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Tadeusz Mazowiecki, il ricordo

di Annalia Guglielmi

 Tadeusz Mazowiecki e Annalia Guglielmi

Tadeusz Mazowiecki e Annalia Guglielmi

“Il 10 maggio 2012 il Parlamento Europeo ha approvato a maggioranza una risoluzione che stabilisce che il 6 marzo si celebri la Giornata dei Giusti. Con il termine di Giusti si definiscono le persone che hanno rischiato la propria vita per salvare la vita altrui e coloro che hanno difeso la dignità dell’uomo durante il totalitarismo nazista e comunista, nel corso dei genocidi e degli stermini di massa e di tutti i crimini contro l’umanità commessi nel XX secolo. L’iniziativa di celebrare la memoria dei Giusti è particolarmente importante per il nostro Paese, che ha sperimentato il terrore di entrambi i totalitarismi. Le figure di coloro che nel momento della prova non hanno esitato ad andare in soccorso di altri meritano il massimo rispetto e meritano di essere ricordate alle generazioni future.
Unendoci a questa nobile iniziativa di Gariwo desidero invitarla a far parte del Comitato Onorario per le celebrazioni della Giornata dei Giusti, il cui compito sarà diffondere attivamente questa idea in Polonia e fare il possibile per dar vita d un Giardino dei Giusti a Varsavia.

Con queste parole Tadeusz Mazowiecki, il primo premier non comunista polacco, chiudeva la lettera di invito ad entrare a far parte del Comitato d’Onore per la costruzione di un Giardino dei Giusti a Varsavia, da lui presieduto.
Il 6 marzo di quest’anno, in occasione della prima Giornata Europea dei Giusti, presiedette i lavori della prima seduta del Comitato, di cui era un sicuro ed entusiasta sostenitore, e non volle mancare neppure al concerto che si tenne la stessa sera al Castello Reale.

Certamente, il prestigio del premier ha permesso al Comitato di avere fra le sue fila alcune fra le più significative personalità del mondo politico e culturale polacco, poiché, pur essendosi da anni ritirato dalla competizione politica, rimaneva per molti un sicuro punto di riferimento e un’indiscussa autorità morale, tanto che il Presidente Komorowski lo aveva voluto al suo fianco in veste di consigliere.

Personalmente lo avevo conosciuto piuttosto bene alla fine degli anni settanta, quando era a capo della redazione di Wiez e uno dei membri più attivi dei Klub dell’Intellighenzia Cattolica. La rivista e la casa editrice CSEO avevano pubblicato molti suoi testi, particolarmente significativi perché sottolineavano l’urgenza di un lavoro educativo all’interno del laicato cattolico, e non solo, che avesse una particolare attenzione al mondo operaio.

Questo lavoro portato avanti nel tempo gli diede la possibilità e la credibilità necessarie per essere a capo della Commissione di Esperti durante gli scioperi di Danzica del 1980 e gettò le basi per un rapporto di amicizia solido e profondo con Lech Walesa.

Nel 1983 CSEO riuscì a far arrivare in Italia e a pubblicare Internato!, il suo diario dal campo di internamento, e questo consolidò ulteriormente il rapporto di cordiale amicizia che esisteva già e che non si è mai interrotto.

Durante il nostro ultimo incontro nel febbraio scorso, ricordando il ruolo importantissimo che ebbe durante gli scioperi di Danzica mi disse: “Quando venni a sapere che cosa stava accadendo a Danzica, pensai immediatamente che non potevamo lasciare soli gli operai in sciopero, per questo il 20 agosto, insieme ad altri, redassi un appello, poi sottoscritto da alcune decine di intellettuali, di sostegno agli scioperanti. Lo portai a Danzica insieme a Bronislaw Geremek. Lungo la strada dovemmo fare molti giri viziosi per seminare la macchina della polizia che ci seguiva, per questo impiegammo molto tempo e arrivammo forse il 23 o il 24 agosto, dovemmo aspettare a lungo davanti ai cancelli, poi finalmente  arrivò Walesa, che io non conoscevo. Dopo aver letto l’appello ci chiese bruscamente: 'Come pensate di poterci aiutare? Siete decisi a rimanere con noi fino alla fine, comunque vada?'. Dopo un lungo colloquio nacque l’idea di costituire una commissione di esperti, che avrebbe avuto una funzione consultiva e non operativa. Per me era molto importante che gli intellettuali non pretendessero di prendere il posto degli operai. Le trattative con il governo furono molto dure. La tensione era alta, non sapevamo come sarebbe potuta finire, che cosa avrebbe fatto la polizia, ci si poteva aspettare un attacco sovietico. Ma noi eravamo molto determinati nelle nostre richieste: creazione di un sindacato libero, scarcerazione dei prigionieri politici, libertà di parola ed anche la trasmissione per radio della Messa domenicale. Da questa determinazione è nata Solidarnosc, un grande movimento di dieci milioni di iscritti, che ha cambiato per sempre la realtà polacca in modo non violento.  È stato un momento di grande liberazione, in cui era predominante il sentimento della libertà e della responsabilità.”

La morte di Tadeusz Mazowiecki ieri mattina ha suscitato in Polonia molta emozione e molte sono state le reazioni alla notizia. Secondo il più importante quotidiano polacco, Gazeta Wyborcza, “Tadeusz Mazowiecki non era mosso da corrotte brame di potere, e probabilmente è stato il miglior primo ministro della storia polacca”.

Lech Walesa ha dichiarato: “È una notizia molto triste, davvero molto triste. È triste per me personalmente, ma anche per la Polonia. Abbiamo lavorato insieme da quel memorabile agosto 1980 fino a quando è diventato Primo Ministro. La nostra collaborazione era ideale, ed è per questo che abbiamo avuto dei risultati così importanti. Poi ci siamo un po’ allontanati, ma ho sempre pensato che sia stato il miglior Primo Ministro che ci potesse capitare, che potesse capitare alla Polonia, in quel periodo storico.”

Il presidente polacco Bronislaw Komorowski, con cui Tadeusz Mazowiecki ha collaborato strettamente fino alla fine dei suoi giorni, ha detto: “Se n’è andato un uomo che nei momenti decisivi per la Polonia ha avuto il coraggio della saggezza”. Mentre il Primo Ministro Donald Tusk ha scritto nel Libro delle Condoglianze: “Al Premier della Repubblica, al vero padre fondatore, al patrono delle grandi e nobili cause, noi giuriamo che cercheremo di portare avanti il suo lavoro.”

29 ottobre 2013

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la verità contro la menzogna del totalitarismo

Il cosiddetto dissenso nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una polis parallela basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale.  Gli esponenti di Charta ’77 in Cecoslovacchia e di Solidarnosc  in Polonia, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki
Da queste posizioni è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.

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