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Gustaw Herling 1919 - 2000

scrittore polacco che ha raccontato il GULag

Scrittore e giornalista polacco, viene arrestato nel 1939 dai sovietici, dopo la spartizione della Polonia tra Germania e URSS, mentre cerca di espatriare per andare in Francia a combattere i tedeschi. Deportato in un campo di lavoro forzato sul Mar Baltico, dopo l'attacco della Germania all'URSS è rilasciato ed entra nel Corpo dei volontari polacchi del generale Anders, con cui combatte a fianco degli inglesi, tra il 1942 e il 1944, in Africa settentrionale e in Italia, a Montecassino. Nel 1955 si stabilisce a Napoli con la seconda moglie Lidia, figlia di Benedetto Croce, dividendosi tra questa città e Parigi, dove lavora per la rivista polacca "Kultura", che aveva contribuito a fondare nel 1947, e collabora in Italia alla rivista di Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte "Tempo presente", nonché a vari quotidiani e periodici. Il suo libro sull'esperienza nel GULag Un mondo a parte, viene pubblicato a Londra in traduzione inglese nel 1951, con una prefazione di Bertrand Russell che ne rileva, oltre alla veridicità documentaria, i meriti letterari. In Francia, invece, nonostante l'apprezzamento entusiasta di Albert Camus, non trova un editore fino al 1985, e in Italia fino al 1994, se si esclude una precedente edizione pressoché clandestina, passata sotto silenzio. Come nota lo stesso Herling in una prefazione all'edizione russa (1986) del suo libro, l'establishment culturale si atteneva, prevalentemente, alla parola d'ordine di Sartre: "anche se questo è vero, di questo non bisogna parlare". Ora che è stato riscoperto se ne apprezzano anche gli altri scritti, tra i quali il Diario scritto di notte (trad. it. di brani scelti nel 1992).

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L'ardua difesa della dignità umana

nel totalitarismo comunista

Il GULag come organizzazione del sistema dei lager sovietici è stato un potente strumento di sterminio di intere categorie di cittadini nelle mani del totalitarismo comunista, in URSS dalla metà degli anni Venti e per imitazione negli altri paesi del blocco comunista, sia in Europa che in Estremo Oriente, nella seconda metà del Novecento.
Attraverso il terrore il regime ha esercitato un ferreo controllo sociale e la sottomissione completa della popolazione.
Per chi voleva opporsi non si trattava di rischiare la vita per salvare un altro essere umano, ma di salvare la propria identità anche a costo della vita. Solo così, indirettamente, altre vite sono state salvate e questa coraggiosa resistenza morale ha contribuito al disfacimento dell’impero sovietico, fino al crollo del 1989.