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​Jan Palach non è per tutti

un appello dal Giardino dei Giusti di Praga

A poco più di due settimane dal cinquantesimo anniversario dell'immolazione di Jan Palach, il quotidiano La Repubblica ha riportato la notizia della "provocazione sovranista a Verona: un concerto nazirock per Jan Palach". Durante l’evento, organizzato per il 19 gennaio dall'associazione culturale Nomos, si esibiranno tre gruppi musicali vicini all'estrema destra. L'iniziativa ha ricevuto il patrocinio dalla Provincia di Verona, ed è stata presentata alla stampa dal consigliere comunale Andrea Bacciga, già tristemente noto per le sue posizioni estremiste e per aver fatto il saluto romano alle femministe di Non Una di Meno che protestavano contro gli attacchi al diritto all'aborto. Gesto tra l'altro pure rivendicato.

Già da quel lontano 16 gennaio 1969, quando scelse il gesto estremo di trasformare se stesso in una torcia umana nel disperato tentativo di risvegliare le coscienze dei cittadini cecoslovacchi che, cinque mesi prima, avevano visto le loro speranze riposte nella Primavera di Praga sgretolarsi tra i cingoli dei carri armati sovietici, la figura di Jan Palach è sempre stata strumentalizzata per fini politici.

La contraddizione insita nell'appropriazione indebita di un simbolo di libertà e democrazia da parte di forze vicine all'estrema destra è ben espressa nella dichiarazione ufficiale del Consiglio degli studenti di quella stessa Facoltà di Lettere e Filosofia di Praga:

"Il gesto radicale di Jan Palach, studente della Facoltà di Lettere e Filosofia, è stato motivato da un desiderio di democratizzazione e umanità. I movimenti identitari e gli altri gruppi dell’estrema destra interpretano erroneamente, con la loro stessa esistenza, l’eredità morale di Palach. È pertanto inconcepibile e del tutto deprecabile che Palach venga celebrato da tali movimenti. La storia italiana è segnata dall'epoca del fascismo, tuttavia l'Italia di oggi si regge sui valori della democrazia, della libertà umana e dell'uguaglianza, dunque su valori totalmente inconciliabili con il movimento fascista."

Con il suo sacrificio, infatti, Jan Palach applica tragicamente anzitutto quel "potere dei senza potere", di cui avrebbe parlato Václav Havel, per esprimere un desiderio apolitico di libertà e democrazia assolutamente opposto e contrario a tutti quei totalitarismi, quale che sia la loro casacca, che annientano la libertà individuale e le speranze dell'essere umano soffocandone il diritto alla felicità. Chi, dunque, cerca oggi ispirazione in quegli stessi totalitarismi, ancorché riverniciati alla bisogna e raffazzonati alla bell'e meglio, non può e non deve fare di Jan Palach un suo punto di riferimento e deve astenersi dal cercare di fare di uno dei simboli più forti della Primavera di Praga uno strumento per "riciclare e sdoganare" idee e ideologie già ampiamente condannate dalla Storia.

Questo stravolgimento, inoltre, è ancora più grave in Italia dove, a solo un anno dalla sua immolazione, il 18 gennaio 1970, venne eretto il primo monumento estero in memoria di Jan Palach, grazie all'iniziativa di Clelio Darida, allora sindaco di Roma, che aveva personalmente partecipato al funerale del giovane rimanendone profondamente toccato.

Se in tutto ciò può essere trovato qualcosa di positivo, allora certamente è appurare quanto ancora oggi, a mezzo secolo di distanza, il gesto estremo del giovane Jan Palach rimanga carico di forza morale e attrattiva politica, riuscendo a esercitare la propria influenza e fascino anche su coloro che, paradossalmente, promuovono un ritorno a quel passato storico che lo stesso Palach avrebbe voluto vedere chiuso e superato. Ancora una volta l'ennesima conferma della potenza morale ed etica dei Giusti che, sacrificando se stessi per un bene superiore, lasciano nelle nostre società una traccia indelebile la cui luce ci è sempre di guida nei tempi bui e incerti.

Come Giardino dei Giusti di Praga ci opponiamo quindi con forza e risoluzione a questa riprovevole strumentalizzazione dell'eredità morale del giovane Palach e aderiamo con convinzione alla dichiarazione ufficiale di protesta del Consiglio degli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Carlo IV di Praga e alla relativa petizione. La dichiarazione, inviata alla stampa italiana e ceca, alle ambasciate dei due Paesi e alle autorità italiane interessate, è già stata ripresa dal VeronaSera, dall'Arena di Verona e dal Secolo Trentino, oltre che dalla stampa nazionale. Dell'affaire veronese hanno scritto infatti la rivista Vita e i quotidiani La RepubblicaCorriere. Su quest'ultimo, Paolo Mieli parla della "memoria che dà fastidio nell'Europa Orientale", tracciando un parallelo con la rimozione a Budapest della statua di Imre Nagy, anch'esso protagonista di un'altra invasione sovietica, quella in Ungheria nel 1956.

Invitiamo dunque tutti coloro cui stanno a cuore la memoria dei Giusti dell'Umanità, quale Jan Palach decisamente era, a far sentire la propria voce contro questo inaccettabile abuso della sua memoria e ad aderire all'iniziativa firmando e diffondendo questa petizione online con cui si chiede la cancellazione di qualsiasi riferimento a Jan Palach dal concerto in programma.

Andreas Pieralli, Giardino dei Giusti di Praga

7 gennaio 2019

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Dissenso nell'Europa dell'Est

la verità contro la menzogna del totalitarismo

Il cosiddetto dissenso nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una polis parallela basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale.  Gli esponenti di Charta ’77 in Cecoslovacchia e di Solidarnosc  in Polonia, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki
Da queste posizioni è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.

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Josef Zverina

Teologo di "Charta '77"