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I musulmani in Ruanda, una comunità che salvò i Tutsi durante il genocidio

di Françoise Kankindi

L’Islam, sunnita, è stato introdotto in Ruanda dai commercianti musulmani dalla costa orientale dell'Africa nel XVIII secolo. Dalla sua introduzione, l'Islam è stata una minoranza rispetto alla religione cattolica maggioritaria introdotta durante il periodo coloniale.

Durante il genocidio dei Tutsi in Ruanda, l'Islam non è stato tra gli obiettivi del genocidio, per cui i musulmani hanno potuto tenersi lontano dai massacri proteggendo i Tutsi della loro comunità. Infatti il posto più sicuro a Kigali durante il genocidio fu Biryogo, il luogo dove si riunì la maggior parte dei musulmani.

Quando i genocidari Hutu invasero il loro quartiere Nyamirambo, gli Hutu musulmani si rifiutarono di collaborare dicendo di dare più importanza alla loro religione che alla loro etnia. Gli Hutu musulmani non salvarono soltanto la vita dei Tutsi musulmani, ma anche quella di migliaia di Tutsi cristiani.

L’Imam di Kigali ha chiesto pubblicamente di fermare i massacri e vietò ufficialmente alla comunità di partecipare al genocidio. Ovviamente non sono mancati alcuni incidenti in cui i Tutsi sono stati massacrati - in particolare l’attacco alla Grande Moschea di Nyamirambo, dove centinaia di musulmani si erano rifugiati. Qui inizialmente i profughi Hutu e Tutsi hanno resistito agli interahamwe lanciando pietre e frecce, ma quando la milizia Hutu ha attaccato con armi da fuoco è riuscita a entrare nella moschea e ha massacrato i profughi Tutsi.

In alcuni casi, gli Hutu avevano paura di cercare i Tutsi musulmani convinti che i musulmani e le loro moschee fossero protetti da una potente forza musulmana, amajini. Ad esempio, a Cyangungu, la moschea è stata bruciata ma gli aggressori sono fuggiti invece di distruggerla completamente con i musulmani dentro, poiché credevano che fosse pieno di jini. Quando un Hutu musulmano cadeva nella follia genocida, cercando di uccidere qualcuno, il resto della sua comunità gli chiedeva prima di prendere il Corano in mano e di giurare di rinunciare alla sua fede. Visto che nessun musulmano oserebbe violare il libro sacro, la maggioranza non partecipò ai massacri e per questo molti Tutsi si salvarono.

Tuttavia non mancano delle eccezioni. Il più famoso fu Hassan Ngeze, considerato una delle menti dell’ideologia anti-Tutsi, grande propagandista autore dei dieci comandamenti dell’umuhutu . L’altro è Yussuf Munyakazi, autoproclamato imam, condannato con l’accusa di genocidio dal Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda per il suo coinvolgimento nell'omicidio di migliaia di Tutsi nella Chiesa cattolica.

Dopo il genocidio, il Ruanda ha concesso all'Islam gli stessi diritti e libertà al cristianesimo e il presidente Paul Kagame ha ringraziato la Comunità Musulmana per la sua condotta esemplare nell’opporsi ai massacri salvando tanti Tutsi durante il genocidio del 1994.

Françoise Kankindi, Bene Rwanda

Analisi di Françoise Kankindi, Bene Rwanda

3 marzo 2017

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Ruanda 1994

lo sterminio dei tutsi e degli hutu moderati

Dal 6 aprile al 16 luglio 1994 si compie in Ruanda, piccolo Stato dell’Africa centrale, nella regione dei Grandi Laghi, il genocidio dei tutsi e degli hutu moderati per mano degli ultrà dell’Hutu Power e dei membri dell’Akazu.
La regione Ruanda-Burundi, esplorata a fine ‘800 dai tedeschi, viene affidata con mandato della Società delle Nazioni, nel 1924, al Belgio. Forti delle teorie fisiognomiche ottocentesche, i belgi si appoggiano, nello sfruttamento coloniale, all’etnia tutsi, che si era conquistata la corona intorno al XVI secolo, unificando il Paese e instaurando un regime monarchico di tipo feudale, sottomettendo gli hutu e i twa. Nel 1933 i belgi inseriranno l’etnia di appartenenza (hutu e tutsi)  sui documenti di identità ruandesi.

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Ruanda. Memorie di un genocidio

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l'albergatore che salvò in Ruanda milleduecento persone dal genocidio dei tutsi