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La Germania si avvia a bandire i Lupi Grigi (e attacca Erdogan)

di Simone Zoppellaro

DA STOCCARDA – Il più grande movimento di estrema destra presente oggi in Germania, cosa assai poco nota, poco o nulla ha a che fare con i movimenti che si richiamano, più o meno direttamente, al passato nazista o al nuovo nazionalismo tedesco. Forti dei loro 20.000 membri sul territorio tedesco, secondo i dati dei servizi di sicurezza di Berlino, questo triste primato spetta ai Lupi Grigi, movimento turco nato negli anni sessanta su iniziativa del colonnello Alparslan Türkeş.

Promotori di un’ideologia neofascista e razzista che affonda le sue radici nel panturchismo, si sono resi responsabili di assassinii, minacce e violenze, in Turchia e non solo, contro armeni, greci, curdi, aleviti e comunisti. Fortemente antisemiti, sono usciti alla ribalta internazionale quando, nel 1981, un loro membro, Mehmet Ali Ağca, attentò alla vita di Giovanni Paolo II. In Turchia, i Lupi Grigi sono organizzati come ramo del Partito del Movimento Nazionalista di estrema destra (MHP), fedele alleato politico del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo di Erdoğan (AKP). E la Germania teme oggi la loro influenza, promossa naturalmente anche dal governo di Ankara. Importante ricordare come loro minacce, di recente, abbiano investito anche gli armeni francesi e tedeschi, già scossi dall’aggressione turca e azera al Karabakh.

Una mozione di ieri del Bundestag ne chiede ufficialmente la messa al bando dal territorio tedesco, su esempio di quanto fatto di recente dalla Francia di Macron. Le minacce di Erdoğan all’Europa e alla Germania, che il presidente turco ha di recente accusato di trattare la propria minoranza musulmana al pari degli ebrei in epoca nazista, si fa oggi assai concreta, in una miscela tossica di fondamentalismo islamico, ultranazionalismo e ambizioni espansionistiche, di cui abbiamo visto le tragiche conseguenze dalla Siria alla Libia, fino al Karabakh.

Un pericolo, cosa assai significativa, che è stato denunciato con grande determinazione (e competenza) proprio da politici di origine turca, che si sono fatti promotori della mozione. Fra loro, l'ex leader dei Verdi, Cem Özdemir, di origine turca, che negli anni è stato impegnato sul fronte di quattro genocidi: Shoah (ha vinto importanti premi per il suo impegno per la memoria e contro l’antisemitismo), genocidio armeno (è stato a Yerevan nel 2015, anno del centenario, ed è uno degli autori della risoluzione al Bundestag), yazida (è stato in missione nel Kurdistan iracheno promuovendo progetti in Germania per i sopravvissuti) e circasso (ha spesso promosso questo tema, ed è lui stesso parte di questa minoranza perseguitata e troppo spesso dimenticata). Un impegno enorme pagato con minacce di morte terribili, e anche un’aggressione subita a casa sua, a Stoccarda. Da ricordare anche Sevim Dağdelen, di origine curdo-alevita, che è finita spesso bersaglio dei sostenitori di Erdoğan, che hanno cercato di danneggiare la sua carriera politica e sindacale.

Mentre l’Austria, dopo l’attentato a Vienna, si avvia istituire il reato di islam politico, mentre la Francia e la Germania colpiscono i Lupi Grigi (e di conseguenza Erdoğan), nulla sembra ancora muoversi in Italia, dove questo pericolo – uno dei maggiori del nostro tempo – è ancora largamente ignorato dalla politica. A tutto danno, sia detto per inciso, anche dei tanti, tantissimi cittadini di origine musulmana laici o che nulla hanno a che fare con la violenza promossa dal governo turco. Perché chiudere gli occhi nei confronti di chi promuove la violenza nei confronti di armeni, ebrei e curdi, fra gli altri, non significa favorire la convivenza e la tolleranza. Al contrario, significa promuovere l’islamofobia, fare un favore ai movimenti razzisti nostrani che hanno mire, come ricordato ieri al Bundestag da Cem Özdemir, a tratti non dissimili da quelle dell’autocrate turco.

Perché lo scontro che si profila oggi, come si vede in Germania, non è quello fra civiltà opposte e inconciliabili. È fra chi, in ogni paese e contesto, crede nella convivenza e chi invece la ostacola; fra chi, partendo da un’identità plurale e inclusiva e dall’universalità della memoria della Shoah e di tutti i genocidi, si assume una responsabilità verso le minoranze, opponendosi a chi, ieri come oggi, mira a un esclusivismo etnico o religioso. La pace e la convivenza non sono un hashtag, come avviene fin troppo spesso da noi, un’operazione di facciata da promuovere senza voler vedere e affrontare la realtà di oggi. Che è dura e complessa, fatta di lacrime e sangue.

L’esempio della Germania, che parte proprio da cittadini di origine turca, dovrebbe far riflettere molti, in un’Italia dove l’influenza di Erdoğan è ampia, diffusa e incontrastata, anche nelle leve del potere economico e politico.

Simone Zoppellaro, giornalista

Analisi di Simone Zoppellaro, giornalista

19 novembre 2020

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