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Distinguere tra buonismo e responsabilità

di Antonio Ferrari

Le matite alzate durante una manifestazione a Helsinki

Le matite alzate durante una manifestazione a Helsinki Foto Afp

La mia mente, il cuore, la ragione e la passione sono innervate di libertà assoluta. Ecco perchè, come giornalista e come incrollabile sostenitore dei valori europei, provo orrore per quanto è accaduto mercoledì a Parigi, con il brutale massacro dei colleghi di Charlie Hebdo. Non ci sono giustificazioni, non ci sono se e non ci sono ma. Ci può essere solo ribrezzo per la brutale crudeltà dei terroristi, che hanno massacrato persone indifese: giornalisti e disegnatori che, ogni settimana, si lanciavano in un urlo provocatorio, sempre dissacrante e spesso violento, contro tutto e contro tutti.

Il giorno dell'odioso attentato mi hanno però irritato alcuni commenti, come quello che sia quasi una colpa ritenere inopportuni, intollerabili e spesso volgari e sgradevoli i contenuti di Charlie Hebdo, e di conseguenza (è la conseguenza di questi commenti) trovare qualche giustificazione all'Islam, scivolare insomma nel buonismo. Ma per favore! Cominciamo dall'a.b.c., distinguendo tra buonismo e senso di responsabilità, di quella responsabilità che sembra un valore perduto. L'attrazione viscerale per i giudizi sommari è pericolosissima.
Un grande Paese democratico, gli Stati Uniti d'America, ferito gravemente dall'attentato alle Torri gemelle, ha reagito commettendo gravi errori, che oggi vengono apertamente riconosciuti da chi li ha commessi: la guerra all'Iraq è stata un fallimento, alimentato da disonorevoli bugie, e ora ci ha portato l'Isis, l'armata dei manigoldi di Al Baghdadi. E poi la prigione di Guantanamo è stato un grave autogol. Il presidente Barak Obama sta cercando di chiuderla, ma per ora non c'è riuscito.

Oggi il terrorismo punta sull'Europa, e bisogna reagire con dura fermezza. Siamo tutti "Charlie", allora? Personalmente faccio un distinguo: mi trovo d'accordo con il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che va all'ambasciata di Francia e dice "Siamo tutti francesi". Sono pronto a difendere il diritto di Charlie Hebdo di pubblicare ciò che vuole, ma voglio avere il diritto di dire - politicamente scorretto o corretto non mi importa nulla -, che certe intollerabili volgarità non mi piacciono. Anzi, le trovo ributtanti e offensive.

Ho sempre pensato, e nessuno mi farà cambiare idea, che la mia libertà si ferma quando mette in pericolo la libertà e la sensibilità degli altri. In poche parole, ritengo che estremizzare al massimo la provocazione (in questo caso gli insulti di carattere religioso: consiglierei chi ha la memoria corta di leggersi la Costituzione americana) sia un grave errore. E poi la satira mi deve accendere un sorriso. La vignetta che paragona il Corano alla merda non mi fa ridere. È offensiva, anzi è un conato di imbecillità. Mi infastidisce quanto leggere bestemmie o vedere immagini volgari su Gesù Cristo e sua madre Maria.

Si dirà: ma questo, per un laico, non è rilevante. No, e poi no. L'Italia sarà di sicuro meno laica della Francia, ma da noi bestemmiare pubblicamente è un reato. Vi è poi l'obbligo di non offendere la sensibilità altrui. Trascinare all'estremo, in un momento delicatissimo, la volgarità di una libera espressione è molto pericoloso. Considero lo Stato islamico di Al Baghdadi la più feroce jattura, e l'estremismo di tanti neo-terroristi europei il nemico più devastante. Se siamo onesti e realisti, dobbiamo assolutamente distinguere fra manipoli di feroci assassini e il vero Islam, che rappresenta oltre un miliardo e 300 milioni di persone. Se facessimo confusione, ascoltando i nemici della convivenza, i sostenitori del populismo di bassa lega e i nemici dell'Unione europea e dei suoi valori, ci garantiremmo una sicura patente di imbecillità. Se fossimo convinti che un miliardo e 300 milioni di persone sono nostri nemici, i quali non vedono l'ora di ammazzarci, beh, saremmo costretti a vivere per sempre con una sola compagna: la paura.

No, non è così e non può essere così. Pur colpiti dall'orrore di Parigi, dobbiamo restare freddi e respingere, con determinazione, l'onda mefitica di chi ci vorrebbe trascinare nel baratro di un conflitto di culture, anzi nel buco nero del conflitto di civiltà. Rinunciare al dialogo, abbracciare il nazionalismo o il populismo, e abbattere i ponti tra popoli e religioni sarebbe il vero crimine.

Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera

Analisi di Antonio Ferrari, editorialista del Corriere della Sera

9 gennaio 2015

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