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La storia di Witold Pilecki

di Ewa Wierzynska

Witold Pilecki con la divisa miitare e nel campo di concentramento di Auschwitz

Witold Pilecki con la divisa miitare e nel campo di concentramento di Auschwitz

"Ho cercato di vivere in modo da poter essere felice, piuttosto che avere rimpianti nell'ora della mia morte”

Quando nel settembre 1940 il tenente di cavalleria Witold Pilecki si fa volontariamente arrestare, come fosse per caso, durante una retata della Gestapo a Varsavia, Auschwitz non è ancora sinonimo di terrore. Si sa solamente che vi sono stati deportati degli importanti membri dell'organizzazione Armata Clandestina Polacca (ACP), di cui Pilecki è membro.

Il fatto che non si abbiano testimonianze da parte dei prigionieri del campo di concentramento è allarmante. Pilecki è incaricato dai suoi superiori di introdursi ad Auschwitz e raccogliere le informazioni su ciò che avviene al suo interno per organizzare una Resistenza. Questa opposizione armata è ovviamente al comando dell’ACP e vede Pilecki impegnato con determinazione, intelligenza e grande coraggio. Organizza una rete clandestina già dal 1942, formata in cosiddette “cinquine” – cellule da cinque infiltrati da lui stesso selezionati personalmente e poi successivamente approvate dai suoi collaboratori. Witold Pilecki riesce in questo modo ad “arruolare” centinaia di prigionieri mentre il campo di concentramento si evolve e si trasforma in una vera e propria fabbrica della morte.

Durante i 2 anni e 9 mesi di prigionia Pilecki redige rapporti indirizzati ai vertici dell'Armata Nazionale (Armia Krajowa - AK) a Varsavia, grazie ad una efficace rete interna ed esterna. Tuttavia, nonostante il suo preciso dossier i detenuti di Auschwitz non vengono salvati perché l’Armata Nazionale non è in grado di organizzare la liberazione di migliaia di persone. Inoltre, si teme la rappresaglia tedesca sugli abitanti della stessa città di Oświęcim (in tedesco Auschwitz).

Successivamente, Pilecki evade rocambolescamente dal campo insieme a due compagni, sapendo che nessuno all’interno di Auschwitz verrà sacrificato per la loro fuga. Tornato a Varsavia si occupa dell’organizzazione clandestina “NIE” pronta alla controffensiva in caso di occupazione sovietica della Polonia. Combatte anche durante l’Insurrezione di Varsavia del 1944 e viene di nuovo imprigionato dai tedeschi fino alla fine della guerra. Infine, si reca in Italia per unirsi al 2° Corpo d’Armata Polacco.

Il famoso "Report di Witold" del 1945 descrive la realtà di Auschwitz in modo dettagliato e preciso che fa del suo documento una fonte storica preziosa, da esso traspare anche di cosa è capace il sistema totalitario nei confronti degli esseri umani. Cerca anche di rispondere all’interrogativo sempre più attuale e cruciale se sia possibile preservare una forma di umanità in un luogo di morte come il campo di sterminio.

Il lettore moderno che si documenta sulla relazione di Pilecki è chiamato a riflettere sui fatti e sulle informazioni raccolte, sul fatto che il soldato abbia conservato la sua integrità di essere umano ad Auschwitz. I valori etici sono sempre al primo posto per Pilecki, anche durante il processo-farsa dei "nemici del popolo" del 1947, dove è accusato di tradimento e giustiziato nella prigione in via Rakowiecka di Varsavia e sepolto in una fossa comune il 25 maggio 1948.

Ma chi era Witold Pilecki prima di diventare un leader della resistenza? Nasce nel 1901 a Oloniec, in una famiglia di cinque figli, alla periferia dell'Impero russo, discendente di personaggi che hanno preso parte alla Rivolta di 1863. La sua famiglia è successivamente stata espropriata dei propri beni e forzatamente trasferita in Siberia. Trascorre la seconda parte dell’infanzia a Vilnius (Lituania) e Mohylev (Bielorussia) e da scout acquisisce una grande forza fisica e morale. Nel 1918 è in prima linea a difesa della città di Vilnius e due anni dopo in qualità di ufficiale combatte nella guerra polacco-bolscevica, nella battaglia di Varsavia. 

Amante dell'arte, studia brevemente presso la Facoltà di Belle Arti dell’Università. Purtroppo, la situazione economica lo costringe a rinunciare agli studi per dedicarsi alla tenuta di Sukurcze di Lida come esperto agricoltore. Si sposa con l'insegnante Maria Ostrowska nel 1931 e da quel momento Witold vive un periodo di serenità anche grazie alla nascita dei figli Andrzej e Zofia. Dal punto di vista professionale questa fase è ricca di novità e soddisfazioni: fonda un circolo agricolo, dirige un’unità di vigili del fuoco e contemporaneamente dipinge e scrive le poesie.

La famiglia di Witold – volontario di Auschwitz per documentare alle potenze alleate - dovrà aspettare il 1990 per la riabilitazione della sua memoria.

Il valore di Pilecki non viene infatti riconosciuto nel 1956, come accade per molti soldati dell’AK, a cui anche lui apparteneva. La verità sul suo operato emerge solo sedici anni più tardi grazie al presidente Lech Kaczyński che gli conferisce postumo l'Ordine dell'Aquila Bianca - la più alta onoreficenza polacca. Da allora, è l’eroe ispiratore di libri, film, canzoni e poesie, a cui sono innalzati monumenti in Polonia e all’estero.

La storia del Capitano Pilecki non cessa ancora di sorprendere: nell'URSS del dopoguerra è condannato da un tribunale staliniano e torturato perché riveli i nomi degli altri cospiratori mantiene fermi i propri ideali di lealtà e coraggio.

Le sue parole rivolte al colonello Ròżański sono il suo prezioso lascito all’umanità: " Punite solo me. Preferisco perdere la mia vita piuttosto che sentirmi responsabile della morte dei miei compagni".

Traduzione di Bernadeta Grochowska

Ewa Wierzynska, Senior Advisor per la Cooperazione Internazionale al museo di Storia polacca di Varsavia

Analisi di Ewa Wierzynska, Senior Advisor per la Cooperazione Internazionale al museo di Storia polacca di Varsavia

26 maggio 2020

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