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Stanislav Evgrafovič Petrov 1939 - 1983

l'uomo che forse ha salvato il mondo

Stanislav Petrov premiato ben dopo il crollo dell'URSS

Stanislav Petrov premiato ben dopo il crollo dell'URSS (foto di Est Europa Forum)

Il 26 settembre 1983 i sistemi di rilevamento sovietici segnalarono un attacco missilistico americano in direzione della Russia. Sembrava che fossero partiti diversi razzi. Davanti agli schermi radar c'era Stanislav Petrov, incaricato per questi casi di avvisare prontamente i superiori, che avrebbero subito avviato una rappresaglia missilistica.

Si assunse lui la responsabilità

Ma l'ufficiale Petrov decise di non registrare l'apparente attacco americano, e invece di classificarlo come falso allarme. Questa era una mancanza di rispetto delle istruzioni, un diniego di servizio. La cosa migliore da fare per lui sarebbe stata riferire immediatamente i segnali ai superiori demandando a loro la responsabilità.

Tuttavia Petrov potrebbe avere preso la decisione che ha salvato il mondo. "Non c'era una regola esplicita su quanto tempo avevamo per riflettere su un segnale", spiegò Petrov anni dopo, "ma noi sapevamo che ogni momento era cruciale e che la leadership politica e militare dell'Unione Sovietica doveva essere informata immediatamente. Tutto ciò che dovevo fare era telefonare direttamente ai nostri comandanti, ma io rimasi fermo, con la sensazione di trovarmi su una padella che scottava".

Come tra un sì e un no

Il motivo è che Petrov aveva dei dubbi sui segnali visti. Un gruppo di operatori addetti ai radar satellitari non aveva visto alcun missile. Il segnale appariva inoltre troppo forte e chiaro per poter passare attraverso i 28 o 29 "checkpoint" di sicurezza previsti in caso di attacco. Petrov chiamò l'ufficiale che si trovava nei quartieri generali dell'esercito sovietico e riferì che c'era un malfunzionamento del sistema. Se non fosse stato vero, i missili sarebbero deflagrati sul territorio sovietico pochi minuti dopo.

"Dopo 23 minuti non era successo niente e mi sentii sollevato ", dichiarò Petrov, che prese la sua decisione basandosi su una probabilità del 50% che si trattasse di un falso allarme. "Forse ho deciso così perché ero l'unico ad avere una formazione civile, mentre tutti gli altri addetti erano militari abituati a impartire ed eseguire ordini", ricordò poi. Qualche giorno dopo Petrov ricevette una reprimenda, non per ciò che aveva fatto, ma per errori nel registro. Tacque per 10 anni, ma trovava vergognoso quel fallimento dei sistemi di rilevamento sovietici. Dopo il crollo dell'Unione Sovietica tuttavia la stampa scoprì la sua storia e Petrov ricevette numerosi premi internazionali. Anche se non pensava di essere un eroe. "Era il mio lavoro, ma sono stati tutti fortunati che ci fossi io di turno quella notte".

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L'ardua difesa della dignità umana

nel totalitarismo comunista

Il GULag come organizzazione del sistema dei lager sovietici è stato un potente strumento di sterminio di intere categorie di cittadini nelle mani del totalitarismo comunista, in URSS dalla metà degli anni Venti e per imitazione negli altri paesi del blocco comunista, sia in Europa che in Estremo Oriente, nella seconda metà del Novecento.
Attraverso il terrore il regime ha esercitato un ferreo controllo sociale e la sottomissione completa della popolazione.
Per chi voleva opporsi non si trattava di rischiare la vita per salvare un altro essere umano, ma di salvare la propria identità anche a costo della vita. Solo così, indirettamente, altre vite sono state salvate e questa coraggiosa resistenza morale ha contribuito al disfacimento dell’impero sovietico, fino al crollo del 1989.