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L'eredità della grande Madre Russia

di Maria Mikaelyan

Questo articolo fa parte del dibattito promosso da Gariwo sul dialogo tra società civile ucraina e dissidenti russi. Leggi tutti gli interventi.

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Lo scorso 25 agosto Papa Francesco ha fatto un discorso che ha scosso tante persone, sia in Italia che all’estero. Ecco le parole del Pontefice: "Non dimenticate mai la vostra eredità. Voi siete i figli della grande Russia: la grande Russia dei santi, dei re, la grande Russia di Pietro I, Caterina II, quell'impero grande, colto, di grande cultura e grande umanità. Non rinunciate mai a questa eredità. Voi siete eredi della grande Madre Russia, andate avanti con essa. E grazie, grazie per il vostro modo di essere, per il vostro modo di essere russi".

Vorrei usare questo discorso come un punto di partenza per riflettere in merito all’invasione militare russa su larga scala che, da quasi 600 giorni, colpisce l’Ucraina indipendente. Cercherò di avere un atteggiamento distaccato, basato sui fatti, visto che la guerra, i massacri del popolo ucraino e altre atrocità commesse dallo Stato russo ci spingono ad essere estremamente passionali, ad esprimere le nostre emozioni in maniera più forte. Ma, questa volta, vorrei evitare di essere accusata di manipolazione emotiva, cercando di rimanere, quindi, il più oggettiva possibile.

Prima di tutto, vorrei rispondere alle parole di Papa Francesco in qualità di persona nata nella capitale della Russia (anzi, dell'URSS, per essere precisi) e in qualità di storica specializzata nel campo delle repressioni politiche sovietiche. Ringraziandoci per il nostro "modo di essere russi", il Pontefice non commette soltanto l'errore di generalizzare, ma trascura fatti storici estremamente importanti: la Russia è sempre stata e rimane fino ad oggi un paese multietnico e multiculturale. Un cittadino russo, nato sul territorio della Federazione Russa, spesso non considera se stesso come "russo", ma come "tartaro", "kabardo", "jakuto" e così via. Pure io, l'autrice di questo articolo, considero me stessa non "russa" ma “russa/armena/ebrea", proprio per la diversità delle mie origini. Ciò che abbiamo tutti in comune sono il passaporto e la lingua (che non preclude, ad ogni modo, all'utilizzo di altre lingue ancora molto diffuse sul territorio del paese). In ogni caso, non credo che il Papa ci ringraziasse così veemente per fattori linguistici e legati alla cittadinanza. Nella mia percezione, lui ringraziava i presunti "figli" e "eredi della grande Madre Russia" da un punto di vista storico-culturale, in riferimento a come le persone siano state in qualche modo influenzate dalla storia e dalla cultura russa, nel senso più ampio del termine.

Dunque, partendo da questo presupposto, vorrei esprimere una mia riflessione in merito alle parole pronunciate dal Pontefice e relative a "quell'impero grande, colto, di grande cultura e grande umanità". Molte persone nate in Russia o aventi legami familiari con essa non hanno alcuna intenzione di sentirsi fieri di questo "grande impero", che ormai da secoli opprime e massacra sia i popoli circostanti che i propri cittadini. Molte persone, me compresa, vorrebbero rinunciare all'eredità storica e culturale legata a questo impero. Non possiamo assolutamente essere fieri dello Stalinismo, con le sue purghe a grande scala, di circa 20–25 milioni di morti e sopravvissuti, anche se gravemente torturati, nei Gulag sovietici (si veda: Conquest, R., 2008 [1968], ‘The Great Terror: A Reassessment’, London: Pimlico, p. 486; Vishnevsky, A. G.,2007, “Ricordando l’anno 1937” [“Vspominaya 37-j”], in ‘Demoscop Weekly’, no. 313–314). Non possiamo essere fieri dell'Holodomor del 1932–1933, dell'edificazione del Muro di Berlino nel 1961, dell'invasione militare di Praga nel 1968, dei tanti crimini che l'URSS ha commesso non soltanto nei confronti dei suoi nemici (reali o effimeri che essi fossero), ma anche contro i propri cittadini, spesso fedeli alla loro patria sovietica.

Ora lasciamo stare i settant'anni dell'URSS e pensiamo all'Impero degli Zar: fino al 1917 i "santi" e i "re" citati da Papa Bergoglio esistevano parallelamente alle impiccagioni pubbliche dei dissidenti, alle deportazioni di massa in Siberia e ai reati della cosiddetta "Okhranka", la polizia segreta zarista. Sarebbe impensabile per noi essere fieri di questo tipo di eredità storica. Invece, proprio nel momento in cui i razzi russi piovono sulle teste della popolazione civile in Ucraina, il Pontefice si sente in dovere di suggerire alle persone come me di essere sempre fiere di tutta la "grandezza" russa, spesso costruita su sangue, lacrime e sofferenze umane. Proprio a distanza di pochi giorni dall'abbattimento dell'aereo privato con i membri del gruppo Wagner a bordo – l'ennesima esecuzione extragiudiziale autorizzata da Vladimir Putin, che si sente un vero e proprio erede della Russia assolutista imperiale – il capo della Chiesa Cattolica ci fa una lezione dell'amore verso la patria. Lo ringrazio, ma rifiuto questo momento didattico: il patriottismo indulgente non è mai stato il mio lato forte.

Ora, però, vorrei spostare il focus su ciò che rende le persone come me davvero fiere: la nostra sincera e completa solidarietà con il popolo ucraino, nonché l'aiuto continuo e concreto, mirato alla vittoria dell'Ucraina in questa guerra. Ancora prima del 24 febbraio del 2022, i membri della nostra Comunità dei Russi Liberi riconoscevano l'Ucraina come uno Stato completamente indipendente nei suoi confini stabiliti dal 1991, comprensivi, cioè, del Donbas e della Crimea. Da tempo ci sforziamo di denunciare la politica criminale del Cremlino, implementata non soltanto nei confronti dell’Ucraina, ma anche nei confronti degli altri territori ex-sovietici (come, ad esempio, nel caso dell'invasione militare della Georgia nel 2008) e dei propri cittadini "scomodi" per il regime putiniano (Anna Politkovskaya, Boris Nemcov e molti altri giornalisti e attivisti uccisi o imprigionati).

Sto raccontando le nostre battaglie non per toglierci la responsabilità o presentarci come superbi "santi e beati", ma per spiegare che cosa significhi per noi essere "Russi liberi": rifiutiamo le vesti dei generici "figli della Grande Russia", come aveva suggerito il Papa, ma crediamo di essere individui coscienti dell'eredità oscura e traumatica del nostro paese d’origine. Per tale ragione, scegliamo di non restare muti o patriotticamente orgogliosi mentre la Russia aggiunge alla propria eredità storica nuove pagine macchiate di sangue. Questo atteggiamento comporta, a nostro avviso, che le nostre origini non vengano preservate mediante l'ottusa fierezza, ma attraverso la presa di coscienza dei crimini compiuti dall’Impero zarista, dall'URSS e, in seguito, dalla Federazione Russa.

Infine, vorrei ribadire un concetto molto chiaro e semplice che, tuttavia, né Papa Bergoglio, né molti politici, pensatori e personaggi di fama internazionale riescono ancora ad afferrare nella sua pienezza: 1) l'Ucraina e il suo popolo hanno il diritto morale e legale di difendere la propria terra e la propria casa dall’attacco commesso dal presunto difensore della loro sovranità [Vedi: ‘Memorandum di Budapest sulle garanzie di sicurezza’ del 5 dicembre 1994]; 2) la vittoria dell'Ucraina in questa guerra è necessaria non soltanto per il suo popolo, ma anche per quello aggressore. Senza la sconfitta militare in Ucraina, la Federazione Russa rimarrà per decenni una dittatura fascista e una minaccia continua sia per gli altri paesi che per i propri cittadini. Dunque, la nostra Comunità continuerà ad aiutare il popolo ucraino con tutte le forze, sperando nella sua vittoria.

Cerchiamo anche di costruire un rapporto prolifico con i rappresentanti della società civile ucraina, sempre con lo scopo di avvicinare la liberazione di tutti i territori ucraini occupati sine jure dalla Federazione Russa, a partire dal 2014. Ma, al tempo stesso, saremo comprensibili e pazienti se questo rapporto non dovesse essere desiderato dai nostri vis-a-vis: durante il massacro più atroce che l'Ucraina abbia mai visto dai tempi di Babij Jar, Pogrom di Leopoli, o delle repressioni di massa sovietiche, non abbiamo nessun diritto morale ad insistere sul dialogo o sulla collaborazione. Accetteremo qualsiasi posizione della società civile ucraina nei confronti dei "Russi liberi" proprio perché portiamo rispetto al popolo che si sta dissanguando e perdendo quotidianamente i suoi giovani e i suoi anziani per colpa della Federazione Russa fascista.

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LA COMUNITA' DEI RUSSI LIBERI (di Natalya Rigvava)

La Comunità dei Russi Liberi è nata da un gruppo di attivisti che si sono conosciuti a Milano nel gennaio del 2021, in occasione delle manifestazioni a sostegno di Alexei Navalny, il leader dell’opposizione russa, arrestato e messo in carcere dopo il suo ritorno a Mosca.

Inizialmente le attività principali della Comunità erano incentrate sull'organizzazione di manifestazioni o di altre attività di attivismo politico, diretto all’espressione del proprio dissenso con la politica del Cremlino. Dal 2022, a seguito dell’invasione russa su larga scala in Ucraina, la Comunità dei Russi Liberi ha ampliato la propria attività, organizzando manifestazioni contro la guerra, anche in collaborazione con la comunità ucraina, e aiutando persone che fuggivano dalla guerra.

Ora, unitamente agli attivisti russi di altri paesi, la Comunità partecipa a numerose manifestazioni globali e progetti umanitari, come ad esempio Warm for Ukraine, iniziativa lanciata lo scorso novembre con lo scopo di raccogliere fondi per acquistare e spedire generatori elettrici in Ucraina, i quali sono diventati indispensabili dopo i bombardamenti russi. Nell’ambito del progetto sono stati raccolti oltre 7.000 euro che hanno permesso di comprare e spedire 10 generatori a famiglie ucraine in difficoltà.

La Comunità dei Russi Liberi collabora, inoltre, con molti altri gruppi e associazioni russe in tutto il mondo. I membri della Comunità hanno partecipato al Congresso di Berlino a dicembre 2022, alla Conferenza antiguerra di Riga a marzo 2023, al Congresso di Berlino ad aprile 2023 e, infine, alla Tavola rotonda “The Day After” con i deputati dell’UE a Bruxelles a giugno 2023.

La Comunità organizza anche varie attività culturali: presentazioni di libri, incontri con i leader dell’opposizione russa, performance o spettacoli per raccogliere fondi per gli ucraini, proiezione di film di registi dell'opposizione e mostre d’arte dedicate alla resistenza russa e alla guerra in Ucraina. All’inizio del 2023 su Rai3 è stato realizzato un servizio sulle attività della Comunità. Trovate la Comunità dei Russi Liberi su Facebook e Instagram.

Maria Mikaelyan

Analisi di Maria Mikaelyan, Ph.D. (Comunità dei Russi Liberi)

4 settembre 2023

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