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Gorbaciov mi ha fatto sognare

di Antonio Ferrari

La vita di un giornalista che crede soltanto in quanto ha visto, vissuto, o comunque saputo documentare, è una vera miniera di emozioni: accese da incontri, passioni e ammirazione. Uno dei momenti più indimenticabili, anzi tanti momenti indimenticabili me li ha donati il Grandissimo Mikhail Sergeevich Gorbaciov, che ho avuto la fortuna e il privilegio di incontrare più volte nella mia vita.

Dico subito che non sono comunista, anzi sono fiero di ritenermi da sempre anticomunista, perché il comunismo vero, quello feroce nei Paesi dell’Est, l’ho conosciuto e mi fa fatto molto male. Lo conobbi grazie a una storia d’amore della mia giovinezza (ero ancora uno studente universitario) con una bella ragazza di Bratislava, Valeria Muzikova. Nella Slovacchia si respirava qualche spiraglio di libertà, grazie alle Tv che trasmettevano verità dalla confinante Vienna.

Non potete immaginare quante sofferenze ha vissuto la mia povera amica Valeria. Convocata dalla polizia, che mi accusava di essere una spia dell’Occidente, e aggredita con domande imbarazzanti e con minacce insistenti e pericolose.

Premetto tutto questo per dire che ho esultato per l’arrivo di Gorbaciov. Una ventata di aria pulita circolava nel mondo. Ho letto attentamente l’intervista al Corriere della Sera del mio Maestro e grande amico Sergio Romano, che è stato ambasciatore proprio a Mosca negli anni del cambiamento. L’ambasciatore era colpito dal cambiamento radicale, ma giustamente sottolineava nei suoi dispacci a Roma che a Gorbaciov probabilmente mancavano gli strumenti per proteggere l’economia russa.

Vero, ma più importante per me era sapere che al Cremlino c’era un vero “uomo nuovo”. Pensate che tra i miei incontro con Gorbaciov vi è anche il festival di Sanremo, dove fu ospite con la moglie Raissa. Vi chiederete perché. Eccomi pronto. Ho avuto la fortuna di cominciare la mia avventura professionale al SECOLO XIX di Genova, e l’allora direttore Piero Ottone, che poi mi volle al Corriere, dove scrivo da 58 anni. Ottone voleva che andassi al festival, dove ho vissuto un’affascinante anteprima, con attori e cantanti, tra segreti e gossip. Eravamo poco più di 10 giornalisti, nel salone del Casino’, dove allora si faceva la gara.

Ho incontrato Gorbaciov a Milano, e in tanti altri Paesi. Mi ha fatto sognare. Era la fine del comunismo che ho sempre avversato? So solo che in Italia ho votato PCI una sola volta, grazie alla stima profonda che nutrivo per Enrico Berlinguer, un vero liberale. Punto e basta.

Le miei missioni nei Paesi comunisti sono state tante. Ho intervistato il dittatore romeno Nicolae Ceausescu, ho rifiutato di pagare un’intervista all’ex presidente bulgaro Todor Zivkov. Ho amato Alexander Dubcek e tifato per Vaclav Havel. Il messaggio che ha scritto postmortem a Gorbaciov l’ex Cancelliera tedesca Angela Merkel, mi è piaciuto e mi ha fatto sorridere. Alla Stasi, rovistando tra i documenti, ho scoperto che c’erano 10 righe su di me, che avevo attraversato il Muro di Berlino, e nessuna su di lei, che veniva proprio dalla Germania comunista. Visto che di Angela sono amico, glielo chiesi, e lei rispose: “Ho sempre rispettato le regole”

Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera

Analisi di

1 settembre 2022

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