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L'arte della Shoah

mostra in Germania

Nelly Toll con il marito Herb Toll nella loro casa in New Jersey, davanti a un quadro recente di lei

Nelly Toll con il marito Herb Toll nella loro casa in New Jersey, davanti a un quadro recente di lei Jessica Kourkounis per il New York Times

Il 25 gennaio Angela Merkel ha inaugurato la mostra Arte e Olocausto organizzata a Berlino da Yad Vashem, che si concluderà il prossimo 3 aprile. L'occasione è il cinquantenario del ristabilirsi delle relazioni tra gli ebrei, che finalmente il 25 gennaio 1966 avevano il loro Stato, e la Germania dal cupo passato hitleriano. 

Ospite d'onore era Nelly Toll, l'unica dei cento artisti in mostra a essere ancora in vita, che si è recata appositamente a Berlino dagli Stati Uniti dove risiede. Nascosta con la madre presso una famiglia polacca durante la seconda guerra mondiale, Nelly è autrice di alcuni sorprendenti acquerelli raffiguranti una Cenerentola  che, invece di sposare il principe, viene invitata da una potente principessa ad ascoltare, nel palazzo reale, la musica di una grande pianista - una trasposizione artistica delle fiabe russe e di sua madre Rozia. 

Toll si è detta felice di vedere la dimostrazione che Hitler non è riuscito "a uccidere lo spirito" del popolo ebraico e ha raccontato che le piace ancora dipingere, ma che la persona che era stata durante la guerra era come una "differente versione" di lei.  

Le opere in mostra in totale sono un centinaio, una per artista perseguitato. 50 di questi autori sono stati uccisi dai nazisti. I disegni sono stati eseguiti clandestinamente nei lager, nei ghetti o nei rifugi dove i loro autori cercavano di sfuggire all'orrore. Alcuni di loro avevano apposto in qualche punto delle loro opere una piccola "V" di vittoria, sognando o preconizzando la Liberazione. 

Non bisogna dimenticare che un tema caldo nelle relazioni israelo-tedesche è attualmente la restituzione dei beni sottratti dai nazisti agli ebrei durante la guerra, beni che comprendono anche collezioni d'arte di enorme valore. Israele è preoccupato, dice il New York Times, che la Germania non sia in grado di portare a termine tutte le restituzioni e, in generale, di finire di rendere giustizia per i crimini nazisti

Le relazioni tra Germania e Israele non sono mai state facili. Nei primi anni '50, fu Ben Gurion a convincere i suoi concittadini a ristabilire i legami con Berlino, mentre le piazze delle città israeliane erano occupate da manifestazioni a volte tumultuose contro questa possibilità. Una minuta di una seduta parlamentare dell'epoca in Israele è stata trascritta dal Giusto fra le nazioni tedesco Armin T. Wegner, la cui storia, compresi gli interventi sulla difficile riconciliazione dopo la "calamità" che aveva colpito la Germania - così considerava l'Olocausto - è narrata nel libro di Gabriele Nissim La lettera a Hitler.

Nel 1958 i tedeschi si sentirono feriti dal fatto che il primo Giusto fra le nazioni tedesco nominato da Yad Vashem fosse stato una prostituta, Hedwig Porschütz, che aveva approfittato del bisogno di anonimato dei propri clienti per nascondere alcuni ebrei. Quando Yad Vashem citò tra le ragioni del riconoscimento "l'alto livello civile e morale", Konrad Adenauer iniziò una sorta di duello diplomatico con Israele che si sarebbe protratto per diversi mesi. 

L'emergenza attuale è l'immigrazione in Germania di molte persone proveniente da Paesi "dove l'odio per gli ebrei e Israele è particolarmente acceso", ha sottolineato Angela Merkel, che ha voluto così stendere un braccio ai rappresentanti delle comunità ebraiche del Paese. I quali sono anche preoccupati dalle derive xenofobe dei movimenti come Afd, un partito di estrema destra che ha superato ampiamente il 10% in alcune elezioni locali, e Pegida, i cosiddetti "patrioti europei contro l'islamizzazione dell'occidente", che usano nella loro propaganda alcuni termini come Lügenpresse, "stampa di menzogna" o Volksverräter, "traditori del popolo" che utilizzava già Hitler. E li usano nei confronti dei loro stessi concittadini che, lavorando nell'informazione, in politica o altrimenti, per loro risultano troppo permissivi a riguardo dei flussi migratori. 

Carolina Figini, Redazione Gariwo

26 gennaio 2016

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L'arte della Shoah

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