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Al cinema "L'ultima volta che siamo stati bambini" di Claudio Bisio. C'è anche un po' di Gariwo

L'esordio da regista dell'attore. La Fondazione Gariwo è stata consulente alla sceneggiatura

È in sala “L’ultima volta che siamo stati bambini”, la prima produzione da regista di Claudio Bisio in cui Fondazione Gariwo è stata consulente alla sceneggiatura. Un esordio, quello dell’attore, doppiatore e conduttore televisivo, che si esprime in una sfida non facile: portare sul grande schermo l’omonimo libro di Fabio Bartolomei, raccontando l’orrore dell'occupazione nazista in Italia attraverso lo sguardo dell’infanzia, poggiandosi su una profonda sensibilità e al tempo stesso mantenendo toni realistici.

L'incontro con Gariwo

Tutto è nato quando nel 2019 Claudio Bisio e sua moglie Sandra Bonzi (scrittrice, giornalista e produttrice) hanno partecipato all'inaugurazione del Giardino del Giardino dei Giusti di Milano e ci hanno raccontato l'intenzione di lavorare all'adattamento cinematografico del libro di Bartolomei. Da allora c'è stato un fitto scambio di opinioni e di ragionamenti per capire come raccontare al meglio una storia così importante e delicata allo stesso tempo. Claudio (che in una scena del film fa un'apparizione davvero interessante) si è avvicinato all'argomento con molta attenzione, cercando di evitare banalità e derive favolistiche di quello che è il dramma paradigmatico del Novecento e contemporaneamente ha insistito nel mettere al centro del racconto lo sguardo leggero dei bambini. 

Abbiamo collaborato alla stesura della sceneggiatura, avvalendoci anche di un alleato formidabile come la storica Anna Foa, attenta a verificare anche i passaggi più intricati della trama e le sue corrispondenze con il rastrellamento del ghetto di Roma del 16 ottobre 1943.

Possiamo dire con orgoglio di essere stati i primi a vedere il film montato e di aver trovato in Claudio Bisio e Sandra Bonzi due preziosi alleati nella diffusione dei valori dei Giusti e della responsabilità personale davanti al male estremo. Nella sua semplicità il film è un manifesto su cosa vuol dire essere un Giusto, perché da Giusti agiscono i piccoli straordinari personaggi di questa storia.

Quindi non possiamo che invitare al cinema tutti i lettori del sito, i frequentatori dei nostri 250 giardini, gli insegnanti e gli studenti che seguono i nostri progetti educativi.

Il film

Siamo a Roma, estate 1943. Quattro bambini giocano alla guerra mentre attorno esplodono le bombe della guerra vera. Italo è il ricco figlio del Federale, Cosimo ha il papà al confino e una fame atavica, Vanda è orfana e credente, Riccardo viene da un’agiata famiglia ebrea. Sono diversi ma non lo sanno e tra loro nasce “la più grande amicizia del mondo”, impermeabile alle divisioni della Storia che insanguina l’Europa. Per loro tutto è gioco, combattono in cortile una fantasiosa guerra fatta di missioni avventurose ed eroismi, poi però fanno patti “di sputo” e non “di sangue” per paura di tagliarsi. Ma il 16 ottobre il ragazzino ebreo viene portato via dai tedeschi insieme ad oltre mille persone del Ghetto. Grazie al padre Federale di Italo, i tre amici credono di sapere dov’è e, per onorare il “patto di sputo”, decidono di partire in segreto per convincere i tedeschi a liberare il loro amico. L’ennesima missione fantasiosa entra nella realtà, i tre bambini viaggiano soli in un’Italia stremata dalla guerra, fra soldati allo sbando, disertori, truppe di tedeschi occupanti, popolazioni provate e affamate. I tre bambini non sono del tutto soli, due adulti partono a cercarli per riportarli a casa: Agnese, suora dell’orfanotrofio in cui vive Vanda, e Vittorio, fratello di Italo. Lei cristianamente odia la violenza e lui è un eroe di guerra fascista: sono diversi e, al contrario dei bambini, lo sanno benissimo infatti litigano tutto il tempo. Il doppio viaggio dei bambini e degli adulti nell’Italia lacerata dalla guerra sarà gioco e terrore, poesia fanciullesca e privazioni, scoperta della vita e rischi di morte: un’esperienza capace di imprimere il suo sigillo su tutti i personaggi coinvolti, cambiando la coscienza dei singoli e le loro relazioni. Fino al sorprendente ma in fondo purtroppo logico, finale.

Qui la nostra recensione, a cura di Francesco M. Cataluccio.

Il commento di Liliana Segre

La Senatrice a Vita Liliana Segre ha apprezzato particolarmente la pellicola, tanto da indirizzare un commovente messaggio personale al regista.

“Caro Claudio, ho molto apprezzato il tuo film perché hai saputo rendere la freschezza e l’innocenza dei bambini con un tratto talmente sensibile da offuscare la tragedia che c’è sullo sfondo. Un abbraccio, Liliana".

11 ottobre 2023

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