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Szlomo Czorny (1919)

l’ebreo re degli zingari della Polonia

Originario di una piccola cittadina dei Carpazi, la sua era una famiglia ebraica profondamente religiosa. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale Szlomo studiava da rabbino a Cracovia. Fu fra i primi ebrei di questa città a venir deportato ad Auschwitz, ma nel 1942 riuscì a evadere. La sorte di quei pochissimi ebrei che riuscivano a fuggire dai lager in Polonia di solito era terribile; se non venivano arrestati subito dai tedeschi molte volte era la popolazione locale, terrorizzata e spesso plagiata dalla propaganda nazista, a ucciderli o a riconsegnarli agli assassini. Ma Czorny fu più fortunato: si imbatté in un gruppo di rom polacchi, anch’essi in fuga dai nazisti, nascosti nella foresta. 

Czorny venne adottato dal leader del gruppo, Michai, ne sposò la figlia Lada (con la quale ebbe due figli), e nel 1946, alla morte del padre adottivo, ne assunse le funzioni. Venne eletto re dei rom della Polonia meridionale nel 1958. La vita nella Polonia socialista però era molto dura, il Paese era povero e pieno di pregiudizi. Czorny trascorse quindi molti anni a organizzare, alla metà degli anni Sessanta, la rocambolesca fuga che avrebbe portato tutto il suo gruppo, 135 persone, nella Germania occidentale. 

Dopo decenni di negazioni, lo sterminio dei rom cominciava a essere preso in considerazione anche nella prassi giuridica e a venir faticosamente inserito nella legge per i risarcimenti. In questo, Czorny ebbe un ruolo molto importante. Aveva infatti trascorso anni a studiare la lingua e la legislazione tedesche proprio per capire a quale articolo fare appello e in che modo nella difesa dei diritti dei rom, di cui divenne figura simbolo in Europa.

In un’intervista rilasciata nel 1967 al «Jewish Digest» di Montreal, Czorny dichiarò: “Sì, io mi considero ebreo, prego a Shabbat e digiuno a Yom Kippur. Ma sono anche rom, sebbene, credetemi, essere tutte e due le cose insieme non è certo un letto di rose. Però questo è il mio destino e non lo voglio cambiare. Questo è il popolo che mi ha salvato e non lo abbandonerò. Salutatemi mio zio, reb Chaim Czorny, a Gerusalemme. But baxt ta sastipè! Che in lingua rom significa: “Che voi possiate essere sani e fortunati. Shalom!”.

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L’enciclopedia dei Giusti - Genocidio Rom e Sinti

durante lo sterminio del Porajmos ("Distruzione"), negli anni della Seconda guerra mondiale, ci furono persone che salvarono vite, aiutarono bambini o fecero fuggire i prigionieri

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