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Sulle ali della speranza: Il mio diario di bambina in fuga dalla Shoah

di Bruna Cases e Federica Seneghini Edizioni Piemme - Il Battello a Vapore, 2022

“Fui costretta a dire addio ai miei giochi, al mio letto, all’armadio con tutti i miei vestiti. Mi guardai in giro, avrei voluto portarmi via tutto.“

Le parole di una bambina in fuga dal male più incomprensibile.

    E’ il 1938, l’anno terribile delle leggi razziali, la piccola Bruna ha 4 anni quando tutto ha inizio.

    I suoi fratelli maggiori (tra cui il futuro critico letterario e germanista Cesare Cases) vengono espulsi dalla scuola e inizia una serie di misure che progressivamente cancellano i diritti degli ebrei.

    Per lei, che vede il mondo con gli occhi ingenui di una bambina, «essere ebrea voleva dire essere uguale agli altri bambini, solo di una religione diversa.»

    Ben presto, dovrà scontrarsi con la dura realtà.

    Nel 1940, inoltre, su Milano arrivano i bombardamenti: Mussolini ha appena dichiarato l’entrata in guerra.

    La famiglia di Bruna tenta la fuga in Svizzera; un viaggio rischioso, sia per la presenza al confine dei soldati della Zollgrenzschutz, la polizia di frontiera tedesca, e dei militi fascisti, sia perché non era scontato essere accolti: “In altre occasioni, di fronte a profughi ebrei come noi, non si erano fatti problemi a respingere le persone.”

    I primi a partire sono il papà e la nonna; poi la mamma e le sue sorelle, guidate al confine dai contrabbandieri, uomini che per denaro accompagnavano al confine profughi, ebrei e perseguitati.

    La bambina tramuta in parole tutto di quel viaggio, le emozioni che prova, il sollievo quando toccano il suolo svizzero: «Essere in terra libera, senza guerra, senza che nessuno si ammazzi l’uno con l’altro!».

    Era il 31 ottobre del 1943, un giovedì. "L’Italia era occupata a nord dai Tedeschi, a sud dagli Inglesi, ma gli ultimi procedevano adagio adagio. Intanto i tedeschi maltrattavano gli ebrei; appunto noi eravamo di questi". Aveva solo nove anni la piccola Bruna quando annotava le sue impressioni, di getto, sul suo diario, ma era già una bambina matura. "L’8 settembre, con l’armistizio, sono diventata adulta. Prima mi preoccupavo solo di giocare, studiare, leggere. Poi ho visto quello che stava succedendo, mi rendevo conto dei pericoli che stavo correndo", racconta oggi Bruna Cases, che di anni ne ha 87 ed è nonna di quattro nipoti, il più piccolo ha 23 anni. Il suo diario diventato un romanzo, “Sulle ali della speranza“, edito per Piemme - Il Battello a vapore.

    Lo ha scritto con la giornalista Federica Seneghini, firma del Corriere della Sera, che porta questa storia all’attenzione del grande pubblico: l’unico diario italiano noto risalente a quell’epoca.

    Ci permette di entrare così nel mondo di una bambina che per certi versi ricorda Anna Frank, di conoscere la vita quotidiana di una famiglia ebrea degli anni Quaranta e la loro drammatica scelta di fuggire.

    Pochi fogli di un diario con la scrittura precisa di una bambina delle elementari, ma quello che testimonia è il racconto della tragedia. Sulle pagine la protagonista tiene il conto dei giorni e conserva alcuni disegni, il più significativo: un filo spinato che separa il confine italiano da quello svizzero, che rappresentano la fuga dall’Italia di una bambina di 9 anni per salvarsi dalla Shoah.

    Sulle ali della speranza racconta una tragica pagina di storia del nostro passato, ma è soprattutto un avvertimento per il presente, un richiamo al dovere e alle proprie responsabilità di uomini affinchè simili tragedie non debbano più accadere. Bruna Cases stessa dice di poter capire quello che provano i profughi di oggi che scappano dai loro Paesi. E il suo diario ci ricorda quanto sia pericoloso il sentimento dell’indifferenza: «Ecco, “memoria” significa capire che essere neutrali, di fronte all’intolleranza, è e deve essere impossibile» - scrive la Seneghini nell’introduzione - «Perché l’indifferenza di molti in quegli anni portò fatti minimi a diventare fatti atroci.»
    La preziosa testimonianza di Bruna Cases, è conservata nell’Archivio della Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano.

    Il libro è un ottimo spunto per continuare ad insegnare ai più piccoli in modo semplice e autentico l’importanza del fare memoria.


    Età di lettura: 9 anni.

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