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25 anni fa, Piazza Tienanmen

la Cina tra arresti e movimenti di dissenso

Il Rivoltoso Sconosciuto di piazza Tienanmen

Il Rivoltoso Sconosciuto di piazza Tienanmen foto di Jeff Widener, Associated Press

Nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 i carri armati dell’esercito cinese entravano nelle strade di Pechino con l’ordine di sgomberare Piazza Tienanmen dalle migliaia di manifestanti che la occupavano da oltre un mese. Accadde tutto in poche ore. Alle 5.40 del 4 giugno la piazza era stata svuotata, la protesta repressa, il sogno di riforme e democrazia infranto.

Venticinque anni dopo, cosa è rimasto a Pechino delle dimostrazioni di Piazza Tienanmen? Il governo teme le celebrazioni per il venticinquesimo anniversario di queste proteste, e ha iniziato già da tempo a controllare web e attivisti. Impossibile parlare del 4 giugno. Almeno ufficialmente.

Da giorni infatti circolano a Pechino gli “yuan 4 giugno”, banconote con l’ideogramma della data delle proteste di Piazza Tienanmen stampato con un timbro, ideate dagli attivisti e ricercate dalla polizia, che ne ha ordinato il ritiro. Sempre in ricordo delle proteste del 1989, inoltre, è partito dal web un appello a indossare un capo nero, segno di lutto e simbolo della maglia nera indossata da Wang Dan, uno dei leader degli studenti in rivolta. Le autorità rispondono consigliando di indossare abiti chiari contro il caldo.

Il dissenso cinese non si è quindi spento nel 1989. Nonostante la crescita economica e il rafforzamento del controllo da parte del governo centrale abbiano ridotto la domanda di riforme all’interno della società, esistono ancora movimenti di protesta. A differenza di quelli del 1989, tuttavia, i dissidenti oggi hanno modificato la loro strategia: non più uno scontro frontale con il regime, ma la ramificazione interna alla popolazione di gruppi e iniziative che propongono il cambiamento. Ecco quindi comparire il Movimento dei Nuovi Cittadini, l’esplosione di organizzazioni non governative di assistenza e carità, l’affermazione di Weiquan, il gruppo di avvocati ed esperti legali che difendono i diritti civili.

La maggior parte dei giovani, tuttavia, ignora completamente l’esistenza delle proteste del 1989, e molti di quelli che ne hanno sentito parlare non conoscono le divisioni interne al partito che hanno incoraggiato le dimostrazioni o considerano le proteste un evento distante che non suscita il loro interesse. I libri di scuola non parlano del 4 giugno, e anzi è impossibile trovare questa data anche su Internet. Questo blocco viene tuttavia facilmente aggirato dagli attivisti, che sui social network si riferiscono a questa ricorrenza con il termine “35 di maggio”.

Il governo vieta ogni anno le celebrazioni per Piazza Tienanmen e usa il pugno di ferro contro gli attivisti che ricordano il 4 giugno. Il venticinquesimo anniversario delle proteste, tuttavia, ha inasprito i provvedimenti delle autorità, portando a decine di arresti di avvocati, professori, attivisti e blogger. Il caso che ha fatto più scalpore, oltre a quello della giornalista Gao Yu - arrestata per aver “diffuso segreti di Stato” - è stata la detenzione, con l’accusa di “seminare disordini”, di quattro persone la cui unica colpa era stata quella di aver partecipato, il 3 maggio scorso, a un seminario (privato) in ricordo di Piazza Tienanmen.  A questo si aggiunge la costante vigilanza delle forze dell’ordine sulle case dei familiari degli attivisti, il controllo delle comunicazioni, le restrizioni imposte ai dissidenti - come Ding Zilin, fondatrice e portavoce delle Madri di Tienanmen, oggi agli arresti domiciliari.

Il regime ha paura di questo anniversario, e questo giro di vite sul dissenso ne è la dimostrazione. Le richieste dei giovani del 1989 - lotta alla corruzione, più democrazia, più diritti umani, maggiore partecipazione pubblica e più trasparenza - non sono state ancora soddisfatte. Ecco quindi perché cercare di cancellare la memoria, tentando di soffocare la domanda di libertà del popolo cinese.

Il ricordo di Tiananmen sarà affidato a Hong Kong, che si illuminerà con migliaia di candele nel parco Vittoria. Esuli e democratici insieme per ricordare che, venticinque anni dopo, "la luce delle coscienze rimane accesa".

3 giugno 2014

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