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Dal nuovo Giardino dei Giusti ad Halabja, un messaggio per la prevenzione dei genocidi

di Gabriele Nissim

Gariwo ha inaugurato ad Halabja il primo Giardino dei Giusti in Iraq. Il 18 ottobre 2022 si è tenuta la cerimonia d’inaugurazione insieme alle istituzioni locali, all’università e alla rete delle associazioni curdo-irachene. Il Giardino è al centro di Green Halabja, un progetto internazionale per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici nella regione.
All'indomani dell'inaugurazione, l’Università di Halabja ha ospitato un convegno sul rapporto tra ambiente e prevenzione dei genocidi. Di seguito pubblichiamo l'intervento del presidente di Gariwo Gabriele Nissim in questa occasione.

Prima di tutto vorrei ringraziare i professori Karwan Ali e Awara Hussein Ahmed, il presidente Qayssar Ahmed, il presidente Alberto Sanna, il governatorato e l’università di Halabja per questa grande iniziativa.
È molto importate che da Halabja venga lanciato un messaggio al mondo intero per la prevenzione dei genocidi.

In questo luogo, si è consumato uno dei crimini più efferati nei confronti della popolazione curda, che non dovremmo mai dimenticare. Purtroppo questa immane tragedia ancora oggi non viene raccontata nel mondo e l’opinione pubblica non è consapevole di cosa significhi morire sotto l’effetto delle armi chimiche.

Questa storia dovrebbe essere raccontata nelle scuole di tutto il mondo, insieme a quella del genocidio degli ebrei, degli armeni e dei ruandesi, perché rappresenta una delle pagine più orribili della storia del Novecento. Molti preferiscono non parlarne, come fosse una vicenda che non li riguardasse. Questo silenzio rappresenta una pericolosa forma di negazionismo. 

Il negazionismo che vuole eliminare le tracce di un crimine, come insegna Primo Levi nei suoi racconti sul genocidio degli ebrei, non è solo il desiderio dei carnefici, ma anche degli indifferenti che vorrebbero rimuovere le responsabilità. Il silenzio serve a molti per voltare la testa dall’altra parte, perché fa molto comodo non parlare dei genocidi; significa lanciare un messaggio pericoloso e subdolo: la comunità internazionale non dovrebbe mai occuparsene, perché altri sono i problemi del mondo.

Noi invece abbiamo il compito di spiegare che, dopo quello che è successo agli ebrei, ai curdi e agli armeni, dovrebbe esistere un nuovo comandamento per tutta l’umanità: non commettere mai più un genocidio in ogni parte del mondo. Questo imperativo morale dovrebbe diventare il compito fondamentale della politica internazionale. La difesa della vita e del diritto all’esistenza per ogni minoranza dovrebbe essere la legge morale più importante da applicare, perché ogni crimine contro una popolazione impoverisce la ricchezza della pluralità umana. È come se in un'orchestra fosse impedito a uno strumento di suonare. Tutta la musica perderebbe la sua bellezza e ricchezza.

Per questo motivo, quando un crimine politico colpisce una minoranza è sempre il mondo nella sua totalità che perde un pezzo della sua anima.

Dobbiamo, inoltre, raccontare le modalità del genocidio dei curdi per impedire che nel futuro siano usate nuovamente delle armi chimiche contro una popolazione inerme. Dobbiamo chiedere alla comunità internazionale di proibire la produzione di queste armi, perché esiste sempre il pericolo che qualche nuovo dittatore sulla faccia della terra emuli Saddam Hussein e voglia colpire con questi mezzi micidiali la popolazione. Come osserva Papa Francesco, fino a quando esisteranno fabbriche di armi chimiche ci sarà sempre il pericolo che possano venire usate in un nuovo conflitto.

È questa la grande lezione che oggi i curdi, minacciati nella loro esistenza in tanti Paesi, danno al mondo intero. Vi vorrei ringraziare a nome dell’Europa e dell’Italia per la costruzione del Giardino dei Giusti.
Non avete ricordato soltanto le figure morali del vostro Paese, ma i Giusti di tutto il mondo
che si sono battuti contro i genocidi di ieri e di oggi. I Giardini dei Giusti non sono soltanto un luogo simbolico, ma lo strumento culturale che deve servire a tutta l’umanità per denunciare e prevenire ogni genocidio.

Nel vostro Giardino avete ricordato un uomo straordinario: il giurista ebreo polacco Raphael Lemkin. Egli è stato l’artefice della Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione dei genocidi votata nel 1948. Lemkin aveva maturato un grande sogno, dopo essere stato testimone del genocidio degli armeni e degli ebrei. Che ci fosse un'unità di tutta la comunità internazionale per prevenire l’odio e ogni forma di prevaricazione che potesse portare a un genocidio. Egli immaginava "un poliziotto internazionale" che intervenisse ogni volta che si stesse compiendo un crimine contro un popolo o una minoranza. Ci doveva essere una legge internazionale a cui ogni perseguitato potesse ricorrere quando si trovava in pericolo.

Ebbene, noi di Gariwo con la costruzione dei Giardini nel mondo ci siamo impegnati a realizzare questo sogno. Sappiamo che è un cammino lungo e, forse, un percorso che non avrà mai fine. Ma oggi vi vorrei comunicare la mia grande felicità perché ad Halabja avete costruito con il vostro Giardino un nuovo mattone di questo progetto.

Dal vostro Giardino e dalla vostra università avete trasmesso al mondo un messaggio di grande speranza per il futuro dell’umanità.

Gabriele Nissim, presidente di Gariwo

Analisi di

20 ottobre 2022

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