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Arsenij Borisovic Roginskij 1946 - 2017

studioso dei crimini stalinisti, fondatore e presidente di “Memorial”

Nato nella regione di Arcangelo (nord della Russia europea), dove il padre ingegnere era stato esiliato con la famiglia. Successivamente, ha studiato alla Facoltà di storia e filologia dell'Università di Tartu (Estonia), dove ha frequentato le lezioni del grande semiologo e storico della letteratura Jurij Michajlovič Lotman (1922-1993). Ha pubblicato Memorie di contadini tolstojani e ha svolto ricerche sul ruolo dei Decabristi in Russia nel Novecento e sulle attività dei socialisti rivoluzionari. È stato bibliografo e insegnante di grammatica e letteratura russa nella Scuola di educazione civica di Mosca.

Roginskij è stato un intellettuale di primo ordine, autore di numerosi scritti: uno dei più importanti dissidenti sovietici. Dal 1975 al 1981 ha partecipato al movimento della stampa clandestina (samizdat), curando i cinque volumi di “Pamjat' ” (Memoria), raccolte di opere storiche pubblicate dal 1978 all'estero (tamizdat) e partecipando alla redazione della Cronaca degli avvenimenti correnti. Per questo è stato arrestato nel 1981 e stato condannato a quattro anni di campo per aver falsificato documenti (si tratta di lettere con la richiesta di lavorare in archivi e biblioteche). Il suo discorso di difesa al processo è stato pubblicato dal quotidiano «Russkaja Mysl'» (Il Pensiero russo) col titolo: La posizione di uno storico in URSS. Scontata la pena, è tornato in libertà nel 1985. Nel 1992, grazie alla legge contro le repressioni patite ingiustamente, è stato completamente riabilitato.

Nel 1989 Roginskij è stato uno dei fondatori dell'Associazione "Memorial" (e dal 1998 ne è stato presidente).

“Memorial” è una rete di organizzazioni indipendenti, sparpagliate principalmente in Russia, ma anche in Ucraina, in Lettonia e in altri paesi, (Italia compresa) che opera in due settori, strettamente interconnessi: la ricerca storica e la difesa dei diritti dell’uomo (offrendo consulenze giuridiche gratuite, monitorando i luoghi di detenzione. Così Roginskij ne spiegò la filosofia e gli scopi: “Dopo il 1945, in Europa occidentale la riflessione sulla catastrofe del nazismo e della guerra ha fatto sì che i valori della democrazia, della libertà e dei diritti dell’uomo diventassero la base del viver sociale. Da noi non è avvenuto niente di simile. La catastrofe del Terrore, che è stato per la società un trauma per molti versi simile – almeno per quel che riguarda il deprezzamento della vita umana e l’offesa alla dignità, oltre che alla libertà, dell’uomo -, non è stata mai stata rielaborata, nemmeno dopo il crollo del regime sovietico. Il risultato è che la memoria storica della Russia è frammentaria, lacunosa e contraddittoria. E’ una memoria soltanto di vittime, perché non riusciamo a identificare i carnefici. Non possiamo nemmeno ricorrere allo stratagemma usato in quelle che furono le altre repubbliche dell’Unione sovietica, che scaricano tutta la responsabilità sui russi. Da noi, i “nostri” uccidevano i “nostri”: non abbiamo un altro a cui attribuire tutte le colpe. A complicar di più le cose, c’è il fatto che lo Stato criminale del Grande Terrore è lo stesso che riuscì a sconfiggere il Male assoluto hitleriano, e la vittoria sul nazismo costituisce tuttora il principale motivo d’orgoglio nazionale dei russi. La memoria della guerra, che con Putin ha ritrovato un ruolo centrale (la Russia è un paese di grandi vittorie di cui deve andar fiera, senza porsi tante domande), ha finito per marginalizzare la memoria delle repressioni, riducendola a una semplice memoria delle vittime, da onorare, certo, ma nulla di più. Come se il Terrore, che oggi nessuno nega, fosse stato una sorta di catastrofe naturale, quali le epidemie di peste nel medioevo o un terremoto, di cui nessuno può essere responsabile Viviamo in un paese che non ha tirato le conclusioni del terrore e, più in generale, di tutta l’esperienza sovietica. Ed è per questa ragione, secondo noi, che nemmeno dopo la caduta del comunismo il diritto, la libertà e la democrazia sono stati messi a fondamento del nostro viver comune. La fragilità della memoria storica rende infatti debole in Russia la coscienza civica, che ai tempi dell’Urss, con l’ausilio del terrore, era stata annientata: l’uomo comune trema davanti allo Stato, onnisciente e onnipotente, e non può certo avere un sentimento di responsabilità per quel che succede nel paese. Assumersi la responsabilità per il passato è quindi per noi il primo passo per costruire una coscienza civica. Per farlo, serve un duro lavoro quotidiano, bisogna superare il passato nel presente. Memorial cerca soltanto di dare un fondamento a questo processo, per avere una società di cittadini responsabili”.

Per la ricerca sullo stalinismo e la difesa dei diritti umani “Memorial” è stata riconosciuta a livello nazionale ed internazionale come baluardo di valori etici e morali. Ha dato un esempio di coraggio intellettuale e civile. Ha documentato, con grande professionalità e passione, i crimini di quel regime che calpestava i diritti fondamentali dei suoi cittadini. Ha portato alla luce le atrocità degli aguzzini e il destino delle loro vittime, sepolte nelle fosse comuni. Ha ricordato quegli individui, facendo in modo che la Storia non si basasse solo sul numero degli scomparsi, ma sull’identità di quelle vittime.


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L'ardua difesa della dignità umana

nel totalitarismo comunista

Il GULag come organizzazione del sistema dei lager sovietici è stato un potente strumento di sterminio di intere categorie di cittadini nelle mani del totalitarismo comunista, in URSS dalla metà degli anni Venti e per imitazione negli altri paesi del blocco comunista, sia in Europa che in Estremo Oriente, nella seconda metà del Novecento.
Attraverso il terrore il regime ha esercitato un ferreo controllo sociale e la sottomissione completa della popolazione.
Per chi voleva opporsi non si trattava di rischiare la vita per salvare un altro essere umano, ma di salvare la propria identità anche a costo della vita. Solo così, indirettamente, altre vite sono state salvate e questa coraggiosa resistenza morale ha contribuito al disfacimento dell’impero sovietico, fino al crollo del 1989.