di "vendere l'anima" nelle situazioni estreme, pur con la paura di passare nel campo delle vittime o di non avere più scampo, di fronte alle persecuzioni, all'odio, alle discriminazioni.
La difesa della dignità umana risulta così innanzitutto difesa di se stessi, della propria integrità morale, anche nel momento in cui si soccorre un altro essere umano. Per questo possiamo affermare che è giusto il gesto di chi salvaguarda la dignità delle vittime e insieme la propria umanità. Parafrasando la celebre frase del Talmud: "Chi salva una vita salva il mondo intero", possiamo dire che "salva il mondo intero chi salva se stesso", non difendendo la propria vita, ma l'anima, in ascolto della voce autentica della coscienza
Nel gulag raramente si poteva compiere un gesto di soccorso verso un altro prigioniero, ma ogni giorno si poteva cercare di opporsi al processo di disumanizzazione messo lucidamente in moto dal meccanismo perverso del campo di lavoro.

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