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Jaques Rossi 1909 - 2004

uno scrittore nel gulag

Nato in Francia, studia Belle Arti e Civiltà Orientali a Berlino, a Cambridge e alla Sorbona; in Polonia con la madre, a sedici anni è già membro del PC clandestino polacco; poliglotta (conosce una decina di lingue), viene arruolato dal Komintern, per il quale svolge alcune missioni. Dalla Spagna, dove si trova durante la guerra civile come agente di collegamento, viene richiamato a Mosca: è il 1937, l'anno della grande purga staliniana e a "Jacques il francese" vengono affibbiati dieci anni di lager per "spionaggio a favore della Francia e della Polonia". Nel 1948, invece di essere rilasciato si vedrà allungare la pena di altri 10 anni. Quei vent'anni verranno ironicamente definiti dal Rossi stesso, in un CV in inglese: "Survival studies, the GULag Archipelago: 1937-1957". Nonostante il XX Congresso del 1956, deve passare altri 4 anni relegato a Samarcanda, in Asia centrale. Con grandi difficoltà e minacciando clamorose proteste riesce a ottenere un visto per la Polonia comunista e a tornare definitivamente in Francia solo nel 1985. Gli "studi di sopravvivenza" frequentati suo malgrado gli consentono di redigere un dizionario enciclopedico di oltre 2000 schede (e migliaia di voci e accezioni): il Manuale del GULag, pubblicato in russo, a Londra, nel 1987, ma ignorato dagli editori occidentali non interessati alla documentata testimonianza. Passerà un decennio prima che in Francia (1997) lo pubblichino. Oltre al Manuel du Goulag, nel 2000 sono usciti dei racconti, tradotti anche in italiano nel 2003, un anno prima della morte: Com'era bella questa utopia. Cronache dal GULag.

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L'ardua difesa della dignità umana

nel totalitarismo comunista

Il GULag come organizzazione del sistema dei lager sovietici è stato un potente strumento di sterminio di intere categorie di cittadini nelle mani del totalitarismo comunista, in URSS dalla metà degli anni Venti e per imitazione negli altri paesi del blocco comunista, sia in Europa che in Estremo Oriente, nella seconda metà del Novecento.
Attraverso il terrore il regime ha esercitato un ferreo controllo sociale e la sottomissione completa della popolazione.
Per chi voleva opporsi non si trattava di rischiare la vita per salvare un altro essere umano, ma di salvare la propria identità anche a costo della vita. Solo così, indirettamente, altre vite sono state salvate e questa coraggiosa resistenza morale ha contribuito al disfacimento dell’impero sovietico, fino al crollo del 1989.