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Jan Chryzostom Korec 1924

Vescovo della Chiesa clandestina

Nasce a Bosany, nella diocesi di Nitra il 22 gennaio 1924. Il 15 settembre 1939 entra nella Compagnia di Gesù. Dal 1944 al 1950 studia teologia e filosofia. Nel 1950, dopo l’abolizione degli ordini religiosi, viene rinchiuso in un campo di concentramento. Rilasciato per motivi di salute, lavora come operaio in un’industria chimica.

Il primo ottobre 1950 è ordinato sacerdote in segreto, e il 24 agosto 1951, a soli 27 anni, viene consacrato vescovo clandestinamente. Nella vita civile è manovale, bibliotecario, guardiano notturno. Nel 1955 i servizi segreti scoprono che è un membro della Chiesa clandestina e lo tengono sotto controllo. Nel 1960 viene condannato a 12 anni di carcere, la sentenza viene resa pubblica svelando che è un vescovo. In carcere subisce un lungo periodo di isolamento:

“Sicuramente fu questa la più terribile delle punizioni. Tuttavia la necessità rende l'uomo ingegnoso cosicché avevo trovato un sistema molto semplice per rompere l'isolamento. Immaginavo di fare gli esercizi spirituali. Mi facevo un programma giornaliero ben dettagliato e intenso. Cominciavo al mattino con una buona ora di meditazione, proprio come si faceva in convento. Quindi, la Santa Messa. (…). Dopo (…) cominciava il programma di studio: ripassavo a memoria testi di teologia e di filosofia, discutendo ad alta voce come se mi trovassi all'università, davanti ai professori (…). Arrivava la sera senza che io avessi potuto svolgere tutto il programma che mi ero fissato”. 

Dalla prigione di Valdice (Boemia del Nord) chiede più volte la riabilitazione, ma non la grazia. Scrive Non al Ministro della Giustizia: 

“Non ho ammesso né ammetterò mai di aver coscientemente commesso le infrazioni alla legge o alla Costituzione di cui sono stato accusato. Ho già esposto la mia opinione sullo svolgimento del processo e non la cambierò (…). Ho iniziato i miei 12 anni di condanna con la convinzione di essere vittima di un'aperta rappresaglia subìta in condizioni di assoluta impotenza fisica e giuridica. Con 12 anni di detenzione si puniscono solo dei criminali... con il processo che mi fu fatto si è reso un cattivo servizio alla giustizia slovacca (…). L'addebito poi di mantenermi fedele al Papa lo ritengo un onore. Questa fedeltà non ha bisogno dell'approvazione né del beneplacito di nessuno. La prigione non ha per nulla diminuito questa fedeltà”.

Viene liberato il 20 febbraio 1968 e successivamente riabilitato. Nel 1974 la sua riabilitazione è dichiarata nulla e deve scontare i quattro anni di carcere rimanenti. Rilasciato per motivi di salute, perde l'impiego di spazzino e per un certo periodo rimane disoccupato, poi lavora come scaricatore di barili in una fabbrica di prodotti chimici, dove rimane fino al 1984. Tra il 1975 e il 1979 è fermato e interrogato 15 volte. 

Negli anni ’80 tiene stretti contatti con i rappresentanti della Chiesa protestante slovacca e svolge una preziosa opera di collegamento tra i diversi ambienti del dissenso slovacco. Nell’aprile 1980 invia al Presidio dell’Assemblea Federale una lettera di protesta contro i metodi della polizia, nel 1983 firma una petizione di condanna delle repressioni contro i francescani, nel 1987 la Dichiarazione contro la deportazione degli Ebrei dalla Slovacchia. Dal 6 febbraio 1990 al 28 giugno 2005 è arcivescovo di Nitra. Papa Giovanni Paolo II lo innalza alla dignità cardinalizia il 28 giugno 1991

Chryzostom Korec, Gesù Cristo ora e sempre, San Paolo, Cinisello Balsamo, 1998
Jan Chryzostom Korec, La notte dei barbari, Piemme, Milano, 1993

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I dissidenti del totalitarismo

nei regimi comunisti dell'Europa centrale

Il cosiddetto “dissenso” nei regimi comunisti dell’Est europeo non è riducibile alla semplice connotazione di “opposizione” suggerita dalla definizione, ma deve essere considerato innanzitutto come il tentativo di costruire una “polis parallela” basata sulla responsabilità di ogni cittadino e volta a occupare gli spazi di libertà culturale, sociale e umana strappati al regime totalitario all’interno del tessuto sociale. Gli esponenti di Charta ’77 e di Solidarnosc, come Vaclav Havel, Radim Palous, Jacek Kuron, Adam Michnik, hanno sempre sottolineato che il “il potere dei senza potere” consiste nel vincere la paura attraverso la forza creata da un’assunzione collettiva di responsabilità, testimoniata dall’esortazione a “vivere la verità” in una società basata sulla menzogna. Molto spesso la loro azione di “dissenso” consisteva nel reclamare l’applicazione delle leggi, come quella sulla libertà di coscienza, e degli accordi internazionali sottoscritti dai loro Paesi, come gli Accordi di Helsinki. Da qui è nato un ampio movimento in grado di influire sui comportamenti e sulla mentalità dell’opinione pubblica, al punto che - a parte la Romania – il sistema totalitario è stato rovesciato in modo pacifico, senza spargimento di sangue, con una nuova classe dirigente riconosciuta dalla maggioranza della popolazione, pronta ad assumersi la responsabilità della cosa pubblica.